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martedì 28 febbraio 2017

Nostalgia canaglia

Correva l'anno 2000 quando venne lanciato il Nokia 3310, uno dei cellulari di maggior successo della storia, con 126 milioni di esemplari venduti fino al suo ritiro dal mercato nel 2005. Io me ne innamorai non appena lo vidi su un cartellone pubblicitario, e dopo un po' lo feci mio; non rosso com'era quel "primo amore telefonico", però...


... bensì un grigio "topo" non proprio memorabile (e non mi dotai mai di cover intercambiabili).


Il 3310 avrà anche avuto delle funzioni ridicole rispetto ai moderni smartphone... comunque presentava delle peculiarità entrate nella leggenda, tali da dar vita a innumerevoli memi, come questo qui sotto. :-)


Ebbene sì, il 3310 poteva vantare un'autonomia di giorni e giorni – lo smartphone invece è già tanto se arriva da mattina a sera – e soprattutto era indistruttibile. Beh, quasi... Ne so qualcosa, dal momento che il mio venne messo KO da un temporale estivo! :-/
Nel corso dell'ultimo Mobile World Congress di Barcellona è stato presentato un remake del mitico 3310 prodotto dalla finlandese HMD Global, che detiene i diritti di utilizzo del marchio Nokia. Chi si aspettava un telefonino Android con schermo touch è rimasto deluso: le uniche innovazioni di rilievo rispetto al vecchio modello sono il display a colori, l'aggiunta di una fotocamera da 2 megapixel, il lettore MP3 e la memoria espandibile. Per il resto risulta tutto pressoché invariato, dal design – giusto un po' più sottile e leggero – alle funzioni: telefonate e SMS (niente WhatsApp, sorry), autonomia da urlo (quasi un mese in standby oppure 22 ore in conversazione con un solo ciclo di ricarica), radio, registratore vocale, browser web (che all'epoca non usavo mai, essendo i piani dati flat di là da venire). Ah, non poteva mancare una versione aggiornata del mitico gioco Snake... che però, come ho spiegato qui, presenta un valido surrogato in quest'app. Eh già, allo smartphone non intendo rinunciare... però, quando il telefono secondario dove tengo alloggiata la mia scheda TIM ormai pressoché in disuso dovrà andare in pensione, ci farò senz'altro un pensierino. In commercio ne esistono ancora parecchi, di feature phone a basso costo – sicuramente inferiore ai 49 euro che dovrebbe costare il nuovo 3310 – e con funzionalità ridotte, ideali per bambini e "tecnolesi"... ma vuoi mettere con la riedizione di un mito? ;-) «The icon is back», l'icona è tornata: è questo lo slogan del nuovo 3310!


Sui social l'annuncio dell'uscita del nuovo 3310 ha suscitato reazioni contrastanti: alcuni – tra i quali la sottoscritta – hanno apprezzato la cosa, che ad altri invece pare 'na strunzata. I due opposti atteggiamenti sono approfonditi in altrettanti articoli di Wired:
Infine, quest'altro articolo di Wired propone 10 cose che vorremmo veder tornare dopo il Nokia 3310, mentre su Focus.it c'è una rassegna dei 15 cellulari che hanno fatto la storia (fino all'avvento degli smartphone).
[La colonna sonora di questo post... no, non è cantata da Al Bano e Romina dei tempi d'oro: ho scelto questa cover di Occidentali's Karma, che rischia di scalzare quella dei 4 Santi dalla vetta delle mie preferenze! :-)]

