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lunedì 20 novembre 2017

Quando il rock incontra la tradizione

Avevo appena quattro mesi quando la mia famiglia traslocò a Pescara, ma poiché né mia madre né mio padre erano di origine abruzzese il mio primo incontro con le canzoni popolari della regione – la più famosa è senza dubbio Vola vola vola – avvenne relativamente tardi, in quinta elementare, quando entrai a far parte di un coro di alunni delle scuole pescaresi, e cantavo senza nemmeno capire bene le parole. ;-) Finora comunque non avevo mai sentito Mara maje (Amara me); del resto non c'è da stupirsi che non ce l'abbiano fatta cantare a suo tempo perché, trattandosi del disperato lamento di una vedova, non sarebbe stato granché adatto a dei bambini. Questo canto funebre di origine medievale l'ho scoperto l'altroieri in una versione arrangiata in chiave rockeggiante da Marco Colombo, chitarrista di Gianna Nannini, e interpretata dalla cantautrice abruzzese Daniela Del Ponte; il brano fa da colonna sonora a un video di Icaro Droni che mostra alcuni magnifici scorci del territorio abruzzese.


Ecco le località riprese, partendo dall'entroterra per arrivare al mare (l'Abruzzo ha panorami davvero per tutti i gusti): Campo Imperatore, Bosco di Sant'Antonio, Gran Sasso, Majella, Bocca di Valle, Calanchi di Casalincontrada, Roccascalegna, Rocca Calascio, S. Silvestro paese fantasma, Lago di Piaganini, Pietracamela, Roccacaramanico, Eremo di Santo Spirito a Majella, Corvara, Pizzoferrato, Palombaro, Gamberale, Pennapiedimonte, Pretoro, Eremo di Sant'Angelo a Palombaro, Francavilla al Mare, Lido Riccio di Ortona, Punta Aderci, Abbazia di San Giovanni in Venere.
Ed ecco il testo della canzone in dialetto (la zona è l'alta Val di Sangro)...
Mara maje, scura maje
Tu si' mmorte e je che facce?
Mo' me stracce trecce e facce
Mo' m'accide 'ngoll'a taje
Mara maje, mara maje, mara maje
Scura maje, scura maje, scura maje
Mo' m'accide, mo' m'accide, mo' m'accide 'ngoll'a taje
Sci' mmajtt, sci' mmajtt
Quant' bben' che 'nt'aje fatte!
Pe' lu sangue de la jatte
Proprie straje m'aj' a ffaje
Mara maje, mara maje, mara maje
Scura maje, scura maje, scura maje
Mo' m'accide, mo' m'accide, mo' m'accide 'ngoll'a taje
Mara maje, mara maje, mara maje
Scura maje, scura maje, scura maje
Mo' m'accide, mo' m'accide, mo' m'accide 'ngoll'a taje
... e la traduzione:
Amara me, povera me
Tu sei morto e io che faccio?
Ora mi straccio trecce e faccia
Ora mi uccido addosso a te
Amara me, amara me, amara me
Povera me, povera me, povera me
Ora mi uccido, ora mi uccido, ora mi uccido addosso a te
Che tu sia maledetto, che tu sia maledetto
Quanto bene che ti ho fatto!
Per il sangue di una gatta
Proprio strega mi devo fare
Amara me, amara me, amara me

Povera me, povera me, povera me
Ora mi uccido, ora mi uccido, ora mi uccido addosso a te
Amara me, amara me, amara me
Povera me, povera me, povera me
Ora mi uccido, ora mi uccido, ora mi uccido addosso a te

