sabato 25 giugno 2022

In memoria di Anna Frank

Oggi Google ha celebrato il 75esimo anniversario della prima pubblicazione del Diario di Anna Frank, uno di quei libri che secondo me tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, con un Doodle speciale. Trattasi di una sorta di presentazione animata che illustra alcuni frammenti adattati degli scritti della giovane ebrea tedesca divenuta suo malgrado un simbolo della Shoah.

Scrivere in un diario è un'esperienza un po' strana per qualcuno come me.
Ho l'impressione che né a me né ad altri interesseranno le riflessioni di una scolaretta di tredici anni.
Dopo il maggio del 1940 i momenti felici erano ormai più unici che rari.
Dovevamo nasconderci... ma dove? In città? In campagna? In una casa? O in una baracca? E quando, dove, come?
Moortje, il mio gatto, è stata l'unica creatura vivente a cui ho detto addio.
Il nascondiglio si trovava nel palazzo dell'ufficio di mio padre.
Alle otto il campanello suonò improvvisamente. Riuscivo solo a pensare che qualcuno stava venendo a prenderci, sapete cosa intendo.
Stanno portando via in massa i nostri tanti amici e conoscenti ebrei.
Mi sento in colpa a dormire in un letto caldo mentre da qualche parte là fuori i miei più cari amici crollano per sfinimento o perché buttati a terra.
Mi sento come un usignolo a cui hanno tagliato le ali e che continua a lanciarsi contro le barre della sua gabbia scura.
Sabato 15 luglio 1944. Nonostante tutto, credo ancora che le persone siano veramente buone in fondo.

Il 4 agosto 1944 le SS fecero irruzione nell'alloggio segreto e deportarono tutti gli occupanti. Annelies Marie Frank, detta Anne, morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen in un giorno imprecisato tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo 1945. Avrebbe dovuto compiere 16 anni il successivo 12 giugno.

venerdì 24 giugno 2022

Tormentoni di vent'anni fa

Era l'estate del 2002, e uno dei tormentoni più ballati sulle piste – perfino io, che per il ballo sono proprio negata, non sono mai riuscita a resistere al suo ritmo – era Aserejé delle tre sorelle spagnole Las Ketchup.

Mi ci sono voluti vent'anni per scoprire che il testo di quel ritornello nonsense altro non era che la storpiatura della prima strofa del brano Rapper's Delight dei Sugarhill Gang, cantata dal punto di vista di chi, non capendo la lingua inglese, tenta di parlarla usando un testo improvvisato e privo di senso.

Aserejé ja de jé de jebe
I said a hip hop the hippie, the hippie
tu de jebere sebiunouva
to the hip hip hop, a you don't stop
majabi an de bugui
the rock it to the bang bang boogie say up jumped the boogie
an de buididipí
to the rhythm of the boogie, the beat

A proposito di testi di canzoni per così dire incompresi, il sito The Archive of Misheard Lyrics è un'autentica miniera di spunti divertenti. Il relativo nome di dominio, kissthisguy.com, si riferisce a una delle storpiature più buffe: in Purple Haze di Jimi Hendrix, «Excuse me while I kiss the sky» diventa «Excuse me while I kiss this guy».

P.S.: La vignetta che apre il post si riferisce a un verso di Creep dei Radiohead: «But I'm a creep, I'm a weirdo».

giovedì 23 giugno 2022

Oggi è un giorno triste

Se ieri era stata una giornata di festa per noi friendfeeder, giubilanti per l'inaspettato successo di Vera Gheno, oggi al contrario è stato il giorno del lutto: ci ha lasciati un personaggio — per pudore preferisco non farne il nome né il nickname, benché siano entrambi piuttosto noti nel mondo del web — molto popolare, seguito e devo dire anche amato, dopo aver letto la vera e propria valanga di commoventi messaggi di cordoglio indirizzati a lui.

P. (è l'iniziale del suo nome) se n'è andato a soli cinquantasei anni per una grave forma di tumore. P. aveva aperto un gruppo Facebook per tenere aggiornati gli amici che lo desiderassero — e io ero una di questi — sulle sue vicissitudini sanitarie. Per un certo periodo ci eravamo illusi che la prognosi fosse favorevole: il tumore era stato asportato, assieme a un organo non certo trascurabile come lo stomaco, le terapie e gli accertamenti proseguivano ma i medici parevano ottimisti. Nelle ultime settimane, però, P. ha iniziato ad accennare a notizie ben poco incoraggianti. Fino al ricovero, annunciato con toni rassicuranti, dal quale però non è mai più tornato a casa vivo. Le sue incursioni social si sono fatte sempre più sporadiche, e mi ha tolto letteralmente il fiato un suo commento in cui spiegava che solo i parenti più stretti erano autorizzati a fargli visita perché «potrebbe succedere da un momento all'altro»; era fin troppo facile capire a cosa si riferisse.