lunedì 27 febbraio 2017

#FaboLibero #LiberiFinoAllaFine

Oggi non posso far altro che tornare ad occuparmi di eutanasia: lo spunto me lo offre la conclusione delle sofferenze di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo prima che un terribile incidente stradale lo rendesse tetraplegico e cieco; inoltre non poteva deglutire, e faticava enormemente a parlare. Mi associo allo struggente saluto di Selvaggia Lucarelli, che il giovane l'aveva anche intervistato assieme alla madre Carmen e alla fidanzata Valeria: «Ciao Fabo. È andata come volevi tu, non dove volevi tu. Sei tornato libero». Già, perché nei mesi scorsi era partita una campagna caratterizzata dall'hashtag #FaboLibero – tra gli altri ha aderito lo chef nutrizionista Marco Bianchi – per chiedere che venisse rispettata la volontà di Fabiano di porre fine in maniera dignitosa a un'esistenza per lui insopportabile. Così è stato, più o meno... solo che per riuscirci Fabo – accompagnato da Marco Cappato, politico radicale nonché tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni – si è dovuto recare in Svizzera, in un'asettica clinica specializzata nella "dolce morte"; c'è chi sostiene che in realtà queste strutture sono molto accoglienti... ma sono certa che chiunque, nel momento estremo, potendo scegliere preferirebbe trovarsi in un luogo familiare, circondato dalle persone e dalle cose a lui più care.
Prima che il destino di Fabiano giungesse a compimento, in tanti si sono sentiti in dovere di invitarlo a rimanere aggrappato a una vita che per lui era solo un indicibile strazio. Secondo me, invece, rifiutarsi di accettare un'esistenza così limitata, da parte di un giovane che, prima di quel giorno fatale, era tanto esuberante e pieno di interessi, è la più grande espressione d'amore verso la vera Vita; «l’eutanasia non è dare la morte, ma salvaguardare la vita, una vita che sta per spegnersi ma ancora chiede il raggio di luce dell’amore, e la mano calda della solidarietà umana», come ebbe a dire l'oncologo Umberto Veronesi. Altri hanno ipotizzato che, se Fabiano non fosse stato lasciato solo, avrebbe voluto continuare a vivere; che intromissione inopportuna e indelicata... Fabiano non era mica solo! Come minimo aveva una madre e una fidanzata che gli volevano molto bene, talmente tanto da accantonare il desiderio egoistico di tenerselo vicino ad ogni costo: esiste forse una forma d'amore più grande per un'altra persona? Gli unici che avrebbero dovuto lasciare Fabiano da solo sono coloro che di fatto gli hanno imposto le loro convinzioni morali o pseudo-tali. Per ostinarsi ad andare avanti in condizioni di estrema difficoltà probabilmente ci vuole più forza e coraggio di quanto ne occorra per porre fine a tutto ciò... ma chi siamo noi per pretendere che altri dimostrino una forza che non hanno, magari affidandosi a valori in cui non credono affatto?
Per certi versi so di cosa parlo. Anch'io anni fa rimasi vittima di un brutto incidente stradale. Dopo aver ripreso conoscenza, nelle prime settimane dovetti rassegnarmi a dipendere dagli altri per ogni cosa, dall'alimentazione all'espletamento dei bisogni fisiologici... e per quanto le persone che ti stanno accanto ti assistano con amore e senza fartelo pesare in alcun modo, tu inevitabilmente ti ci senti, un peso, e non vedi l'ora di tornare ad essere autosufficiente.
Sostenuta dall'enorme attaccamento alla vita che sono riuscita a sviluppare – o forse ce l'avevo già dentro di me senza esserne consapevole – mi sono ripresa quasi del tutto. In realtà la mia esistenza non è più tornata quella di prima, e ho dovuto accettare l'idea che alcune cose non avrei potuto farle mai più; ad addolorarmi maggiormente è stato il veto alla donazione di sangue, per tutelare la mia stessa salute. Non oso immaginare come dovesse sentirsi Fabiano, che è rimasto completamente immobile e senza la minima speranza di un miglioramento. Se fosse successo a me, mi avrebbe ancora sorretta l'attaccamento alla vita, oppure avrei fatto la stessa scelta di Dj Fabo? Questo non posso saperlo con certezza... Di sicuro, se avessi optato per la seconda ipotesi, sarei andata fuori di testa ogniqualvolta mi fossi sentita dire che non avevo il diritto di disporre della mia vita. In tanti affermano che la vita è un dono... Appunto, mica si dice "in comodato"! Se una cosa mi è stata donata, diventa di mia proprietà e quindi ho il diritto di disporne come meglio credo, senza doverne rispondere a nessuno, se non alle persone che a me e al mio bene ci tengono davvero.
A detta di molti è soltanto colpa del Vaticano se in Italia non abbiamo ancora uno straccio di legge sul fine vita... ma secondo Alessandro Capriccioli questo non è del tutto vero: su alcune questioni la politica se ne infischia altamente delle ingerenze della Chiesa, perciò questo non deve diventare l'alibi per evitare di prendersi la responsabilità di decidere. Segnalo una petizione lanciata dal senatore Luigi Manconi quando Fabo era ancora tra noi per sollecitare i politici ad approvare una legge sul testamento biologico.
Sorvolando sulla "cristianissima" Francesca Immacolata Chaouqui, che a Fabiano ha dato del vigliacco – e lei che maramaldeggia su un morto, allora, cos'è?! – e alla zia disabile chiamata in causa voleva talmente bene da aver continuato a usarne il permesso ZTL anche dopo la sua morte... Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia ha perso l'ennesima occasione per tacere tirando in ballo addirittura il Führer in un post che adesso mi risulta cancellato: «Hitler almeno i disabili li eliminava gratis». Peccato per "Marione" che non sia stato nessun altro a decidere di "eliminare" Fabiano: lui la sua volontà di farla finita l'ha espressa chiaramente fino all'ultimo. E se fosse stato in condizione di farlo forse avrebbe provveduto da sé, come ha fatto il regista Mario Monicelli... o forse no, perché anche per ammazzarsi ci vuole un fegato che non tutti hanno: ed ecco che entra il gioco il suicidio assistito.
Concludo linkando due articoli che chiariscono cosa non è l'eutanasia:

