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martedì 29 luglio 2014

Affinché certe fatali distrazioni siano solo un triste ricordo

Molti trovano inconcepibile che una persona possa arrivare al punto di dimenticare un bambino in macchina... eppure succede, e troppo spesso ne consegue la morte del piccolo per ipertermia. Nel 2010 Gene Weingarten, giornalista del Washington Post, vinse il premio Pulitzer con un articolo nel quale analizzava il fenomeno. «Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti all'anno, quasi tutti tra la primavera, l'estate e l'inizio dell'autunno, e nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni, dimenticati in macchina da persone sane e "normali" – genitori solitamente attenti e premurosi – vittime di un'occasionale distrazione», riassume Il Post: insomma, non si tratta certo di mostri... e in generale chi commette un simile tragico errore non merita affatto di essere colpito da una riprovazione tale da rendere ancora più schiaccianti lo strazio e il senso di colpa che inevitabilmente lo accompagneranno per tutta la vita. Weingarten riferisce le prime parole pronunciate da un padre dopo aver perso in questo modo il figlioletto adottivo: «non voglio sedativi, non merito sollievo dal dolore, voglio sentire tutto e poi morire». Ebbene, alla fine quel padre venne assolto dall'accusa di omicidio. E chi sono io per giudicarlo?
Ma come può succedere una cosa del genere? Negli ultimi anni a quanto pare ha influito parecchio la prassi di sistemare i seggiolini dei bambini sul sedile posteriore, il che li tiene al sicuro dall'airbag passeggero ma li sottrae alla vista di chi è seduto davanti. Comunque questo non basterebbe, se nella mente sopraffatta dallo stress non scattasse una sorta di blackout. Arnaldo Benini, docente di neurochirurgia e neurologia all'Università di Zurigo, descrive il fenomeno come segue:
Un padre affettuoso e premuroso dimentica la figlia di due anni in automobile, e la piccola muore. Tutti a chiedersi sgomenti come ciò sia stato possibile. L'energia di cui il cervello dispone non è sufficiente a tenere attivi simultaneamente tutti i meccanismi della coscienza e della memoria. Un compito prevale sugli altri. Pensare alla propria figlia chiusa in macchina al sole dovrebbe avere la preminenza assoluta: ma il criterio col quale, nei meccanismi della coscienza, un compito prevale sugli altri, è sconosciuto. Probabilmente è casuale. Nel cervello del padre la concentrazione mentale su quel che doveva fare ha ridotto l'attività dei meccanismi della memoria al punto da dimenticare la bambina. Una tremenda coincidenza di eventi sfavorevoli ha portato i meccanismi del cervello a determinare un comportamento sul quale la volontà non può nulla perché essi stessi sono il prodotto di un meccanismo nervoso, in quel momento incapace di agire nella direzione giusta.
Si può fare qualcosa per evitare simili tragedie? Per fortuna sì. Per i genitori...
Un consiglio è quello di mettere sempre la borsa del cambio (o i giochi) bene in vista sul sedile anteriore, a segnalare e ricordare la presenza del bambino sul sedile posteriore. Un altro è quello di tenere invece oggetti personali d'uso frequente – come il telefonino, la borsa o il portafogli – vicino al bambino per tutto il tempo del viaggio.
Mentre per tutti noi...
Qualsiasi passante che noti un bambino solo in macchina farebbe bene a chiamare immediatamente il 112, che è il numero unico per le emergenze in tutti i paesi dell'Unione europea.
E pure la tecnologia può venire in aiuto. In un commento al post nel quale raccomandavo di non lasciare i cani dentro l'auto – cosa che probabilmente viene fatta non di rado in modo intenzionale, piuttosto che per una semplice dimenticanza – mi è stata segnalata l'app tutta italiana (è stata realizzata a Messina) Infant Reminder, disponibile per Android e iPhone. L'applicazione è in grado di emettere allarmi sonori e visivi periodici durante un viaggio, e all'occorrenza di inviare sms e e-mail ai recapiti impostati, per scongiurare nei limiti del possibile il rischio di tragiche distrazioni. Io non l'ho provata – invito chi ne abbia l'occasione a fare qualche test – ma guardando la videoguida ho avuto l'impressione che il suo limite principale sia la necessità di attivarla e di selezionare la destinazione all'inizio del viaggio: e di questo, come pure di tante altre cose, credo sia fin troppo facile scordarsene. Più promettente, seppure ancora nelle fasi iniziali, è "The Hot Seat", un'invenzione brevettata dalla studentessa americana Alissa Chavez: si tratta di un dispositivo di sicurezza che monitora il seggiolino del bambino, facendo scattare un allarme in caso di pericolo. Davvero in gamba, questa ragazza all'ultimo anno di liceo! :-) Sul sito internazionale di crowdfunding Indiegogo è stata aperta una campagna per finanziare la costruzione di un prototipo funzionante della sua invenzione, da sottoporre ad aziende del settore per ottenerne la commercializzazione.

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