P. l'avevo incontrato di persona a qualche Blogfest o Festa della Rete che dir si voglia: era un tipo istrionico dall'entusiasmo contagioso. Circa tre mesi fa ho avuto con lui nella piazza virtuale di Facebook uno scambio di battute che, a ripensarci oggi, mi riempie di amarezza. La discussione verteva sul rapper Fedez, il quale aveva appena confessato di avere un problema di salute promettendo che avrebbe fornito maggiori dettagli a tempo debito, e la parte peggiore dei social si è sbizzarrita con ipotesi fantasiose e becere sulla sua patologia. Io mi sono permessa di osservare che, se fossi stata nei panni di Fedez, magari avrei preferito non sbilanciarmi anzitempo su una questione così delicata per non porgere il fianco alle illazioni degli hater, che dal mio punto di vista possono far male a lui per primo... ma qualcuno mi ha fatto notare che ciascuno ha i suoi modi e i suoi tempi per affrontare i problemi, e mettersi a sindacare al riguardo è abbastanza fuori luogo; la mia obiezione suonava un tantino come il famigerato «se l'è cercata», visto che attaccare qualcun altro non è mai giustificabile, men che meno in un momento di debolezza. Ma le parole definitive in quella discussione le ha scritte proprio P.: alla mia ipotesi «se [Fedez] si è esposto in questo modo l'avrà fatto cercando e aspettandosi un sostegno pressoché unanime», P. ha replicato «No, non lo fai per accettare sostegno. Io ne parlo per me, per esorcizzare la malattia, per aiutare altre persone a esorcizzare la loro, a far capire che è una malattia e niente altro. Non mi aspetto sostegno di alcun tipo».

Con queste parole, e col suo atteggiamento in generale di fronte alla malattia, P. mi ha regalato delle lezioni di vita per le quali gli sarò per sempre grata.

mercoledì 22 giugno 2022

Amicizie di un certo livello

Oggi, giorno della prima prova scritta dell'esame di maturità 2022, il fatidico tema d'italiano, la parte della mia "bolla social" composta da reduci del social network FriendFeed era in fermento: una delle tracce era infatti basata su un passo del libro Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello, pubblicato nel 2018 da Vera Gheno e Bruno Mastroianni. E Vera oltre ad essere una ex "friendfeeder" – il nostro motto da quella primavera del 2015 in cui chiusero il nostro socialino prediletto? «Once a friendfeeder, always a friendfeeder» – mi onora della sua "facciamicizia". :-)

Ecco qui di seguito la traccia.

«Vivere in un mondo iperconnesso comporta che ogni persona abbia, di fatto, una specie di identità aumentata: occorre imparare a gestirsi non solo nella vita reale, ma anche in quella virtuale, senza soluzione di continuità. In presenza di un’autopercezione non perfettamente delineata, o magari di un’autostima traballante, stare in rete può diventare un vero problema: le notizie negative, gli insulti e così via colpiranno ancora più nell’intimo, tanto più spaventosi quanto più percepiti (a ragione) come indelebili. Nonostante questo, la soluzione non è per forza stare fuori dai social network. […] Ognuno di noi ha la libertà di narrare di sé solo ciò che sceglie. Non occorre condividere tutto, e non occorre condividere troppo. […]
Quando postiamo su Facebook o su Instagram una foto mentre siamo al mare, in costume, pensandola per i nostri amici, quella stessa foto domani potrebbe finire in un contesto diverso, ad esempio un colloquio di lavoro formale, durante il quale il nostro selezionatore, oltre al curriculum da noi preparato per l’occasione, sta controllando sul web chi siamo
davvero.
Con le parole l’effetto è ancora più potente. Se in famiglia e tra amici, a volte, usiamo espressioni forti come parolacce o termini gergali o dialettali, le stesse usate online potrebbero capitare sotto gli occhi di interlocutori per nulla familiari o intimi. Con l’aggravante che rimarranno scritte e saranno facilmente riproducibili e leggibili da moltitudini incontrollabili di persone.
In sintesi: tutti abbiamo bisogno di riconfigurare il nostro modo di presentare noi stessi in uno scenario fortemente iperconnesso e interconnesso, il che vuol dire che certe competenze di comunicazione, che un tempo spettavano soprattutto a certi addetti ai lavori, oggi devono diventare patrimonio del cittadino comune che vive tra offline e online.»
In questo stralcio del loro saggio Tienilo acceso, gli autori discutono dei rischi della rete, soprattutto in materia di web reputation.
Nel tuo percorso di studi hai avuto modo di affrontare queste tematiche e di riflettere sulle potenzialità e sui rischi del mondo iperconnesso? Quali sono le tue riflessioni su questo tema così centrale nella società attuale e non solo per i giovani?
Argomenta il tuo punto di vista anche in riferimento alla cittadinanza digitale, sulla base delle tue esperienze, delle tue abitudini comunicative e della tua sensibilità.
Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.