domenica 26 febbraio 2017

Un panorama da far girare la testa

L'Astronomy Picture of the Day di ieri, intitolata All Planets Panorama (Panorama con tutti i pianeti) e realizzata dall'astrofilo turco Tunç Tezel di The World At Night, è talmente larga che, quando poco fa ho aperto la pagina relativa, nel mio schermo – che ha una risoluzione di 1600 pixel in larghezza – non c'entrava mica tutta. Eccola qui sotto parecchio rimpicciolita; come al solito, clicca per ingrandirla.


Ed ecco la traduzione della relativa spiegazione.
Per 360 gradi, in questo notevole panorama è immortalata una veduta lungo il piano dell'eclittica, con sette pianeti in un cielo stellato. Il mosaico è stato costruito utilizzando immagini scattate dal 24 al 26 gennaio da Nacpan Beach, El Nido a Palawan, nelle Filippine. Esso copre l'orizzonte orientale (a sinistra) nelle prime ore buie del mattino e l'orizzonte occidentale nel cielo della sera. Mentre l'eclittica corre lungo il centro segnata da una debole striscia di luce zodiacale, anche la Via Lattea appare spezzata nell'immagine. Le nuvole e la Luna si uniscono al fugace pianeta Mercurio a est. Il giallastro Saturno, la luminosa stella Antares e Giove si trovano nei pressi dell'estremità dell'eclittica. Ad abbracciare l'eclittica vicino al centro ci sono Regolo, la stella alfa della costellazione del Leone, e l'ammasso stellare M44. I pianeti serali raccolti lungo l'eclittica sopra l'orizzonte occidentale sono il tenue Urano, il rossastro Marte, la brillante Venere e l'ancor più tenue Nettuno.
Qui sotto puoi vedere la versione etichettata – che su APOD compare posizionando il puntatore sopra l'immagine – con evidenziati i corpi celesti e le costellazioni visibili.