domenica 19 novembre 2017

Conta solo l'amore

Ventinove anni fa una donna abbandonava la bimba che aveva appena dato alla luce presso l'ospedale di Montebelluna (TV). Due mesi dopo la piccola fu adottata dalla famiglia Velluti di Falcade (BL), e venne chiamata Luisa. Quando ancora andava all'asilo la bambina seppe di essere stata adottata, e crebbe con la voglia di sapere chi fosse la donna che l'aveva messa al mondo, e per quale motivo non l'avesse tenuta con sé. Una volta divenuta adulta, pur di scoprire l'identità della madre naturale Luisa ha fatto ricorso a tutti i mezzi disponibili, dal Tribunale dei minori ad appelli affidati a trasmissioni televisive come Chi l'ha visto?. Di recente le è arrivata per posta una lettera anonima stampata al computer, ma non era esattamente la risposta che aspettava. Quelle parole gelide sembrano proprio scritte dalla persona che Luisa stava cercando, ma che di entrare in contatto con lei non ne vuole sapere, perché a quanto pare il concepimento di Luisa non è stato la conseguenza di un atto d'amore, bensì di una violenza che ha inflitto una ferita insanabile nell'anima di quella donna. Ecco cosa c'è scritto nella lettera.
Luisa,
non ho scelto io di chiamarti così, innanzitutto. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale. Ero una ragazza, più giovane di quello che sei tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subito e di cui tu sei simbolo. [...] ricordo i suoi maledetti occhi azzurri. [Il fatto che anche Luisa abbia gli occhi color del cielo mi pare significativo, NdC] Rispetta la mia privacy. Non sbandierare su media una storia melensa che non c'è. Rispetta il mio dolore e la mia solitudine. Se avessi avuto anche solo una buona ragione per volerti vedere avrei risposto agli appelli del Tribunale, non trovi? Infine, rispetta anche te stessa e se accetti un consiglio non da una madre ma da una donna ferita, non giocare mai con le vite degli altri e nemmeno con la tua.
Ti auguro di crescere nel rispetto, tuo verso gli altri e degli altri verso di te.
Usando parole dure, forse persino spietate, la donna chiede rispetto. E come osserva Massimo Gramellini, «Luisa può solo rispettare la sua scelta. Felice di essere venuta al mondo, nonostante tutto». Infatti alla misteriosa madre naturale va riconosciuto il merito di non aver interrotto una gravidanza che più indesiderata non si poteva, ma di averla portata a termine e aver assicurato alla bimba il futuro sereno che sta vivendo. Un'opzione – quella di partorire in anonimato, non riconoscere il bambino e lasciarlo nell'ospedale dove è nato affinché gli sia assicurata l'assistenza e anche la tutela giuridica – che molte donne che decidono di abortire forse ignorano, o magari non hanno il coraggio di percorrere una strada emotivamente per nulla semplice: separarsi per sempre da una creatura dopo averla portata in grembo per nove mesi deve richiedere una forza d'animo notevole.
Nonostante la delusione, Luisa non sembra volersi rassegnare: «Mi dispiace se ha sofferto per una violenza ma da quel rapporto è nato anche qualcosa di buono, che sono io». Sarà che io non posso comprendere i tormenti di chi vive nel desiderio di conoscere le persone da cui è stato messo al mondo. A volte scherzando con mia madre sostengo che devo essere stata adottata, perché nelle foto che le furono scattate tre giorni prima che io nascessi – pesavo quasi 3 chili e 4 etti, che non è pochissimo – lei sfoggiava un pancione non particolarmente ingombrante; sarà stata una pancia finta, le dico. ;-) In realtà non ho mai avuto dubbi sul fatto di essere la figlia naturale dei miei genitori, perché somiglio tanto a mio padre e ancora di più a mia madre, sia nei lineamenti che nella voce. Comunque, diventando grande e conoscendo storie diverse dalla mia, ho maturato la convinzione che la vera famiglia è quella che ti cresce e soprattutto ti ama, il concepimento è un fatto biologico che può non avere nulla a che vedere con l'amore, e l'istinto materno è un concetto sopravvalutato. Del resto la stessa Luisa ammette: «A me non manca niente, i miei mi hanno dato tutto: amore, sostegno, un lavoro». Molto più di quanto certi figli cresciuti (male) dalle persone che li hanno generati hanno la fortuna di ricevere, mi viene da dire...
Nel corso dell'ultima puntata di Stasera CasaMika Luciana Littizzetto mi ha commossa fino alle lacrime con il suo sorprendente monologo dedicato ai figli adottivi e affidatari. Deve averci messo il cuore, visto che lei stessa assieme al suo compagno ha da anni due ragazzini in affido. Qui c'è il video della performance completa, mentre sul suo blog "Lucianina" ha pubblicato la parte conclusiva, intitolata Lettera ad un bambino rinato (palese riferimento alla Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci, che raccontava una storia ben più triste). Ecco il passaggio più toccante: «Te che è vero che sei un figlio e una figlia diversa. Perché i figli nati solo dal cuore, sono più figli ancora più degli altri. Sei un figlio al quadrato, alla terza, alla quarta, alla quinta potenza. Perché sei stato l’atteso, il mistero, la pazienza, la tenacia. Il senso definitivo di tutto».

sabato 18 novembre 2017

Daresti al signor Amazon le chiavi di casa tua?

