giovedì 16 dicembre 2021

Com'è difficile capire e farsi capire

Stasera vorrei accennare a due questioni differenti ma in qualche modo correlate che ho notato frequentando Facebook.

Ieri una mia "facciamica" ha posto un quesito sperando che qualcuno dei suoi contatti avesse le conoscenze necessarie per rispondere. Ha ricevuto tre commenti, i primi due talmente inutili da risultare sconfortanti... e il terzo, piuttosto sarcastico ma estremamente vero: «Mi piace sempre quando si fa una domanda precisa e la gente risponde altro pur di poter rispondere qualcosa».

Questa è una particolarità che ho notato spesso negli ultimi tempi, soprattutto nei commenti ai post e agli articoli riguardanti la pandemia: qualcuno pone una questione specifica... e arrivano risposte in cui ciascuno si premura di comunicare come funzionano le cose nel suo limitatissimo orticello, spesso senza dare una risposta valida alla domanda iniziale. Un esempio schematico, basato su ripetute esperienze personali: «Come ci si prenota per la vaccinazione in Lombardia?», «Mah, guarda, in Abruzzo si fa così», e aggiungono pure un sacco di dettagli superflui. Sembra quasi che certe persone non possano fare a meno, oppure si sentano in dovere, di dire la loro senza conoscere la risposta o magari senza aver neppure capito la domanda; eppure a volte non sarebbe proprio il caso, perché nella migliore delle ipotesi si contribuisce al rumore di fondo, mentre nella peggiore si rischia di dare informazioni infondate e/o fuorvianti.

La seconda questione ancor più che i social riguarda l'informazione, ma è stata messa in evidenza dal giornalista Rai Gerardo D'Amico in un suo post su Facebook. Stéphane Bancel, amministratore delegato di Moderna, ha dichiarato «Se vuoi dati scientifici perfetti sulla sicurezza su 10 anni, devi aspettare 10 anni». Visto che i vaccini contro il coronavirus sono disponibili solo da poco più di un anno, si tratta di un'affermazione abbastanza ovvia, persino tautologica... che però nel titolo dell'articolo mostrato diventa «Servono almeno 10 anni per vedere gli effetti avversi», che vuol dire ben altro e sembra fatta apposta per invitare a nozze i no-vax. I quali quasi mai si prenderanno la briga di andare oltre il titolo.

E quale sarebbe il nesso tra queste due questioni?, ti starai forse chiedendo. Beh, non saprei spiegarlo chiaramente; diciamo che c'entra l'incomunicabilità. Da una parte ti senti incompreso constatando che le tue richieste vengono travisate; dall'altra vorresti informarti e comprendere, ma ti trovi di fronte all'ignoranza e/o alla malafede che ti portano fuori strada.

2 commenti:

  1. È che a volte le domande sono solo apparenti: non so te ma i miei “facciamici” (bellino!) sono su posizioni estremamente polarizzate. O totalmente a favore dei vaccini o totalmente contro: chi anche avesse posizioni intermedie preferisce tacere per non rischiare di venire coinvolto in risse da bar (su FB!).
    In questi casi che risposte dai? Se sai già che quella persona vuole una certa risposta e che ignorerà tutte le altre che senso ha rispondergli? Se sei capace e hai senso dell’umorismo puoi lasciare una battuta ma anche in questo caso ha relativamente senso: può essere sì un segno di amicizia e/o simpatia ma più spesso di narcisimo…

    No: il punto fondamentale è che le reti sociali non possono essere usate per comunicare: sono solo uno sfogo per la frustrazione dove si viene profilati in base ai nostri “like”.

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    1. Ma infatti io dalle discussioni con posizioni, come dici tu, estremamente polarizzate mi tengo accuratamente alla larga, allo stesso modo in cui evito di discutere col collega no-vax: l'esempio a cui facevo riferimento era un semplicissimo passaggio di informazioni.

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