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martedì 19 gennaio 2016

This could be heaven or this could be hell

L'estate che seguì il mio quattordicesimo compleanno trascorsi un paio di settimane coi miei genitori in montagna, nella base logistica di Roccaraso (papà era militare dell'Esercito, casomai non lo sapessi). Di quella vacanza ricordo soprattutto due cose: la mia prima vera cotta adolescenziale – lui era bello, atletico, bravo a cantare e suonare... e nun me se filava de pezza, chettelodicoaffa' ;-) – e la compilation che passava in continuazione nei locali comuni della base logistica, e che mi piacque a tal punto che volli farmela riversare su audiocassetta. Magari si sente ancora, ma io ho preferito ricostruirla in digitale scaricando tutti i brani e masterizzandoli su un CD audio che ovviamente ho intitolato Fourteen (quattordici, appunto). :-)
All'epoca il mio pezzo preferito era Hard To Say I'm Sorry dei Chicago – i miei gusti musicali di ragazzina lasciavano un tantino a desiderare, mi sa... ;-) – ma c'erano pure tre canzoni di Phil Collins – chiunque sia stato a confezionare la raccolta doveva avere un debole per l'ex Genesis – poi Through The Barricades degli Spandau Ballet, Careless Whisper di George Michael, It's Fantasy di Amii Stewart e altri ancora... comunque erano tutti brani in lingua inglese (di cui all'epoca non capivo quasi nulla, avendo studiato francese alle medie) usciti svariati anni prima rispetto a quell'estate memorabile, ci tengo a precisarlo a beneficio di chi dovesse credere di poterne dedurre la mia età! ;-)


La compilation si apriva con Hotel California degli Eagles, un'altra canzone che mi è entrata nel cuore. A proposito, proprio l'altro giorno ho ceduto alla tentazione di fare il test Quale canzone sei?, uno di quei giochini sciocchi che servono più che altro a rastrellare dati... ma in questo caso sono rimasta sorpresa da quanto il risultato fosse azzeccato:
Tu sei Hotel California degli Eagles. La malinconia è la compagna della tua vita. Vuoi dimenticare le ombre del tuo passato ma queste ti rincorrono. Sei sensibile e questo ti rende ricco di emozioni. Capisci meglio di ogni altro i problemi che la vita pone, ma hai anche la capacità di tradurli in sentimenti.
Hotel California era pure nel mio repertorio – uh, che parolone! ;-) – quando mi dilettavo col mio bel Roland E-16... ma mentirei se affermassi di conoscere, a parte quello che era indubbiamente il loro cavallo di battaglia datato 1976, altri brani del gruppo rock statunitense oppure i nomi dei suoi componenti. Questi li ho scoperti oggi, all'indomani della prematura scomparsa di Glenn Frey che della band era uno dei chitarristi, nonché un fondatore. Non fu lui a suonare quel mitico assolo – il chitarrista solista era Don Felder – comunque Frey figura tra gli autori di Hotel California assieme a Felder e Don Henley.
Già che sono tornata in argomento, mi limiterò a linkare un paio di articoli che smontano altrettante credenze più o meno serie legate alla scomparsa dei personaggi famosi: la diceria secondo cui, ogni volta che il calciatore gallese Aaron Ramsey segna un gol, muore qualcuno di importante, e la bufala delle celebrità che muoiono a gruppi di tre. Dopo David Bowie e Alan Rickman, chi sarebbe il terzo? Paolo Attivissimo, che ovviamente non crede affatto a simili sciocchezze, nel confutare tale leggenda metropolitana ha fatto il nome di René Angélil, marito di Céline Dion. Pochi giorni dopo essere rimasta vedova, la grande vocalist canadese ha perduto il fratello maggiore Daniel, anche lui per un tumore: sono sinceramente addolorata per lei. E di certo non mi è stato di alcun sollievo leggere sui social che tale duplice sventura confermerebbe una certa fama di iettatrice della Dion. Una simile nomea ce l'aveva un'indimenticabile cantante italiana, Mia Martini; l'ha ricordato sua sorella Loredana Bertè, e non dubito che un pregiudizio così odioso abbia contribuito a togliere a Mimì la voglia di vivere.

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