[A proposito... come mai non ho ancora scritto nulla sulla sensazionale scoperta dei sette esopianeti in orbita attorno alla stella TRAPPIST-1? Beh, mi sto ancora informando al riguardo... e avanti di questo passo, per quando avrò finito, saranno già state trovate le prove inconfutabili della vita extraterrestre! ;-)]

sabato 25 febbraio 2017

L'arte di googlare

Quest'oggi prendo spunto da un video con i consigli di Vera Gheno sull'arte di googlare; io, a dire il vero, certe accortezze le padroneggiavo già più o meno tutte, a parte l'uso del "+"... ma mi rendo conto che la loro conoscenza non è poi tanto diffusa quanto dovrebbe in quest'epoca in cui il corretto uso della Rete dovrebbe far parte del bagaglio culturale di qualunque internauta.

Il video lo puoi trovare sulla pagina Facebook della Franco Cesati Editore, che dell'arguta "linguista vagante" – in inglese wandering linguist, come lei stessa ama definirsi – ha pubblicato il libro Guida pratica all'italiano scritto (senza diventare grammarnazi)... del quale per quanto mi riguarda attendo con ansia l'uscita in formato ebook! ;-)
Alcune dritte per le ricerche online
Google non è case sensitive, non fa distinzione tra maiuscole e minuscole: quindi, digitare le maiuscole è superfluo.
È superfluo digitare articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni. Se dobbiamo cercare Il signore degli anelli è sufficiente signore anelli.
Google non è sensibile alle lettere con segni diacritici: dieresi, tilde, cediglia [personalmente mi permetto di aggiungere gli accenti, assai più comuni nella nostra lingua, NdC]... Possiamo digitare barone munchhausen invece di Il barone di Münchhausen.
Per trovare pagine in cui delle parole compaiono in un'esatta sequenza, conviene usare le virgolette: le cercherà come se fossero un'unica parola.
Per cercare un termine esatto basta anteporvi un "+": +cavaliere troverà solo il termine cavaliere e non cavalieri o cavagliere.
Attenzione all'autocorrezione: alcuni errori comuni diventano la forma più ricercata, portando fuori strada l'algoritmo.

venerdì 24 febbraio 2017

Cosa siamo diventati...