Con ogni probabilità, se per ipotesi l'esame di maturità avessi dovuto darlo quest'anno, avrei scelto proprio questa traccia. Anche ai miei tempi – correva l'anno 1995 – scelsi il tema di attualità, scartando la traccia letteraria, quella storica e pure quella di indirizzo (maturità scientifica) perché non mi sentivo in grado di svilupparle in modo adeguato. Ecco qual era:

Il Rapporto Censis sulla situazione del Paese 1994 analizza la odierna condizione dei giovani in un capitolo significativamente intitolato La solitudine del mondo giovanile. Dai dati statistici registrati e dalle relative annotazioni risulta che la grande maggioranza dei giovani vive di buon grado in famiglia, senza però condividerne mondo sentimentale e valori morali. Il 70% afferma infatti che «solo con gli amici può parlare liberamente».
Quali, a parere del candidato, le ragioni di questa apparente estraneità spirituale dei giovani alla famiglia? Può essere questa situazione imputabile esclusivamente ad un fenomeno generazionale? O vi sono invece altre ragioni? Quali?

Non ho la benché minima reminiscenza di cosa scrissi, ricordo solo che come al solito mi ridussi all'ultimissimo minuto (e oltre) delle sei ore a disposizione, dovendo copiare tutto in bella. E oggi non so cosa darei per rileggere il mio ultimo tema d'italiano, nonché il più importante... ma chissà che fine avranno fatto quei fogli, oramai!?

martedì 21 giugno 2022

Divertiti a creare un sistema planetario!

Sono rimasta un giorno indietro coi feed, oltre che con la mia attività bloggatoria... ed è così che mi era sfuggita l'Astronomy Picture of the Day pubblicata l'altroieri con il titolo Game: Super Planet Crash. In effetti non di un'immagine si tratta, bensì di un gioco, chiamato appunto Super Planet Crash, sviluppato da Stefano Meschiari dell'Università del Texas ad Austin e dal team SAVE/Point.

[Quello qui sopra è solo uno screenshot: il codice per incorporare il gioco, un semplicissimo <iframe src="https://stefanom.org/spc/game.php" width="1080" height="1080"></iframe>, non si adatta al layout del mio blog che è troppo stretto per poter ospitare un oggetto largo (e alto) 1080 pixel, per cui se vuoi provare va' direttamente su APOD]

Ed ecco la traduzione della relativa spiegazione.

Riesci a creare un sistema planetario che duri 1000 anni? Super Planet Crash, il gioco proposto, ti permette di provarci. Per creare fino a dieci pianeti, fai clic in un punto qualsiasi vicino alla stella centrale. I tipi di pianeti possono essere selezionati sulla sinistra in ordine di massa crescente: Terra, Super Terra, Gigante ghiacciato, Pianeta gigante, Nana bruna o Stella nana. Ciascun pianeta è attratto gravitazionalmente non solo dalla stella centrale simile al Sole, ma anche da altri pianeti. Vengono assegnati dei punti, con applicazione di fattori bonus per sistemi sempre più affollati e abitabili. Il gioco termina dopo 1000 anni o quando un pianeta viene espulso gravitazionalmente. Negli ultimi anni sono stati scoperti molti sistemi esoplanetari e Super Planet Crash dimostra perché alcuni rimangono stabili. Come potresti sospettare dopo aver giocato a Super Planet Crash un po' di volte, c'è motivo di credere che il nostro Sistema Solare abbia perso dei pianeti nel corso della sua formazione.

domenica 19 giugno 2022

Il club di Dunning-Kruger

Una celebre citazione dal film Fight Club recita «Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club». Il meme qui sotto...

... la riformula in «La prima regola del club di Dunning-Kruger è che non sai di essere nel club di Dunning-Kruger». Quello a cui si fa riferimento è l'effetto Dunning-Kruger del quale ho già parlato più volte, ovvero quella distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti e competenti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in materia.

