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giovedì 16 gennaio 2014

Quanto vale la nostra vita?

In certi momenti dell'anno la programmazione cinematografica dei multisala della mia zona è così scadente che, se proprio voglio sfruttare l'ingresso settimanale offertomi dalla card Grande Cinema 3 Red, mi devo accontentare di quello che passa il convento. Invece altri periodi, come ad esempio la settimana in corso, sono decisamente più ricchi: dopo aver visto l'altroieri Disconnect, oggi pomeriggio sono tornata al cinema per vedere Il capitale umano (qui il trailer)... e di pellicole che mi interessano ce ne sarebbero ancora almeno un paio nelle sale.
Ma parliamo dell'ultima regia di Paolo Virzì, un dramma che sotto certi aspetti mi ha ricordato proprio Disconnect (tu guardali entrambi e poi ne parliamo). Che dire... l'ho trovato un film magnifico! :-) Alquanto diverso dalle precedenti opere – quasi tutte commedie, peraltro – del cineasta livornese, ma ancora più intenso e oserei dire di respiro internazionale: sarebbe bello se, dopo i recenti successi de La grande bellezza oltreoceano, ci ritrovassimo quest'ottimo noir nostrano (in realtà è una coproduzione italo-francese) incluso almeno nelle nomination agli Oscar 2015. Regia eccellente, cast azzeccatissimo, sceneggiatura (firmata dallo stesso Virzì assieme a Francesco Bruni e Francesco Piccolo) davvero ben congegnata: mi andrebbe di rivedere al più presto il film per cogliere e apprezzare meglio certi snodi della trama alla luce delle informazioni apprese nel corso della prima visione.
La trama in sintesi: Il drammatico investimento di un ciclista da parte di un pirata della strada alla guida di un SUV, la notte della vigilia di Natale nella tanto credibile quanto immaginaria località brianzola di Ornate, si intreccia con le vicende di due coppie "bene" della zona: i facoltosi Giovanni e Carla Bernaschi [Fabrizio Gifuni e Valeria Bruni Tedeschi... brava ma svociata come la sorella Carlà! ;-), NdC], e l'immobiliarista Dino Ossola con la compagna Roberta [Fabrizio Bentivoglio e Valeria Golino], i cui rispettivi figli Massimiliano e Serena sono sentimentalmente legati.
Il fatto che il film di Virzì sia stato tanto criticato dai leghisti mi ha invogliata ancora di più ad andarlo a vedere, ghghghghgh... ;-) ma chi lo guarda senza pregiudizi capirà – sempre che ne sia in grado – che non si tratta di un'invettiva contro la Brianza e i brianzoli, semmai più in generale contro il cinismo della società in cui viviamo: Il capitale umano avrebbe potuto benissimo essere ambientato in qualsiasi altro luogo dove l'avidità, il perbenismo e la mancanza di scrupoli abbiano cittadinanza. Del resto il romanzo a cui è liberamente ispirata la pellicola è stato scritto dallo statunitense Stephen Amidon ed è ambientato nel Connecticut.
Il seguente scambio di battute fra i coniugi Bernaschi riassume bene il messaggio veicolato dal film.
Carla: «Avete scommesso sulla rovina di questo paese e avete vinto».
Giovanni: «Abbiamo vinto, ci sei anche tu, tesoro».
Ma cosa vuol dire il titolo? Beh, come spiegato dalla scritta che compare in sovrimpressione appena prima dei titoli di coda, nell'asettico gergo delle compagnie assicurative il capitale umano consiste nell'aspettativa di vita, nelle potenzialità di guadagno, nella quantità e qualità dei legami affettivi di una persona: in base a tali criteri si determina l'indennizzo che spetta ai familiari delle vittime degli incidenti. Risarcimento giusto e sacrosanto, per carità... anche se una così grave perdita non potrà mai compensarla neppure tutto l'oro del mondo; inoltre trovo davvero agghiacciante l'idea che si possa quantificare il valore di una vita umana. Immagino che esistano delle tabelle, degli algoritmi studiati allo scopo... ma non mi interessa visionarli, grazie! :-/

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