Mai e poi mai vorrei avere qualcosa in comune con gli individui capaci di toccare certi abissi di squallore, quindi avrei preferito usare come verbo "siete" o "sono"... fatto sta che siamo tutti esseri umani – anche se in alcuni di umanità ce n'è ben poca – e quindi mi sento coinvolta anch'io, pur vergognandomi di appartenere biologicamente alla stessa specie di chi ad esempio frequentava una pagina Facebook (fortunatamente ora rimossa) nella quale si condividevano indicibili fantasie sessuali su Bebe Vio, una delle persone più pulite e trasparenti che mi vengano in mente. La giovanissima schermitrice paralimpica ha dato prova di grande forza d'animo lanciando, in collaborazione con Alessandro Cattelan, una spiritosa campagna a favore degli haters.
Ciò premesso, anche oggi metto insieme alcuni spunti di riflessione raccolti in Rete e accomunati da un elemento: l'odio per gli immigrati.
  • Da ieri è divenuto virale un video nel quale si vedono due dipendenti della Lidl di Follonica tutti sorridenti e in vena di scherzare dopo aver letteralmente chiuso in gabbia due donne rom colpevoli di essersi intrufolate in una zona non aperta al pubblico per rovistare tra i rifiuti; non stavano mica rubando merce dentro il punto vendita, insomma... e quanto dev'essere messa male una persona per cercare qualcosa di utile nell'immondizia?! Una delle due donne strillava disperata come una bestia ferita, una roba straziante da stringere il cuore... a meno che uno non ce l'abbia proprio, un cuore. Mi sembra questo il caso di Matteo Salvini, il quale non solo si è detto disposto a sostenere anche legalmente i lavoratori accusati di sequestro di persona, dal cui operato la Lidl ha preso le distanze in modo netto, ma condividendo il video ha commentato con aria beffarda «Ma quanto urla questa disgraziata???». Che detto da un "disgraziato" – in un altro senso – che dei toni esasperati ha fatto quasi un marchio di fabbrica, fa girare le scatole ancora di più.
  • Un paio di settimane fa si è parlato parecchio del caso della liceale quindicenne di Vigevano che ha denunciato di essere stata aggredita, molestata e picchiata da due nordafricani sul treno Milano-Mortara-Alessandria nell'indifferenza generale; se ben ricordo il suddetto Salvini ha rispolverato per l'occasione il suo cavallo di battaglia della castrazione chimica. A me invece la faccenda puzzava di bruciato fin da subito... e ho fiutato bene, dal momento che oggi si è saputo che la ragazza si è inventata tutto: chissà cosa c'era dietro quei lividi e quella costola rotta, in realtà. Fatte le debite proporzioni, tutto ciò mi ha riportato alla memoria il ben più tragico delitto di Novi Ligure, quando la non ancora diciassettenne Erika De Nardo accusò dell'omicidio della madre e del fratellino due fantomatici rapinatori albanesi, e in un primo momento venne anche creduta; solamente in seguito venne appurato che ad uccidere i due con decine di coltellate era stata lei stessa, insieme al fidanzatino Omar.
  • Due giorni fa il professor Guido Saraceni si è occupato di un fatto avvenuto nei pressi della stazione di Milano Centrale: un uomo italiano ha aggredito la fidanzata, due immigrati irregolari che erano soliti dormire in stazione sono intervenuti per aiutare la ragazza, e l'aggressore ha reagito investendo con la macchina uno dei soccorritori. Il professor Saraceni ha dato prova della sua consueta ironia concludendo il post come segue: «gli stranieri rubano le buone azioni agli italiani, investiamoli a casa loro». Non l'avesse mai fatto: oggi ha voluto pubblicare un altro post per dare conto delle polemiche suscitate da quello dell'altroieri... al che sono andata a leggermi i commenti in questione, e mi sono messa le mani nei capelli.
  • Infine la scrittrice sarda Michela Murgia, al cui primo libro intitolato Il mondo deve sapere è ispirata la sceneggiatura del bellissimo film Tutta la vita davanti, ha raccontato un'esperienza personale abbastanza emblematica, ahinoi: camminando per Roma con un foulard sulla testa per proteggere i capelli dallo smog, visti anche i suoi tratti mediterranei sembrava in tutto e per tutto un'araba... e infatti, alle sue proteste nei confronti di un automobilista che non le aveva dato la precedenza sulle strisce, si è sentita rispondere «A MUSULMANA DDE MMERDA, VUOI VENIRE QUI A DIRE A NOI COME SI VIVE? TORNATENE AL TUO PAESE, CHE MANCO CI AVETE LE STRADE, PENSA I SEMAFORI!». La triste morale della favola l'ha esposta lei stessa: «a nessuno straniero sarà mai permesso di integrarsi alle regole italiane fino al punto di poterle rispettare impunemente più degli italiani stessi».

giovedì 23 febbraio 2017

Giustizia è fatta?