Sono da diverso tempo una cliente Amazon piuttosto soddisfatta; l'unica cosa che posso rimproverare al colosso dell'e-commerce è il fatto che i pacchi mi arrivino quasi sempre in anticipo rispetto alla data di consegna indicata al momento della spedizione. Negli ultimi tempi, comunque, ho preso l'abitudine di farmi spedire gli ordini all'ufficio postale vicino casa, che è il punto di ritiro Amazon per me più comodo, così non devo più preoccuparmi che il corriere arrivi quando io non ci sono. Mi piacerebbe poter ritirare i miei acquisti a qualsiasi ora, ma di Amazon Locker (punti di ritiro self-service) non ce ne sono nel Comune in cui vivo né in quelli limitrofi, almeno per il momento.
Parlavo di questo su Facebook, e un amico mi ha accennato all'ultima trovata di Amazon per permettere ai clienti di ricevere le consegne comodamente a casa anche quando non ci sono: Amazon Key, che si basa su una serratura elettronica speciale (Smart Key) e su una particolare webcam (Cloud Cam) collegata a internet tramite il Wi-Fi domestico. Il fattorino all'occorrenza sblocca la serratura di casa con un'apposita app, entra, deposita il pacco e poi se ne va richiudendo la porta; nel frattempo la webcam installata nell'ingresso si attiva e registra i movimenti dell'"intruso" per assicurarsi che si limiti a fare quello che deve fare.
Non appena ho letto l'articolo, ho avuto la sensazione che non fosse poi una gran genialata; a me personalmente non piace affatto l'idea che un estraneo, anche se ha le migliori intenzioni di questo mondo, possa entrare in casa mia in mia assenza... e poi, sicuri che il sistema non abbia qualche falla che lo espone a utilizzi indesiderati da parte di malintenzionati? Un post pubblicato ieri da Paolo Attivissimo mi ha confermato che avevo visto giusto: «basta sovraccaricare la rete Wi-Fi di appositi segnali (pacchetti di deauthorization) per scollegare la webcam dalla rete e intercettare il comando di richiusura della serratura, che quindi rimane sbloccata. In questo modo l’utente riceve dalla webcam solo l’ultima immagine fissa trasmessa prima del blocco e non può vedere cosa fa il fattorino, che può rientrare in casa, non visto, dopo aver effettuato la consegna ed essersene apparentemente andato via senza far nulla». Comunque non è mica detto che in caso di furto il colpevole sia quello più plausibile, ovvero il fattorino; è possibile che un criminale informatico in agguato approfitti della visita del fattorino per introdursi in casa dopo aver fatto in modo che la serratura rimanga sbloccata.

venerdì 17 novembre 2017

Professione influencer

Il famigerato caso Weinstein ha esteso i suoi effetti in ogni dove, sollevando anche nel mondo dello spettacolo italiano un polverone di denunce di molestie sessuali rilasciate non alle autorità competenti come sarebbe giusto – del resto a norma di legge si hanno appena sei mesi di tempo per poterlo fare – bensì al tribunale mediatico capeggiato dal programma televisivo Le Iene.
Oggi in Italia a trovarsi più di tutti nell'occhio del ciclone è il regista Fausto Brizzi, che ha diretto commedie di grande successo, ma che a neppure cinquant'anni deve probabilmente considerare conclusa la sua carriera nel mondo del cinema, e forse anche il suo matrimonio. Sua moglie, l'attrice Claudia Zanella, ha scritto una lettera al Corriere per protestare contro la gogna mediatica che, oltre ad aver travolto il marito, sta coinvolgendo ingiustamente pure lei e la sua bambina: «Sono barricata in casa da 5 giorni e non posso nemmeno portare mia figlia di un anno e mezzo al parco, perché sotto al nostro portone ci sono giornalisti e paparazzi a qualsiasi ora del giorno e della notte». Per quanto riguarda le accuse rivolte al consorte – il quale ha negato di aver avuto rapporti "non consenzienti" (si dovrebbe dire "consensuali", vabbè) ma non di aver avuto rapporti extraconiugali – con molta dignità la donna ha dichiarato: «Se mio marito ha avuto rapporti con altre donne nel corso del nostro matrimonio, voglio parlarne da sola con lui, nel nostro privato, come è giusto che sia. Devo capire se come moglie mi ha mancato di rispetto. Sono madre di una meravigliosa figlia femmina, e devo esserle di esempio».
Fra le testimonianze raccolte contro il regista, sono rimasta colpita per un motivo particolare da quella di Clarissa Marchese, Miss Italia nel 2014 e "tronista" a Uomini e donne nel 2016. La ragazza ha raccontato di essere stata molestata a febbraio 2015 da Brizzi nel suo loft, dove lui l'aveva invitata con la scusa di darle lezioni di recitazione, ma all'improvviso le chiese insistentemente di spogliarsi. Non ci fu violenza, anche perché Clarissa ebbe la forza di sottrarsi, ma a suo dire il trauma fu tale da indurla ad accantonare il sogno di fare l'attrice. Non che la fanciulla, oggi ventitreenne, se la passi male, a quanto pare. Oggi vive a Miami col suo fidanzato – chissà cosa ne pensa, la sua «famiglia cattolica e devota alla Madonna di Fatima», del fatto che lei conviva al di fuori del sacro vincolo del matrimonio...? ;-) – e di lavoro fa l'influencer: «ha ottocentomila follower su Instagram, se indossa una maglietta o beve un tè, il web impazzisce per quel brand». Clarissa respinge l'accusa che dietro la sua tardiva denuncia si celi la voglia di farsi pubblicità: «Non ne ho bisogno. Ho un lavoro che mi piace, guadagno benissimo e vivo in America. Ho denunciato mettendoci la faccia perché ho ottocentomila follower, in gran parte ragazzine giovani che sognano il cinema, la tv, la moda. Ho pensato a loro. Il mio messaggio è: non vi piegate, io non l'ho fatto e ho avuto successo lo stesso».
La notizia mi ha sorpresa perché non sapevo che fare l'influencer fosse diventato un lavoro; credevo che i brand pagassero personaggi già famosi in un certo campo per sfoggiare i loro prodotti, non che una ragazza senza dubbio bella, ma con alle spalle una carriera pressoché insignificante, potesse orientare le scelte d'acquisto di così tanta gente. Personalmente, quando devo scegliere cosa comprare, sono più incline a basarmi sulle dritte di persone – che siano personaggi famosi oppure vicini di casa – nei cui confronti nutro parecchia stima, ma se una che oltre al fatto di essere stata benedetta dalla dea Afrodite non ha particolari meriti mi consiglia una certa marca di make-up oppure un beverone dimagrante non ci casco, perché tanto lo so che non mi farà mai e poi mai diventare come lei dal punto di vista estetico (da altri punti di vista mi vado bene così come sono, grazie). Comunque mi sa che il mondo gira in un altro modo...

