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lunedì 11 gennaio 2016

Una stella fra tante meteore

Tre giorni fa, giorno del sessantanovesimo compleanno di David Bowie, è uscito il suo nuovo album Blackstar, del quale si è molto parlato sui social, e l'attore toscano Leonardo Pieraccioni ha condiviso un divertente ricordo di quando recitò assieme al poliedrico artista britannico nel film Il mio West, girato nello splendido scenario di Campocatino in Garfagnana che il mio amore mi ha fatto scoprire l'estate scorsa (sia Campocatino che il film, voglio dire). Così, quando stamattina ho aperto Facebook e mi sono ritrovata la timeline invasa dalla notizia della scomparsa del musicista britannico, stentavo a credere ai miei occhi. Purtroppo questa volta era tutto vero, non si trattava di una bufala. La cosa non poteva lasciarmi indifferente, sia per l'età relativamente giovane, sia soprattutto per la causa del decesso...
Oserei dire che finora Bowie l'ho apprezzato di più nelle vesti di attore – oltre a Il mio West, lo ricordo nei panni dello scienziato Nikola Tesla in The Prestige – che non in quelle di cantante, visto che dal punto di vista vocale, per me essenziale, non mi piaceva un granché... e adesso lapidatemi pure! ;-) Comunque sarei sciocca se non riconoscessi che ha scritto canzoni destinate a sopravvivergli a lungo. Forse l'unica persona a cimentarsi in un brano del repertorio di David Bowie con esiti degni di nota è stato l'astronauta Chris Hadfield, che ha cantato Space Oddity... nello spazio, per la precisione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Devo confessare che di Bowie conosco giusto i classici più noti, ma mi riprometto di approfondire la mia conoscenza della sua discografia, e Nothing Has Changed, l'album antologico uscito meno di due anni fa, mi sembra un buon punto di partenza.
Avevo da parte un post in cantiere che mi dà l'opportunità di rispolverare altri due miei ricordi legati a Bowie, ed oggi è proprio il giorno giusto per pubblicarlo, tanto più che si parla di musica.

