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martedì 3 giugno 2014

Un problema tutt'altro che banale

Qualche settimana fa mi è capitato di guardare il video di lancio di una fantomatica app chiamata AirWnC. L'applicazione in questione richiamava fin dal nome Airbnb, il noto «portale online che mette in contatto persone che cercano un alloggio a breve termine con altre persone che hanno uno spazio extra da affittare, generalmente privati» (fonte Wikipedia), e aveva una funzione per certi versi analoga ma assai più specifica: parafrasando la definizione di Airbnb, mettere in contatto persone che cercano una toilette in una città che non è la propria con altre persone che mettono a disposizione la propria stanza da bagno a fronte di un modico compenso. Se ti stavi accingendo speranzoso a cercare AirWnC per scaricarla e installarla sul tuo smartphone, mi spiace ma rimarrai deluso, perché non esiste (non ancora, almeno): trattasi di una spiritosa trovata di marketing virale studiata da ComboCut, una video agency con sede a Milano.
http://www.unicef.org/toilets4all/
Sperando di essere riuscita a catturare la tua attenzione, adesso cambio del tutto registro. Se nella nostra società la ricerca di una toilette il più possibile pulita è una banale seccatura, e soprattutto in città si può dare per scontata la possibilità di trovarne una, nei Paesi in via di sviluppo la faccenda è decisamente più seria: un terzo della popolazione mondiale è costretto a "farla" dove capita. Per sensibilizzare la gente nei confronti di questo problema, nel bel mezzo di Piccadilly Circus è stato allestito un gabinetto con una particolarità: le pareti erano costituite da vetri unidirezionali. In questo modo chi si trovava fuori non poteva vedere chi c'era all'interno, mentre chi entrava per usufruire del servizio poteva rendersi conto di cosa si prova a fare i propri bisogni all'aperto. L'hashtag della campagna, della quale sono venuta a conoscenza tramite Viralmente, è #toilets4all, e il tutto è illustrato nel video qui sotto.


Ma non è solo un problema di privacy, purtroppo... Se dovessi stentare a capacitarti della serietà della situazione, una notizia tanto recente quanto terribile servirà a persuaderti: in India due adolescenti che si erano appartate in cerca di un posto discreto dove fare i propri bisogni sono state aggredite, sottoposte a uno stupro di gruppo e uccise. Come dice il titolo dell'articolo di The Guardian, questo dovrebbe farci arrabbiare, non certo suscitare del semplice imbarazzo, che è la reazione più comune tra noi "civilizzati" quando si affrontano certi argomenti. Perché un numero inimmaginabile di donne in tutto il mondo è esposto al pericolo di molestie, minacce e aggressioni quando si avventura in posti poco raccomandabili a causa della mancanza di servizi igienici. Per non parlare dei rischi per la salute pubblica in termini di inquinamento e diffusione di malattie: specialmente la diarrea, una delle principali cause di mortalità infantile nei Paesi in via di sviluppo. «WaterAid, l'Unicef e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme a centinaia di altre organizzazioni in tutto il mondo, chiedono un nuovo obiettivo di sviluppo sostenibile che impegni i paesi ad assicurare che entro il 2030 tutti abbiano ovunque accesso ai servizi sanitari di base, acqua potabile e igiene»: diritti umani fondamentali che occorre impegnarsi con sempre maggior determinazione a far rispettare.

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