P.S.: Poiché nella seconda parte di questo post mi sono concentrata su un aspetto tutto sommato secondario della vicenda, non vorrei aver dato l'impressione di essere quella che per, citare un proverbio cinese, quando il dito indica la luna guarda il dito. Semplicemente ho voluto soffermarmi su un aspetto secondo me bizzarro delle dinamiche di internet. Per quanto riguarda le molestie, preferisco aspettare che il polverone di cui sopra si sia depositato prima di esprimere un'opinione ragionata e articolata.

giovedì 16 novembre 2017

Harry Potter, vent'anni ma sembra ieri

Avendo di recente acquistato su Libraccio.it dei testi scolastici – please don't ask – ho ricevuto un buono sconto spendibile entro il 31 dicembre, e tra le altre cose ho voluto approfittarne per comprare finalmente Harry Potter e la maledizione dell'erede, il libro che mi mancava per completare la saga del celebre maghetto oramai diventato adulto. Il pacco è arrivato ieri, con dentro un buono sconto da 7 euro valido fino al 10 dicembre per acquisti su IBS.it (di cui fa parte Libraccio.it). Mi sembra tanto un circolo vizioso... Sempre più libri che si accumulano, aiuto!!! :-O
Vabbè, prendo spunto da questo banale episodio di vita vissuta per condividere alcune chicche dedicate appunto a Harry Potter & company.
Ho letto su Il Post che in questo periodo la British Library di Londra ospita una mostra sul mondo di Harry Potter, per celebrare il ventennale dell'uscita del primo volume. Tra le altre cose è esposta la sinossi (riassunto) battuta a macchina che nel 1995 J.K. Rowling sottopose a svariate case editrici ricevendo una sfilza di rifiuti, finché non fu Bloomsbury ad accettare di pubblicare Harry Potter e la pietra filosofale. Il resto è storia... :-)
Ecco la traduzione della sinossi completa.
Harry Potter vive con sua zia, suo zio e suo cugino perché i suoi genitori sono morti in un incidente d'auto, o perlomeno è quello che gli è sempre stato raccontato. Ai Dursley non piace che Harry faccia domande; in realtà sembra che a loro non piaccia proprio nulla di lui, specialmente le cose molto strane che continuano a capitargli (e che lo stesso Harry non sa spiegare).
La più grande paura dei Dursley è che Harry scopra la verità su sé stesso; per questo, quando iniziano ad arrivargli delle lettere in prossimità del suo undicesimo compleanno, non gli è permesso di leggerle. I Dursley però non hanno a che fare con un postino normale, e a mezzanotte del giorno del compleanno di Harry il gigantesco Rubeus Hagrid butta giù la porta e si assicura che Harry riesca finalmente a leggere la sua posta. Ignorando i Dursley, che sono terrorizzati, Hagrid comunica a Harry che è un mago, e la lettera che gli consegna spiega che è atteso alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts di lì a un mese.
Con grande rabbia da parte dei Dursley, Hagrid rivela anche la verità sul passato di Harry. Harry non ha riportato la cicatrice che ha sulla fronte in un incidente d'auto; si tratta in realtà del marchio del grande mago oscuro Voldemort, che uccise la madre e il padre di Harry ma misteriosamente non riuscì a uccidere lui, anche se all'epoca era solo un bambino. Harry è famoso tra le streghe e i maghi che vivono in segreto in tutto il paese perché la miracolosa sopravvivenza di Harry segnò la caduta di Voldemort.
Così Harry, che non ha mai avuto degli amici o una famiglia degni di tale nome, inizia una nuova vita nel mondo magico. Va a Londra con Hagrid per comprare materiale per Hogwarts (mantelli, bacchetta magica, un calderone, libri per principianti e un kit per le pozioni), e poco dopo parte per Hogwarts dalla stazione di King's Cross (binario nove e tre quarti) per seguire le orme dei suoi genitori.
Harry fa amicizia con Ronald Weasley (il sesto della sua famiglia ad andare a Hogwarts e stufo di dover usare libri di incantesimi di seconda mano) e con Hermione Granger (la ragazza più intelligente dell'anno e l'unica persona della classe a conoscere tutti gli usi del sangue di drago). Insieme seguono le loro prime lezioni di magia: Astronomia nella torre più alta alle due del mattino, Erbologia nelle serre dove ci sono mandragole e antidoti ai lupi mannari, Pozioni nei sotterranei con l'odiato Severus Piton. Harry, Ron e Hermione scoprono i passaggi segreti della scuola, imparano a trattare Pix il poltergeist e ad affrontare un furioso troll di montagna; soprattutto, Harry diventa una star del Quidditch (il calcio dei maghi che si gioca su manici di scopa).
Quello che interessa di più a Harry e ai suoi amici, però, è il motivo per cui il corridoio al terzo piano è così ben sorvegliato. Seguendo un indizio che si lascia sfuggire Hagrid (il quale, quando non consegna lettere, è il guardiacaccia di Hogwarts) scoprono che a Hogwarts è conservata l'unica Pietra Filosofale esistente, una pietra con il potere di dare ricchezza illimitata e vita eterna. Harry, Ron e Hermione sembrano essere le uniche persone ad essersi rese conto che Piton, l'insegnante di Pozioni, sta pianificando il furto della pietra, che se finisse nelle mani sbagliate potrebbe fare cose terribili. Infatti la Pietra Filosofale è tutto quel che serve per riportare Voldemort nel pieno della sua forza e del suo potere. Sembra che Harry sia arrivato a Hogwarts per incontrare l'assassino dei suoi genitori faccia a faccia, senza avere idea di come abbia fatto a sopravvivere l'ultima volta...
Viene da chiedersi come abbiano potuto essere così miopi gli editor che dissero di no alla Rowling, e che adesso di sicuro si staranno mangiando le mani...
Sempre su Il Post ho trovato condiviso un video (in inglese, con sottotitoli in inglese) dedicato alle sfide linguistiche che i traduttori di Harry Potter nelle varie lingue si sono trovati ad affrontare. Tanto per dirne una l'insegnante di Pozioni, che noi italiani siamo abituati a conoscere come Severus Piton, nella versione originale faceva di cognome Snape.
Direttamente da Le fotografie che hanno fatto la storia, la foto qui sotto mostra Daniel Radcliffe (Harry) davanti a Emma Watson (Hermione) e Rupert Grint (Ron) nel 2000, subito dopo la scelta del cast dei film. Uh, com'erano piiiccoliiiii!!!