Negli ultimi due giorni ho avuto modo di leggere alcune notizie che mi hanno dato parecchio da pensare sul funzionamento del sistema giudiziario italiano, e su quanto possa essere difficile in generale fare davvero giustizia. Riporto i link qui di seguito con qualche parola di commento, astenendomi nei limiti del possibile dall'esprimere opinioni, anche perché le mie nozioni di diritto sono talmente scarse...
  • Manuel Foffo è stato condannato a trent'anni di reclusione per l'omicidio di Luca Varani; la scelta del rito abbreviato gli ha evitato l'ergastolo. Il padre della vittima ha contestato che si sia potuto giudicare un delitto di una tale efferatezza seguendo tale procedimento penale. Per quanto mi riguarda non capisco come siano potute cadere le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, che in base alla ricostruzione dei fatti sembravano incontestabili.
  • Una donna di ventisette anni ha appena saputo che non avrà giustizia per le violenze subite dal convivente di sua madre quando di anni ne aveva appena sette: questo perché persino un crimine odioso come la pedofilia è soggetto ad andare in prescrizione. La giudice stessa ha ritenuto di doversi scusare per le inammissibili lungaggini che hanno reso possibile quest'ulteriore torto. Del caso si è occupato anche Massimo Gramellini ne Il caffè, la nuova rubrica che tiene per il Corriere della Sera.
  • A Casale Monferrato una coppia di "genitori-nonni" – 75 anni lui, 63 lei – rischia di non poter mai più riabbracciare la figlioletta che a poche settimane di vita è stata tolta loro, in seguito a un episodio di apparente abbandono denunciato dai vicini di casa. A distanza di anni pare che si sia trattato di un enorme equivoco: i genitori in realtà non avevano nessuna colpa... fatto sta che la bimba, che oggi ha sette anni, da quattro non ha alcun rapporto con la famiglia naturale, e secondo il curatore speciale che ne rappresenta gli interessi la cosa migliore per lei è che venga adottata dalla coppia che da tempo ce l'ha in affido.
  • Infine, un recente fatto di cronaca che mi ha colpita moltissimo è stato quello di Vasto. A mesi di distanza dall'incidente nel quale aveva perso la vita la moglie, un uomo ha freddato con tre colpi di pistola il ragazzo che aveva investito la donna passando col rosso, e che quindi non è potuto arrivare vivo al processo per omicidio stradale che lo attendeva. L'altroieri al tribunale di Vasto ha avuto luogo la chiusura del procedimento a carico dell'investitore. Affinché questo potesse avvenire, però, l'avvocato dell'imputato defunto ha dovuto presentarne il certificato di morte. Non metto in dubbio che sia proprio questa la prassi... ma che cosa triste e lugubre!

mercoledì 22 febbraio 2017

Un curioso decalogo

Stasera sono un po' stanchina, per cui mi limiterò a condividere la traduzione di un simpatico "decalogo" che ho trovato sulla pagina Facebook Sun Gazing.

Cose di cui mi rendo conto man mano che invecchio:
  1. Parlo con me stesso, perché a volte ho bisogno del consiglio di un esperto.
  2. A volte alzo gli occhi al cielo ad alta voce. [Questa non è proprio immediata da tradurre... ma credo che così renda abbastanza bene l'idea! NdC]
  3. Non ho bisogno della gestione della rabbia, ho bisogno che la gente la smetta di farmi inc***are.
  4. Le mie abilità relazionali sono più che buone. È sulla mia tolleranza degli idioti che dovrei lavorare.
  5. La più grande bugia che dico a me stesso è «Non ho bisogno di scriverlo, me lo ricordo».
  6. Quando ero bambino pensavo che l'ora del sonnellino fosse una punizione. Adesso è come una piccola vacanza.
  7. Il giorno in cui nel mondo finirà il vino è un'idea davvero troppo terribile a cui pensare.
  8. Neppure il nastro adesivo può aggiustare gli stupidi, ma può attutire il suono.
  9. Non sarebbe bello se potessimo infilarci nell'asciugatrice per dieci minuti, uscirne senza rughe e più piccoli di tre taglie?
  10. Avere fortuna [toh, ho appena scoperto che in inglese get lucky vuol dire, ehm, anche un'altra cosa, NdC] significa entrare in una stanza e ricordare il motivo per cui mi trovo lì.
La 7 mi pare francamente eccessiva – per quanto mi riguarda, sono altri i "generi di conforto" che temo possano esaurirsi ;-) – e la 8 mi sa che non l'ho capita granché... ma le altre le trovo azzeccatissime, soprattutto la 3, la 5 e la 10!

martedì 21 febbraio 2017

Non fare come il luccio!

Il post di oggi prende spunto da una Pillola del Buon Umore pubblicata da Terenzio Traisci un paio di mesi fa, e che trovo di particolare ispirazione in questo momento della mia vita.


