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venerdì 26 febbraio 2016

Valorizzare le imperfezioni

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un suggestivo racconto zen che mi ha colpita a tal punto da indurmi a condividerlo qui sul blog.
Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d'acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.
Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:
«Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa».
La vecchia sorrise:
«Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa».
La storia dei due vasi cinesi ha evocato nella mia memoria il kintsugi o kintsukuroi, ovvero...
l'arte giapponese di riparare con l'oro gli oggetti in ceramica andati in frantumi. In questo modo ciò che si rompe non viene accantonato o gettato ma acquista un grande valore. Di solito si utilizzano miscele create con polvere d'oro oppure d'argento, ma anche polvere di bronzo, di ottone o di rame.
Questa tecnica giapponese permette di ottenere degli oggetti di grande valore sia dal punto di vista artistico, per via della bellezza delle decorazioni, sia da quello economico, dato che vengono utilizzati dei metalli preziosi.
Le creazioni che avvengono in questo modo sono tutte dei pezzi unici, visto che il modo in cui il vasellame in ceramica si può rompere e frantumare è sempre imprevedibile. L'arte del kintsugi si basa su un'idea molto semplice: da un'imperfezione può nascere una vera e propria forma artistica in grado di portare sia alla perfezione estetica che ad una crescita interiore.
Immaginiamo, infatti, con quanta pazienza gli artigiani giapponesi riparino gli oggetti in ceramica andati in frantumi non soltanto per renderli di nuovo utilizzabili, ma per restituire loro un grande valore. La lezione è presto detta: un oggetto rotto non va necessariamente gettato tra i rifiuti, anzi, lo possiamo riparare e addirittura migliorare.
Probabilmente questo concetto è piuttosto lontano dalla tipica cultura occidentale dell'usa-e-getta. L'approccio giapponese alla rottura di oggetti come vasi o piatti in ceramica ci fa riflettere sul nostro modo di trattare le cose. Ci insegna che da una rottura può nascere una nuova interezza.
Forse potremmo sentirci a lungo tristi per la rottura di un oggetto a noi caro senza pensare che esista la possibilità di ripararlo e di rimetterlo a nuovo, rendendolo ancora più prezioso.
A proposito di cose rotte che vale la pena di aggiustare, cade proprio a fagiuolo l'immagine qui sopra, che riporta una preziosa perla di saggezza – peccato per l'apostrofo mancato ;-) – che mi è capitato di leggere in Rete.
Infine, tanto per restare in qualche modo in tema, proprio oggi mi sono imbattuta in questa citazione di Philip Roth.
L'unica ossessione che vogliono tutti: l'"amore". Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l'amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.
Intrigante, nevvero?
[La colonna sonora di questo post è How Can You Mend A Broken Heart, interpretata dalle suadenti voci di Michael Bublé e Barry Gibb]

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