La pagina Facebook In Otter News ha proposto una rivisitazione delle copertine dei sette romanzi della saga dove il protagonista non si chiama Harry Potter, bensì Happy Otter, la Lontra Felice (per inciso si tratta dell'animale preferito di J.K. Rowling, la quale per questo motivo ha scelto la lontra come patronus di Hermione).


Se ti va puoi confrontare i titoli rivisitati con quelli originali:
  • Harry Potter and the Philosopher's Stone
  • Harry Potter and the Chamber of Secrets
  • Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
  • Harry Potter and the Goblet of Fire
  • Harry Potter and the Order of the Phoenix
  • Harry Potter and the Half-Blood Prince
  • Harry Potter and the Deathly Hallows
Infine, di recente una ragazza di Piacenza si è laureata in Scienze Religiose discutendo una tesi su Harry Potter come personaggio cristologico. Sono lontani i tempi in cui il defunto esorcista padre Gabriele Amorth si scagliava contro il maghetto tirando in ballo nientepopodimenoché il demonio... ;-)

mercoledì 15 novembre 2017

Io parlo al telefono... e il telefono mi risponde!

[Dopo quasi cinque anni, ci vuole un aggiornamento! :-)]
In occasione del rilascio dell'Assistente Google in italiano, su Google Blog Italia è uscito un post per illustrare le potenzialità di questo strumento, che è stato reso disponibile – oppure lo sarà presto – su tutti gli smartphone con sistema operativo Android nelle versioni Marshmallow (6), Nougat (7) e Oreo (8), quindi anche sul mio Nexus 6 aggiornato ad Android 7.1.1 (niente Oreo per me, ahimè). E io, che avevo già l'abitudine di chiedere «OK Google che tempo farà domani», «OK Google a che ora tramonta il sole» oppure «OK Google quanti anni ha Personaggio Famoso», sentendomi rispondere in modo impeccabile da una voce sintetica – in genere non disdegno la digitazione, ma certe volte usare la voce è TROPPO più rapido e comodo, fermo restando che i messaggi vocali su WhatsApp li ODIO – mi sono esaltata! :-D Oggi il mio Personal Digital Assistant è infinitamente più funzionale rispetto a qualche anno fa.
Passando alle funzioni più "dilettevoli" elencate nel post, ho voluto seguire il consiglio di chiedere all'Assistente «Raccontami una barzelletta». Ehm, beh... ;-)

martedì 14 novembre 2017

E adesso per chi si fa il tifo?