Ecco qui di seguito la trascrizione del testo.
Un luccio venne messo in un acquario con dei pesci piccoli e se li divorò in pochi secondi, perché è un predatore molto veloce. Allora i ricercatori misero altri pesciolini, ma dentro a dei cilindri di vetro trasparente, e il luccio subito si precipitò per mangiarli, ma non ci riuscì e si fece male sbattendo ripetutamente contro i cilindri di vetro trasparente. Dopo poco il luccio smise anche di provarci, perché pensava che fosse troppo doloroso e che non ce l'avrebbe mai fatta. Allora i ricercatori tolsero i cilindri ma niente, il luccio non si muoveva e sarebbe morto di fame nonostante l'abbondanza di pesci intorno a lui, se poi non fossero intervenuti i ricercatori a salvarlo. [L'esperimento del luccio è raccontato anche qui, NdC]
Cosa impariamo da questo esempio? Ti è mai capitato di sbattere contro un muro o di scottarti o farti male ripetutamente? E quando vivi un'esperienza traumatica, ovviamente, non vuoi più che si ripeta, e fai di tutto per evitarla, anche se quella era un'esperienza desiderata. Magari era nella tua indole e sentivi fosse la volta buona, eppure... ormai in te si è creata una convinzione limitante, che in verità è collegata alla paura del passato che proietti nel futuro. Pensa ad un amore per cui soffri talmente che abbini dolore ogni volta che ti si presenta l'occasione di provare ancora amore. Oppure pensa ad un progetto, ad un lavoro, ad un obiettivo da raggiungere che magari non è facile, e decidi di abbandonare per paura di farti ancora male, anche se magari ci sono delle occasioni ma non le vedi, perché il tuo cervello vede solo dolore ancora prima di viverlo. Sappi che è normale, perché è un meccanismo di difesa che però spesso ti preclude magari l'amore della tua vita, magari il lavoro della tua vita e la vita che ti meriti. La bella notizia è che ora lo sai. Sai cosa succede nella tua mente quando si crea una leva dolore [concetto spiegato qui dallo stesso Terenzio e anche qui, NdC], e quindi puoi scegliere tra essere in balia della paura ancora prima di viverla oppure rischiare di essere felice!
In amore per fortuna sono riuscita a vincere le mie paure, mentre finora in altri ambiti della mia vita ho avuto la tendenza a non impegnarmi più di tanto per timore di sbatterci di nuovo il muso... ma questo video mi ha aiutata ad aprire gli occhi: non permetterò più a certi meccanismi di difesa fin troppo zelanti di tenermi lontana dai miei obiettivi!

lunedì 20 febbraio 2017

Salviamo le api!

