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mercoledì 13 luglio 2016

Un viaggio senza ritorno

Il mezzo di trasporto sul quale in vita mia ho viaggiato di più in termini di distanza percorsa è il treno, probabilmente: non so quante decine di migliaia di chilometri (avrei modo di fare una stima più accurata, ma adesso non m'importa). Solo quando frequentavo l'università, per cinque anni ho fatto Pescara-Ancona (circa 150 km) e ritorno quasi tutte le settimane su regionali o intercity. Comunque non ricordo di aver mai temuto sul serio di correre rischi gravi a bordo di un treno.
Anche per questo, ciò che è accaduto ieri in Puglia mi ha turbata così tanto. Ma finora non avevo scritto nulla al riguardo sui social: a parte frasi super-inflazionate del tipo «Non ci posso pensare, è terribile», soprattutto dopo aver letto le storie delle vittime, oppure «È assurdo che con le tecnologie ultra-moderne che ci ritroviamo non esista un modo sicuro per scongiurare lo scontro di due treni su un binario unico», non mi veniva in mente altro. Chissà se qualcuno avrà pensato di me quello di cui si è sentita accusare Claudia, della quale mi permetto di prendere a prestito le parole.
Non è che se uno non scrive sempre parole di cordoglio per ogni tragedia all'ordine del giorno, vuol dire che non ci pensa. A volte si può pensare senza scrivere o scrivere senza pensare, ma immagino che non abbiate esperienza del primo caso.
Le cause dell'accaduto sono ancora da chiarire, ma sul fatto che si sia trattato di un errore umano di qualche tipo non mi sento di dubitare. Ciò non vuol dire che le ferrovie in Puglia stiano messe peggio che altrove, anzi; a tal riguardo segnalo lo screenshot di uno status che ho trovato su Facebook.


Quest'altro post espone le toccanti riflessioni di Nicola, che proprio su quella tratta ferroviaria ci ha viaggiato un sacco.
Non meritano alcun commento certe battute inqualificabili che svariati "leoni da tastiera" hanno avuto il coraggio di esternare: ne trovi una piccola ma tristemente significativa selezione qui sotto.


La risposta migliore a cotanta meschinità l'hanno data gli stessi pugliesi affollando gli ospedali per donare il sangue necessario ai numerosi feriti.


(via No, non venite in Puglia)

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