Essendo uscita perdente dal doppio confronto ai playoff contro la Svezia, che ieri sera a Milano è riuscita a bloccare il risultato sullo 0-0 dopo aver vinto 1-0 all'andata, la nazionale italiana di calcio non parteciperà ai Mondiali che si giocheranno in Russia l'anno prossimo. Non capitava da sessant'anni che gli azzurri rimanessero fuori: nel 1958 fu l'Irlanda del Nord, alla sua prima partecipazione a una fase finale, a negarci il visto per la Svezia (arieccola), solo che all'epoca si qualificavano solo 16 squadre anziché 32 come avviene oggi.
Il mio interesse nei confronti della Nazionale non ha fatto altro che scemare dopo l'indimenticabile vittoria ai Mondiali del 2006, quando in panchina c'era Marcello Lippi. Da allora si sono succeduti diversi allenatori: Roberto Donadoni, di nuovo Lippi, Cesare Prandelli, Antonio Conte, per raggiungere il punto probabilmente più basso della storia azzurra con Gian Piero Ventura, un uomo con il carisma di un bradipo, e un figuro come Carlo Tavecchio alla guida della FIGC. Questo non significa che ieri sera io non abbia trepidato davanti al teleschermo a ogni azione promettente dei nostri ragazzi, né che non avessi gli occhi lucidi quando nel dopopartita ho sentito parlare con voce rotta dall'emozione il "mio" portiere Gianluigi Buffon, per il quale il prossimo sarebbe potuto essere il sesto Mondiale disputato – un record assoluto – nonché l'ultimo di una splendida carriera.
Alcuni "facciamici" che rivendicano un totale disinteresse nei confronti del calcio hanno fatto commenti sprezzanti del tipo «L'Italia fuori dai Mondiali? E chissenefrega... A me non ne viene in tasca niente né in un caso né nell'altro, ed è una di quelle cose che non cambiano di certo la vita». In realtà non saranno mica in pochi a risentirne in maniera concreta: questo articolo riepiloga alcuni degli effetti economici dell'esclusione degli azzurri da Russia 2018. Per non parlare degli effetti "sentimentali", per spiegare i quali mi permetto di prendere a prestito i post di altri miei contatti, in ordine di lunghezza crescente: Gianandrea...
Il calcio è un collante sociale perché è un fenomeno sociale. Il calcio è parte integrante della vita sociale di una nazione ed è uno straordinario motore economico. Non si dice una cosa di destra né di sinistra, con questa affermazione. Che vi piaccia o meno.
... Marco...
Leggo critiche e ironie, ma a me la cosa sul "livello sociale" detta ieri sera da Buffon sembra bella e vera, anzi forse la cosa più bella e più vera detta in tutta l'intervista. Il Mondiale, più che una manifestazione sportiva, è un grande rito collettivo fatto di grigliate, birre, strade deserte col profumo dei tigli, boati che le riempiono all'improvviso, corse a casa prima che inizi la partita, pub e bar sulla spiaggia attrezzati con lo schermo, bambini che giocano coi pali fatti di zaini e che gridano i nomi dei campioni del momento, offerte speciali nei supermercati, palinsesti televisivi stravolti, chiacchiere chiacchiere e chiacchiere e, quando poi va bene, strade piene di gente, e clacson, e bandiere, e fontane. A me, e penso anche a tanti di voi, la cosa che ruga di più è proprio aver perso tutto questo.
... e Fabio.
Dobbiamo prendere consapevolezza, chi più chi meno, che dalla sconfitta dell'Italia ne usciamo un po' tutti perdenti, indipendentemente dall'esser tifosi, amanti del calcio, italiani o politici.
Ha perso chi ama lo sport, chi è appassionato di calcio, chi gioisce, chi si esalta e chi si arrabbia di fronte ad una partita, poiché questo sarà probabilmente il suo primo mondiale in cui non potrà tifare per la propria squadra.
Hanno perso famiglie e amici che durante il mondiale si ritrovano per tifare insieme la nazionale e divertirsi di fronte ad una occasione che volenti o nolenti, aggrega moltissimo, indipendentemente dalla passione per il calcio.
Ha perso il movimento sportivo italiano poiché il suo sport più rappresentativo non è stato in grado di competere al livello che meriterebbe per storia, generando un decadimento percettivo di questo sport sui più giovani.
Ha perso una nazione che non sarà rappresentata ad uno degli eventi più importanti a livello sportivo mondiale, indipendentemente da politica, bandiera o fazione, perché il mondiale, al pari delle Olimpiadi, è Sport e per questo deve esser percepito.
Hanno perso associazioni, società, aziende e stakeholder di un indotto economico importante che vive anche di risultati di questo tipo e che per questa mancanza, vista la perdita economica ed il mancato introito di questo spettacolo, non potrà investire per crescere e competere a livelli più alti.
Come al solito, e questo non stupisce, non hanno perso tutti quelli che di fronte a queste occasioni, ghiotte, parlano senza comprendere questo risultato.
Il calcio, che ci piaccia o no, che lo si ritenga becero perché fatto di troppi interessi, che lo si percepisca come stupido perchè fatto di 22 persone che rincorrono un pallone, ha un impatto più ampio, che non si ferma allo stadio e al campo.
L'effetto di questo lo vivremo il giorno in cui staremo lì a guardare l'apertura dell'evento ed ascolteremo il fischio di inizio del mondiale di calcio 2018 in cui non saremo presenti.
Peccato.
Per sdrammatizzare un po', concludo condividendo due simpatiche immagini tratte dalla pagina Le più belle frasi di Osho; la prima è stata pubblicata ieri prima della partita...