Anche se sono cresciuta coi cartoni animati di Magà e dell'ape Maia, le api non mi stanno granché simpatiche, perché quando ne incontro una ho sempre il timore che possa pungermi... fatto sta che questo genere di insetti è fondamentale per l'impollinazione e la conseguente riproduzione di vari tipi di piante: se le api non ci fossero, bisognerebbe inventarle!
L'altro giorno ho ricevuto da Greenpeace una newsletter della quale riporto qui di seguito il testo.
Ciao,
Riesci a immaginare un mondo dove sciami di droni telecomandati volano di fiore in fiore e con la loro pancia pelosa catturano il polline, provando a sostituirsi alle api ormai estinte?
Non è fantascienza, è già realtà!
L’Istituto nazionale di scienze e tecnologie industriali avanzate (Aist) di Tsukuba, in Giappone, sta sviluppando robot impollinatori progettati per rimpiazzare api e farfalle, che sono ormai in declino a causa dei pesticidi.
Pensi davvero che sia una grande invenzione? La soluzione alla scomparsa delle api e degli altri insetti impollinatori non può essere creare un nuovo mondo fatto solo di robot!
Se sei d’accordo con noi, FIRMA IL NOSTRO APPELLO PER SALVARE LE API!
Le api non producono solo miele, ma svolgono un ruolo fondamentale nella produzione alimentare.
Un terzo del cibo che mangiamo (ad esempio zucchine, albicocche, mandorle, coriandolo, olio di colza e molti altri alimenti) dipende dalla loro opera di impollinazione.
Pesticidi, perdita di habitat, monocolture e cambiamenti climatici minacciano la loro sopravvivenza, e quindi la nostra produzione alimentare, tanto da spingere gli scienziati a progettare un surrogato di questi importantissimi insetti.
ORA IMMAGINA UN FUTURO dove in agricoltura non siano più utilizzati pesticidi chimici dannosi, dove non ci siano monocolture nè specie in declino e dove un processo naturale come l’impollinazione non sia operato da robot e altri surrogati.
QUESTO FUTURO DOBBIAMO COSTRUIRLO INSIEME FIN DA SUBITO!
Chiedi al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando dei pesticidi dannosi per le api e l’ambiente.
Nei nostri campi vogliamo degli insetti veri, e nei nostri cibi non vogliamo più pesticidi! FIRMA ORA.
Robot impollinatori?! È vero che la robotica è destinata ad entrare sempre più a fondo nelle nostre vite, ed entro certi limiti si tratta senz'altro di un cambiamento in meglio... ma mi sa che in questo caso siamo ben oltre questi limiti. Se anche tu la pensi in questo modo, eccoti qua il link alla petizione.
Del problema si è occupata anche la senatrice Monica Cirinnà, il cui nome è legato alla legge sulle unioni civili, pubblicando su Facebook un post che riporto qui di seguito.
Tutti conosciamo l'importanza delle api e il rischio che stanno correndo. Fate un piccolo sforzo e sostenete questa campagna.
Maggiori informazioni:
Segue il link a un'altra petizione indirizzata al premier canadese Justin Trudeau, ai leader mondiali e ai ministri dell'agricoltura.

domenica 19 febbraio 2017

A caccia del lavoro dei sogni

Noi utenti della Rete siamo abbastanza inclini a ritenere che lavorare per Apple o per Google sia il massimo della vita... anche se di certo non si tratta di una carriera alla portata di tutti: un tizio che conobbi all'università e che ricordo come un autentico genio dell'informatica adesso lavora sì per Google, ma ha dovuto acquisire un bel po' di esperienze professionali prima che il suo curriculum fosse reputato appetibile dai selezionatori. Una bimba inglese di 7 anni sogna talmente tanto di lavorare per Google da aver inviato una candidatura scritta a penna, con tanto di risposta da parte del CEO Sundar Pichai... eppure dalle testimonianze di attuali ed ex dipendenti raccolte in questo articolo si desume che un impiego a Mountain View non sia esattamente quell'esperienza idilliaca che magari ci si immagina. Un discorso analogo vale per Apple, a cui è dedicato quest'altro articolo.
Per quanto riguarda Google, qui c'è un video che illustra alcune domande piuttosto bizzarre che non vengono più poste ai colloqui di lavoro... ma se aspiri a lavorare per Big G è bene che tu le conosca, non sia mai decidessero di reintrodurle! Se invece hai intenzione di farti assumere a Facebook, c'è una domanda ben precisa alla quale dovrai essere in grado di rispondere in modo convincente: scopri qui qual è. A proposito di Facebook, dopo le Storie di cui parlavo proprio ieri è in arrivo l'ennesima copiatura da altri social: il sito fondato da Mark Zuckerberg è in procinto di fare concorrenza a LinkedIn lanciando – dapprima negli Stati Uniti e in Canada, poi chissà quando toccherà al nostro Paese – la funzione Facebook Jobs per incrociare domanda e offerta di lavoro.
Ovunque tu abbia intenzione di indirizzare la ricerca di un impiego, è importante che tu sia consapevole di cosa scrivere nel curriculum, ma soprattutto degli sbagli da NON fare: a tal proposito ti consiglio di leggere quest'articolo nel blog di Organizzazione eventi e quest'altro (semiserio ma ugualmente prezioso) de Il Milanese Imbruttito. Voglio comunque sperare che in nessun caso commetteresti errori clamorosi come quelli elencati in quest'articolo... :-)