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venerdì 22 gennaio 2016

A ti cossa te cambia?

La legge sulle unioni civili verrà discussa in Senato a partire dal 28 gennaio; alcuni volti noti hanno voluto metterci la faccia per sostenerla, schierandosi al fianco di tante persone comuni.


Ma il percorso della legge si prospetta irto di ostacoli: l'ostruzionismo dei parlamentari cattolici rischia di avere un effetto determinante nell'impedire per l'ennesima volta tale auspicabile passo avanti lungo la strada dei diritti civili. Purtroppo non tutti sono abbastanza saggi da applicare l'aurea regola esposta da Sergio...
La mia unità di misura per riconoscere pari diritti alle persone che oggi non ne hanno accesso è il "A mi cossa me cambia?"
tipo...
"Due persone dello stesso sesso si vogliono sposare?"
"A mi cossa me cambia?"
"Niente di niente"
"Eora, se proprio i vol, assa che i se sposa"
[Se non si fosse capito, Sergio è veneto... :-)]
La vignetta qui sotto dovrebbe tappare la bocca ai cattolici che motivano le loro posizioni con un anacronistico attaccamento alle Sacre Scritture, senza peraltro tener conto del fatto che, volendo prendere alla lettera l'Antico Testamento, dovremmo tutti cambiare radicalmente vita, a cominciare dal clero...


Ma l'aspetto più controverso del ddl Cirinnà, che i suoi oppositori potrebbero facilmente sfruttare come pretesto per pregiudicarne l'iter, è la cosiddetta stepchild adoption – adozione del figliastro, se anche tu come me storci il naso di fronte agli anglicismi superflui – ossia l'adozione del figlio del coniuge con il consenso del genitore biologico. L'argomento della vignetta qui sotto, in apparenza abbastanza forte da riuscire a ridurre al silenzio qualunque bigotto, è un tantino fragile, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a obiettare «Eh, però si trattava pur sempre di una coppia etero!».


Già, l'idea che due omosessuali possano essere genitori dà fastidio a molti; d'altronde, come osservano i sentinelli di Milano, nessuna legge impedirebbe alla coppia qui sotto di adottare un bambino, che... brrrrr, ho i brividi al solo pensiero di come potrebbe venir su! ;-)


Chi si oppone all'adozione da parte dei gay usa spesso l'argomento che ammetterla sarebbe il primo passo verso la pratica dell'utero in affitto (sull'argomento ho trovato stimolante il punto di vista di Natalino Balasso). Questo è un tipico esempio della cosiddetta fallacia della brutta china; una differente formulazione ostile al matrimonio gay è stata smontata da Susanna Quagliariello in poche righe:
I miei preferiti sono quelli che dicono "Di questo passo la gente potrà sposare il proprio cane".
Un po' come se nel '46, quando fu esteso alle donne il diritto di essere elette, qualcuno avesse detto "Di questo passo la gente potrà votare il proprio cane".
Se anche tu sei contrario alla stepchild adoption – aridaje! – ti suggerisco di leggere l'opinione di Carlo Gubitosa, che si è espresso almeno due volte in proposito, quella di Emiliano Rubbi e quella di Claudio Rossi Marcelli, il quale per poter mettere su famiglia con il suo compagno è dovuto emigrare in Danimarca.
La norma sulla stepchild adoption serve solo a tutelare bambini che esistono e che, se ne facciano una ragione in Parlamento, esisteranno in numero sempre maggiore.
Per quanto mi riguarda, le riserve che avevo sulle adozioni gay sono cadute ascoltando l'attore Carlo Gabardini, il cui coming out risale a poco più di due anni fa, mentre leggeva questo brano del suo libro Fossi in te io insisterei nel corso dell'ultima Festa della Rete.
Per difendere la tanto decantata famiglia tradizionale si sta organizzando l'ennesimo Family Day, al quale prenderanno parte svariati politici che o una famiglia non se la sono fatta, oppure ci tengono a tal punto da averne volute più d'una! ;-)


(Di nuovo grazie ai sentinelli di Milano)

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