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lunedì 23 maggio 2016

I matti siamo noi quando nessuno ci capisce

Ieri pomeriggio sono andata al cinema a vedere La pazza gioia (qui il trailer), diretto da Paolo Virzì e sceneggiato da lui stesso assieme alla collega Francesca Archibugi. Che dire? Considerato che degli ultimi cinque film di Virzì quattro mi sono piaciuti molto se non moltissimo – fa eccezione La prima cosa bella, che all'epoca non mi fece impazzire, ma magari se lo rivedessi oggi mi ricrederei – a questo punto il cineasta livornese si può considerare a buon diritto il mio regista italiano preferito! :-)
La trama in sintesi: Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi), un'esuberante nobildonna che si è messa dei guai per amore dell'uomo sbagliato, e Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti), una giovane gravemente depressa alla quale è stato tolto il suo bambino per darlo in adozione, pur essendo diversissime fanno amicizia nella comunità terapeutica per donne con disturbi mentali e pendenze giudiziarie che le ospita entrambe. Ad un certo punto riescono a evadere insieme, e ciascuna delle due aiuterà l'altra a chiudere i conti lasciati in sospeso, e a cercare di agguantare qualche scampolo di amore e di felicità. Mentre le guardi relazionarsi tra di loro e con le persone che fanno oppure hanno fatto parte della loro vita, ti viene da riflettere su chi siano davvero, nel nostro pazzo pazzo mondo, le persone mentalmente sane...
I personaggi delle due protagoniste sono entrambi piuttosto sfaccettati. Per buona parte del film ho nutrito una spiccata antipatia per la contessa – del resto gli aristocratici non li ho mai potuti tanto soffrire ;-) – ma mi sono dovuta ricredere verso la fine. E soprattutto ho rivalutato parecchio come attrice Micaela Ramazzotti, la moglie del regista, la quale ha fornito un'interpretazione davvero intensa e commovente: è soprattutto per "colpa" sua se sul finale ho versato un bel po' di lacrime. In effetti, almeno per quanto mi risulta, finora nel corso della sua carriera l'attrice romana non si è cimentata in una gamma di ruoli particolarmente variegata: per la precisione, mi pare che dia sempre corpo a personaggi di umile estrazione sociale, mentre l'unica volta che l'ho vista in una parte un tantino diversa dal solito (nel film Il nome del figlio) non l'ho trovata granché incisiva. Se però in futuro dovesse riuscire a calarsi credibilmente in un ruolo tipo quello della contessa Morandini Valdirana, allora sì che mi conquisterà senza riserve! :-)
[Il titolo del post cita un verso di Ti regalerò una rosa, lo struggente brano sulla malattia mentale con cui Simone Cristicchi vinse il Festival di Sanremo 2007]

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