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giovedì 28 agosto 2014

Ricordi da salvare

Devo fare una confessione [ma come, un'altra?! E già... ;-)]: da piccola non mi affezionavo mai granché alle bambole che mi venivano regalate, anzi le snobbavo abbastanza, preferendo trastulli più creativi e divertenti come il disegno, le costruzioni e – ebbene sì – le macchinine, da maschiaccio qual ero! ;-) Ciononostante l'altro giorno sono rimasta molto colpita da due reportage, pubblicati l'uno su The Wider Image e l'altro su The Big Picture, entrambi dedicati al Doll Hospital (ospedale delle bambole) di Sydney, e basati su scatti e riprese video realizzati in loco dal fotografo della Reuters Jason Reed.
Inaugurato nel 1913, il Doll Hospital ha salvato milioni di bambole, orsacchiotti, cavalli a dondolo e altri giocattoli da tutta l'Australia e la Nuova Zelanda. In un'epoca di bambole di plastica prodotte in serie, si tratta di uno dei pochi ospedali per bambole sopravvissuti in tutto il mondo.
Dietro un negozio di giocattoli su una strada periferica trafficata a sud di Sydney, i "chirurghi delle bambole" trapiantano teste e dita delle mani e dei piedi per riportare questi preziosi ricordi d'infanzia al loro antico splendore. E non è affatto raro che i clienti versino lacrime di gioia quando si ritrovano fra le mani come nuovo il loro adorato balocco... :-)
La foto qui sotto mostra l'attuale "capo-chirurgo", il sessantasettenne Geoff Chapman, nel suo laboratorio.


Fu suo padre, centouno anni fa, a dare il via a questa attività a conduzione familiare. Da allora il Doll Hospital ha aggiustato oltre tre milioni di bambole, orsacchiotti, cavalli a dondolo e giocattoli a ruote per i bambini australiani e neozelandesi.
A quanto pare la cosa più difficile è mettere a posto gli occhi. Ma una buona parte del lavoro consiste nel trapiantare capelli, perché «un sacco di parrucchieri in erba li hanno tagliati alle loro bambole pensando che sarebbero ricresciuti. Cosa che non è accaduta», spiega Chapman ridendo. ;-)
Oggi il Doll Hospital conta fino a 12 dipendenti, alcuni dei quali lavorano in remoto, e gestisce fino a 200 bambole e giocattoli al mese. Nella foto qui sotto, le restauratrici Gail Grainger (a sinistra) e Kerry Stuart ispezionano la testa di una bambola fatta di trucioli di legno compresso.


Chapman stima che circa l'80 per cento del lavoro derivi da "bambini grandi": la clientela è costituita per lo più da donne di mezza età o più anziane che desiderano tramandare ai nipotini i loro ninnoli d'infanzia. «Quando erano bambine hanno avuto forse una sola bambola, non una bambola nuova ogni volta che si va al supermercato come succede oggi. Ecco perché è così emozionante», ha osservato Chapman.

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