C'era una volta un programma televisivo trasmesso da Italia 1 che non mi dispiaceva affatto: si chiamava Meteore e aveva lo scopo di rintracciare i personaggi del mondo dello spettacolo che, dopo aver conosciuto una notorietà più o meno clamorosa ma fugace, sembravano spariti nel nulla. Anche Meteore, la cui sigla era un brano di un artista che tutto è stato fuorché una meteora, Starman di David Bowie, sparì dai palinsesti dopo appena due anni: peccato, perché era un programma carino... mentre di produzioni Mediaset che io reputo trash allo stato puro, a cominciare da Supposta C'è posta per te e i programmi di Barbara D'Urso, non c'è verso di liberarsene.
Oggi però, rispetto a quasi vent'anni fa, è ancora più immediato accendere il PC, o addirittura mettere mano al pratico smartphone, e chiedere a Google o a chi per esso che fine abbia fatto il cantante che tanto ti piaceva quando eri adolescente e di cui non hai più notizie da allora. È quello che ha fatto la sottoscritta per gli artisti elencati in un articolo di Giornalettismo, Le 20 meteore della musica che ancora ti chiedi che fine abbiano fatto; in verità non ho cercato tutti, ma soltanto quelli che mi ricordavo. I Dexys Midnight Runners (Come on Eileen), Toni Basil (Mickey) e Gerardo (Rico suave) mi perdoneranno...
  • Se vuoi sapere di cosa si occupa oggi il rapper di Supercafone (1999), non devi far altro che seguire er Piotta sui social!
  • Glorious (1999) dello svedese Andreas Johnson mi piaceva a tal punto che, quando partecipai alla campagna per l'apparentemente defunto Dada Music Movement, la inserii nella mia playlist del cuore...
  • Mi garbava parecchio pure If you believe (1998) di Sasha. Il cantante tedesco, al secolo Sascha Schmitz, «Oltre alla carriera musicale come Sasha, dal 2003 utilizza l'alter ego Dick Brave e diventa il leader del gruppo musicale rockabilly Dick Brave & The Backbeats, con cui realizzano cover riarrangiate di celebri brani di artisti come P!nk, George Michael, Michael Jackson, Bruno Mars e molti altri».
  • Anche se non amo ballare, nel 1999 non riuscivo a resistere alla tentazione di tenere almeno il tempo con il piede quando ascoltavo Mambo no. 5 di Lou Bega, remake del brano strumentale del 1952 di Pérez Prado. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla versione disneyana che ho trovato linkata nell'articolo di Giornalettismo.
  • Chi non ricorda la Macarena (1996), brano (e ballo) di enorme successo lanciato dai Los del Río? Ebbene, il duo spagnolo ha continuato a calcare le scene. Ma senza più lasciare il segno nel nostro Paese, per quanto ne so...
  • I norvegesi a-ha, che qua in Italia ricordiamo solamente per la hit del 1985 Take on me, hanno inciso un sacco di altri dischi, e dopo essersi sciolti per qualche tempo si sono riuniti proprio l'anno scorso.
  • Il gruppo brasiliano dei Tribalistas è nato nel 2002 dalla collaborazione fra tre artisti: la cantautrice e produttrice Marisa Monte, il poeta e musicista Arnaldo Antunes ed il percussionista Carlinhos Brown. Já sei namorar è stato il primo singolo estratto dal loro primo ed unico album, l'omonimo Tribalistas.
  • I britannici Chumbawamba, che ebbero il primo successo commerciale con il singolo Tubthumping (1997), si sono sciolti nel 2012.
  • A proposito di Born to be alive (1979), il più grande – o forse dovrei dire l'unico? – successo del cantautore francese Patrick Hernandez, ricordo che «Nel 1990 fu realizzata una parodia del brano da parte del gruppo Elio e le Storie Tese, intitolata Born to be Abramo, reincisa poi dal gruppo nella raccolta Del meglio del nostro meglio con la partecipazione dello stesso Hernandez, che la ricantò con il testo parodiato in lingua italiana».
  • I The Knack, il complesso statunitense che divenne famoso nel 1979 con il primo singolo My Sharona, hanno avuto un'attività abbastanza frammentaria, che sembra essersi definitivamente conclusa nel 2010 con la morte del cantante Doug Fieger.
  • Anche il brano per cui vengono ricordati i The Buggles, Video killed the radio star (1979), era il loro primo singolo. Pare che i due membri della band, Trevor Horn e Geoff Downes, facciano ancora occasionali apparizioni dal vivo.
  • Nena, l'interprete di 99 Luftballons (1984), è la cantante pop di lingua tedesca di maggior fama internazionale nella storia della musica leggera tedesca. Ed è ancora sulla breccia!
  • «Negli Stati Uniti i Right Said Fred sono considerati un caso di one hit wonder, dato che I'm Too Sexy fu l'unico loro brano ad entrare in classifica. Tuttavia il gruppo ha avuto grande successo in Regno Unito, Germania e Giappone».
  • Te la ricordi, Bitch (1997) di Meredith Brooks? «In realtà ad oggi, si è trattato dell'unico successo degno di nota della cantante, al punto che nonostante la sua carriera sia continuata, per molti Meredith Brooks è considerata un classico esempio di One hit wonder».
  • «In un sondaggio condotto dalla rivista Rolling Stone Who Let the Dogs Out? è stata votata terza fra le dieci canzoni più "fastidiose" della storia». E i Baha Men che nel 2000 incisero quell'obbrobrio? «Successivamente all'album Who Let the Dogs Out? il gruppo non ha più riscosso il medesimo successo». Occheppeccato... ;-)
  • Di Tainted love (1982) non la conoscevo neanche, la versione dei Soft Cell, ma soltanto la cover incisa nel 2001 da Marilyn Manson, che non è proprio il mio artista preferito... e ho detto tutto!
  • Ice Ice Baby (1990), singolo di Vanilla Ice, deve gran parte della sua fama alla presenza al suo interno di un campionamento della celebre Under pressure cantata dai Queen con David Bowie. Vanilla Ice sarà anche stato il primo artista hip hop bianco ad andare in vetta alle classifiche... ma posso dire che con delle premesse così misere non sono affatto curiosa di scoprire che fine abbia fatto? ;-)

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