... mentre la seconda stamattina, a giochi ormai fatti.

lunedì 13 novembre 2017

Ascolta e impara!

Seguo Lorenzo Baglioni sui social da tempo, eppure solo ieri ho scoperto che è in lizza per partecipare a Sanremo Giovani: il comico (e matematico) fiorentino è nella rosa dei sedici finalisti di Sarà Sanremo che il 15 dicembre prossimo, in diretta su Raiuno da Villa Ormond, si giocheranno i sei posti disponibili – altri due sono riservati agli artisti provenienti da Area Sanremo – nella categoria Nuove Proposte.
La canzone presentata da Lorenzo – nessuna parentela con il Claudione nazionale, che del prossimo Festival sarà il direttore artistico nonché conduttore – non è per nulla sanremese fin dal titolo, dedicato a una delle entità più bistrattate della nostra lingua: Il congiuntivo. Riguardo al contenuto, l'ammore funge solamente da spunto iniziale, per ricordare che un congiuntivo sbagliato può essere un anticoncezionale efficace come pochi! ;-) [Si veda l'immagine che apre il post] Per il resto il brano segue un approccio divulgativo analogo a quello su cui si basano altre divertenti creazioni di Lorenzo, come il brano sulle leggi di Keplero e quello sulle leggi della genetica di Mendel.

Ecco il testo de Il congiuntivo.
Che io sia
Che io fossi
Che io sia stato
Oh-oh-oh
Oggigiorno chi corteggia incontra sempre più difficoltà
Coi verbi al congiuntivo
Quindi è tempo di riaprire il manuale di grammatica
Che è molto educativo
Gerundio, imperativo e infinito indicativo
Molti tempi e molte coniugazioni ma...
Il congiuntivo ha un ruolo distintivo
E si usa per eventi che non sono reali
È relativo a ciò che è soggettivo
A differenza di altri modi verbali
E adesso che lo sai anche tu
Non lo sbagli più
Nel caso che il periodo sia della tipologia dell'irrealtà (si sa)
Ci vuole il congiuntivo
Tipo se tu avessi usato il congiuntivo trapassato
Con lei non sarebbe andata poi male
Condizionale
Segui la consecutio temporum
Il congiuntivo ha un ruolo distintivo
E si usa per eventi che non sono reali
È relativo a ciò che è soggettivo
A differenza di altri modi verbali
E adesso ripassiamo un po' di verbi al congiuntivo
Che io sia (presente)
Che io fossi (imperfetto)
Che io sia stato (passato)
Che fossi stato (trapassato)
Che io abbia (presente)
Che io avessi (imperfetto)
Che abbia avuto (passato)
Che avessi avuto (trapassato)
Che io... sarei
Il congiuntivo come ti dicevo
Si usa in questo tipo di costrutto sintattico
Il tentativo è quasi riflessivo
Descritto dal seguente esempio didattico
E adesso che lo sai anche tu
Non lo sbagli più
Gli altri brani finalisti devo ancora ascoltarli... comunque, pur dubitando che Lorenzo abbia delle concrete possibilità di vittoria – a meno che non riesca a mobilitare il suo nutrito seguito sui social – non mi dispiacerebbe affatto se riuscisse almeno ad approdare sul palco dell'Ariston.

domenica 12 novembre 2017

Specchio delle mie brame...