Colgo l'occasione per condividere il video di The Dunning-Kruger Song, brano tratto da The Incompetence Opera. Entrambi i video sono stati segnalati sul sito della rivista scientifica-umoristica statunitense Annals of Improbable Research che sponsorizza il non proprio ambitissimo premio Ig Nobel.

sabato 18 giugno 2022

La vita senza amore dimmi tu che vita è

L'altro giorno per curiosità mi sono messa ad ascoltare la playlist Spotify delle hit dell'estate 2022, e... beh, una roba sconfortante, incapace di reggere il confronto con le canzoni dei decenni passati che in questo periodo vengono proposte dopo il TG1 della sera a Techetechete'. Con mia stessa sorpresa, uno dei pochi pezzi che non mi hanno suscitato un immediato desiderio di fare skip – del resto devo darmi una regolata, dal momento che Spotify Free concede solo 6 skip ogni ora – è stato La dolce vita di Fedez, Tananai – rivelazione dell'ultimo Festival di Sanremo nonché idolo dei social – e Mara Sattei. Un terzetto a mio modesto parere assai meglio assortito rispetto a quello del tormentone 2021 di Fedez, quel Mille che lo vedeva duettare con due partner improbabili come Achille Lauro e Orietta Berti.

Poiché come ho già detto più volte ho un debole per le parodie musicali, non posso fare a meno di segnalare quella de Le Coliche, davvero ben fatta sia musicalmente sia visivamente, e con un testo piuttosto divertente incentrato su un tema che più "caldo" di così non si può, l'afa imperante, e in particolare su un suo spiacevole effetto collaterale.

Su Fedez e sul modo in cui ha scelto di comunicare la sua malattia, coerente con la sovraesposizione mediatica a cui lui e sua moglie Chiara Ferragni sembrano sottoporre ogni aspetto della loro vita, eviterò di esprimermi. Dico solo che gli sono umanamente molto vicina.

venerdì 17 giugno 2022

Scusa se ti mando un vocale

Nei giorni scorsi è diventato virale un post sui messaggi vocali scritto da un certo Matteo Pittarello. Ne riporto qui di seguito il testo, perché lo condivido in pieno (e meno male che io, di messaggi vocali, ne ricevo assai pochi, e mi guardo bene dal mandarne; tutt'al più se necessario provvedo a usare la funzione di dettatura dello smartphone, per poi dare una sistemata prima dell'invio).

"scusa ti faccio il vocale così faccio prima"
quando mandi un vocale risparmi tempo, dici quello che devi dire, consegni la palla al tuo interlocutore, ora tocca a lui.
però quando fai così ti sfugge una cosa: il rispetto del suo tempo.
il tempo è sacro. è una moneta scarsa che non torna indietro, è preziosissimo e deve essere di qualità.
Quando ricevo un vocale:
1. non so cosa contenga e sono costretto ad ascoltarlo per saperlo
2. non posso ricercarlo in caso di bisogno, non esiste una funzione "cerca" messaggio vocale e il suo contenuto
3. se per qualche motivo è contenuto qualcosa di interessante, me lo devo appuntare da qualche parte, con il rischio di perdere quell'informazione. informazione che chi, "facendo prima", ha messo su un vocale, si è risparmiato di appuntare per te con un messaggio scritto.
4. Perdo tempo IO: Leggiamo a una velocità più veloce di quanto ascoltiamo. una frazione di secondo in cui ho l'opportunità di sbirciare una notifica di un messaggio scritto è sufficiente per sapere se quel messaggio è importante, urgente, pericoloso, ilare. e IO, che ricevo il messaggio, risparmio tempo. L'ascolto, anche X2, non è lo stesso.
5. penso che chi l'ha mandato non abbia rispetto del tempo del prossimo. magari ha delle giustificazioni, magari sta guidando (ma esiste la funzione "detta"), magari è una mamma con in braccio un bimbo ed è in difficoltà. ma se non stai guidando, non hai lattanti in braccio, non sei in difficoltà a digitare perchè infortunato alle dita, secondo me ci sono poche scuse.
Occupare il tempo degli altri è un'azione intima. Va fatta con rispetto.
Edit: dopo qualche giorno mi sono accorto che qs post ha fatto un po’ di casino. È stato condiviso varie volte e un sacco di persone si sono sentite libere, giustamente, di criticare chi la lunghezza del messaggio, chi il contenuto, chi il sottoscritto, magari senza necessariamente conoscermi (e va benissimo). Ai difensori tout court dei vocali: il tema del post era, in ultima istanza, il rispetto.
E mi sembra che certi commenti piuttosto piccati ne abbiano semplicemente confermato il contenuto. Grazie 🙂

Questo fa il paio con un post molto più breve pubblicato qualche mese fa da Alessandro Gilioli...

