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lunedì 6 gennaio 2014

Siamo umani!

Uno degli argomenti più dibattuti in Rete negli ultimi due giorni è stato il malore che ha colpito ieri Pier Luigi Bersani, ma anche – per non dire soprattutto – le relative reazioni: sebbene un gran numero di persone, a prescindere dalle proprie simpatie politiche, abbia espresso preoccupazione per la sorte dell'ex segretario del PD augurandogli una pronta guarigione, non sono stati pochi quelli che hanno dato il peggio di sé manifestando pensieri che onestamente provo troppo disagio a riferire, anche se non sono certo i miei. Non è questione di anonimato, visto che su Facebook in genere ci si presenta con le proprie vere generalità: sta di fatto che i social network sono divenuti la versione aggiornata del bar sotto casa, i cui avventori chiacchierando tra loro sparano tutto quello che gli passa per la testa, anche cose che mai e poi mai oserebbero dire in faccia al diretto interessato... con la differenza che il Web ha la memoria assai più lunga, e se poi ci si pente delle proprie "etiliche" esternazioni è molto difficile, se non impossibile, farne sparire le tracce.
Nel suo post di ieri Galatea ha dato a intendere che la sua incapacità di augurare il male fisico anche al peggiore nemico si potesse attribuire all'«educazione borghese, perbenista ed ipocrita» ricevuta; quand'è così, si vede che siamo state educate secondo gli stessi principi... e lo dico senza il minimo imbarazzo, anzi ne vado fiera: meglio essere "ipocriti" e tenere a freno la lingua, piuttosto che "sinceri" ma disposti a proferire le peggiori bestialità. A me Bersani con le sue metafore è sempre stato simpatico [ancora di più da quando ho scoperto che è juventino! ;-)], per cui mi dispiace in maniera particolare che stia male... ma invito chiunque a venirmi a redarguire aspramente se mai dovessi abbandonarmi a manifestazioni di giubilo il giorno in cui la salute tradirà qualche personaggio – non faccio nomi, chi mi segue potrà intuire a chi mi riferisco – che reputo abbia avuto un ruolo assai più negativo e deleterio per il nostro Paese. Ecco perché la vignetta qui sotto non mi ha fatto sorridere come le altre firmate da Pietro Vanessi: perché trovo che dietro ci sia il medesimo atteggiamento tutt'altro che umano nei confronti degli avversari o in generale di chi viene visto come il fumo negli occhi.



Un fenomeno analogo, sia pur con qualche differenza, si è verificato giorni fa in seguito all'incidente occorso al pluricampione di Formula 1 Michael Schumacher. Sulla sua persona si sono concentrati un affetto e un sostegno straordinari, ma anche in questa dolorosa circostanza non è mancato chi ha voluto ricordare quanto l'ex pilota gli sia sempre stato antipatico... presuntuoso, insopportabile, epperché non si sforzava di parlare in italiano quando correva con la Ferrari, ecc. ecc.. Bisogna riconoscerlo, Schumi non è mai stato un "mostro" di simpatia... però nel suo campo era il numero uno, e non credo proprio che abbia fatto nulla di male per meritarsi tanto astio (sfogato anche adesso che lui sta lottando per ritornare alla vita!!!), anzi ritengo che abbia fatto parecchio del bene, se non altro alle case automobilistiche per cui ha gareggiato e ai loro dipendenti. Ma anche se così non fosse, trovo che chiunque nelle sue condizioni abbia bisogno solamente di parole buone... e chi proprio non può o non vuole dirle farebbe meglio a tacere.

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