Chi non ricorda fin dall'infanzia la matrigna di Biancaneve che, nel celebre film d'animazione, interpella il suo specchio magico per sapere chi sia la più bella del reame? [Il fatto che ad un certo punto lo specchio la informi che è stata scalzata da Biancaneve in cima a tale particolare classifica – SPOILER ;-) – scatenerà la furia della strega Grimilde, determinando le successive vicende] Ebbene, questa non è una delle frasi dei film che citiamo male, tendendo a ricordarcele in una forma in qualche misura diversa da quella che si sente nel doppiaggio italiano; in realtà nulla che possa davvero stravolgere il significato originario... ma noi pignoli a certe minuzie non siamo certo indifferenti! ;-) Il Post ha adattato ai film in italiano la raccolta pubblicata da Hollywood Reporter, e ne ha ricavato un articolo del quale mi permetto di riportare qui di seguito il succo in forma compatta – non bisogna passare da una pagina a un'altra – rimandandoti comunque alla fonte per ulteriori informazioni sui film presi in esame e per i video dai quali potrai ascoltare con le tue orecchie le frasi corrette.
  • In Star Wars: Episodio V – L'Impero colpisce ancora (1980) Darth Vader non dice «Luke, sono tuo padre», bensì «No, io sono tuo padre».
  • In Casablanca (1942) Ilsa non dice al pianista «Suonala ancora, Sam», bensì «Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa». [La versione sbagliata ha trovato spazio tra l'altro nel titolo di un film di Woody Allen, Play It Again, Sam, in italiano Provaci ancora, Sam, NdC]
  • In Ecce Bombo (1978) Cristina, la ragazza con cui in una famosa scena parla Nanni Moretti, ossia Michele nel film, non dice mai «Faccio cose, vedo gente», bensì «Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose».
  • In Biancaneve e i sette nani (1938), primo film animato in technicolor della storia del cinema, la strega non dice «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?», bensì «Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?». [L'errore compare pure nella rivisitazione che ho messo all'inizio del post, e che mi si addice proprio tanto! ;-) NdC]
  • In Blade Runner (1982) Roy Batty, il replicante interpretato da Rutger Hauer, non dice «Io ho visto cose...», bensì «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...».
  • In Taxi Driver (1976) Travis Bickle, il tassista reduce di guerra interpretato da Robert De Niro, mentre prova davanti allo specchio la sua nuova pistola e la faccia e le parole giuste per accompagnarla non dice «Stai parlando con me?», bensì «Ma dici a me?».
  • In Karate Kid (1984) il maestro Miyagi non dice «Metti la cera, togli la cera», bensì «Dai la cera, togli la cera». [Io questa me la son sempre ricordata giusta, NdC]
  • In Aliens – Scontro finale (1986) Hudson, il personaggio interpretato da Bill Paxton, non dice «Escono dalle fottute pareti», bensì «Vengono fuori dalle fottute pareti». [Evvabbè, son sottigliezze! ;-) NdC]
  • In Matrix (1999) Morpheus non dice mai (a Neo) «Pillola azzurra o pillola rossa?», bensì un più articolato «Pillola azzurra: fine della storia; domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio».
  • Inoltre, nel primo Ritorno al futuro (1985) il dottor Emmett Brown non dice mai «Grande Giove» (che in inglese è «Great Scott»), bensì «Bontà divina»; «Grande Giove» lo dice, ma non nel primo film.
  • Il signor Wolf di Pulp Fiction (1994), quando si presenta, non dice «Sono Wolf, risolvo i problemi», bensì «Sono il signor Wolf, risolvo problemi».
  • Infine la barca che serve in Lo squalo (1975) deve essere «più grossa», non «più grande».
UPDATE: Leggendo l'articolo di Hollywood Reporter, scopro che la summenzionata frase di Biancaneve e i sette nani viene citata male pure in inglese, ma con qualche differenza: la strega non dice «Mirror, mirror, on the wall, who is the fairest of them all?», bensì «Magic mirror on the wall, who is the fairest one of all?».

sabato 11 novembre 2017

Sbirciando nella torre d'avorio

L'altro giorno su Facebook mi sono imbattuta nella fotografia della pagina di un libro che riportava alcune equivalenze spiritose ma non troppo tra ciò che dicono gli accademici quando espongono le loro ricerche, e ciò che in realtà intendono dire.


Lo schema è intitolato TRADUTTORE ACCADEMICO, e qui di seguito ne riporto la traduzione in italiano. Di ciascuna coppia di frasi la prima indica cosa dicono gli accademici, e la seconda cosa intendono dire. [Avevo anche pensato di formattare il tutto come tabella... ma sarebbe stato troppo sbatti, alla fine non ne valeva la pena! ;-)]
Varie fonti
Ho dimenticato il titolo e l'autore di quel singolo articolo
Siamo grati ai due anonimi revisori per i loro commenti costruttivi
Che Dio li aiuti se mai dovessi scoprire chi sono
Un campo promettente per uno studio iniziale
Devo fare questo per ottenere finanziamenti
Ampiamente discusso nella comunità accademica
Sono accidentalmente finito nel bel mezzo di un'accesa discussione su Twitter
Gli appunti sono stati trascritti meticolosamente
Ero ubriaco e ho saltato almeno sette pagine
Un'esauriente rassegna della letteratura
Una rapida ricerca su Google
Un fenomeno complesso
Non capisco
Da tempo sfugge alla comprensione degli scienziati
Non capisco perché non capisco
È impossibile riassumerlo in modo semplice
Ancora non capisco
Si avvicina alla soglia tradizionale per la significatività statistica
Non significativo
Sono necessarie ulteriori ricerche
Ho bisogno di finanziamenti
La foto è tratta dalla pagina Facebook Academia Obscura, dedicata all'omonimo libro di prossima uscita che sarei proprio curiosa di leggere, malgrado sia in inglese. Anzi, se dovesse interessare mi offro volontaria per realizzare la traduzione in italiano! Pur non essendo laureata in Lingue, di papers in inglese ho contribuito a scriverne alcuni e ne ho letti molti di più, e il linguaggio accademico un pochino lo conosco. [Non che da noi si sia mai fatto ricorso a simili acrobazie linguistiche per abbellire i risultati, sia ben chiaro! :-)]