"Scusa il vocale ma faccio prima".
Ecco, appunto, fai prima tu e faccio dopo io, non ti viene in mente che non sia educatissimo, anzi che sia cafonata doc?
#comitatovocalicriminicontroumanità

... e ci vedo anche un nesso con un video dei mitici The Jackal! :-D

A proposito, la "moda" di inviare messaggi vocali ha ispirato un podcast realizzato dal giornalista Pietro Minto, del quale ho già parlato qui.

Tanto per restare in tema di messaggi, proprio oggi un mio contatto ha condiviso alcuni versi di un brano che non conoscevo, Aglio e olio di Fulminacci feat. Willie Peyote. E proprio il rapper torinese, che ho già confessato di apprezzare (assieme proprio a Fulminacci era anche tra i miei preferiti del Festival di Sanremo 2021), declama i versi seguenti:

Lo so che sembro troppo formale
Uso le virgole su WhatsApp
Perché non è che sia preso male
Nah, però che palle 'sta velocità
Cosa ti costa quel piccolo gesto
Può cambiare il senso, almeno il suo lo fa
Vogliamo tutti risparmiare tempo
E poi con questo tempo in più cosa si fa? Bah

A dire il vero il mancato uso delle virgole, per quanto frequente soprattutto nelle app di messaggistica, in genere non è in grado di stravolgere il significato del testo, salvo casi particolari. Quello che non mi spiego è l'abuso di abbreviazioni tipo "nn" al posto di "non" e "xke" al posto di "perché", che all'epoca degli SMS poteva avere un senso per risparmiare caratteri, ma oggi...?!

P.S.: Il titolo del post è quello di un altro podcast curato fino a circa un anno fa da un mio "facciamico".

giovedì 16 giugno 2022

Slideshow per tutti i gusti

A proposito di gatti, dal momento che in questo periodo sono sempre nei miei pensieri... <3 stasera ti propongo TheSlideshow, un semplice strumento che permette di generare e visualizzare facilmente una presentazione (slideshow) di immagini online basata sui risultati di ricerca restituiti da Google Immagini. Un modo carino e "decorativo" per impiegare lo schermo del PC nei momenti di pausa, nello stile dei cari vecchi screensaver, che ormai da tempo non "salvano" più un bel niente ma rappresentano solo uno spreco di energia elettrica.

[Che c'azzeccano i gatti? Beh, se apri questo link noterai che scorre una serie di foto di felini, selezionati tramite il termine di ricerca (query) kitten]

Purtroppo Google Immagini limita tutti i risultati di ricerca automatizzati a un massimo di 64 risultati. Pertanto non è possibile includere più di 64 immagini in una presentazione.

Puoi condividere facilmente le presentazioni che generi tramite Facebook, Twitter e molti altri servizi. Basta fare clic sui collegamenti di condivisione nell'angolo in alto a destra dello schermo durante una presentazione.

[A me quei pulsanti compaiono solo se uso Google Chrome; evidentemente qualcuno dei componenti aggiuntivi che ho installato per alleggerire la navigazione con Mozilla Firefox, il mio browser prediletto, deve averli bloccati]

Per impostazione predefinita, la ricerca semplice (Simple) cerca immagini di grandi dimensioni. Se desideri cercare altre dimensioni dell'immagine, utilizza una ricerca avanzata (Advanced), che offre le seguenti opzioni aggiuntive.

Limita al sito web (ad es. 'flickr.com'): per lo slideshow di esempio è stato impostato tumblr.com
SafeSearch: disattivata | moderata | rigorosa
Dimensione desiderata dell'immagine: (qualsiasi) | piccola | media | grande | extralarge
Colorazione: (qualsiasi) | scala di grigi | a colori
Colore dominante: (qualsiasi) | nero | blu | marrone | grigio | verde | arancio | rosa | viola | rosso | color foglia di tè | bianco | giallo
Tipo di file: (qualsiasi) | jpg | gif | png | bmp
Tipo di immagine: (qualsiasi) | volti | foto | ClipArt | Line Art
Diritti: (qualsiasi) | riutilizzo consentito | riutilizzo commerciale consentito | riutilizzo con modifiche consentito | riutilizzo commerciale con modifiche consentito

mercoledì 15 giugno 2022

Intervallo

Questa sera condivido un video che rievoca il mitico Intervallo Rai degli anni '70-'80, con immagini di pecore. La colonna sonora è quella originale, e in realtà è formata da tre brani distinti: Toccata in La maggiore di Pietro Domenico Paradies, Sarabanda di François Couperin e Passacaglia di Georg Friedrich Händel.