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venerdì 20 dicembre 2013

Un circolo vizioso

Quest'oggi desidero condividere uno spunto di riflessione su un problema piuttosto serio che in qualche misura coinvolge tutti noi. Nella puntata del 7 dicembre scorso di Che tempo che fa il giornalista Massimo Gramellini, commentando come di consueto con il conduttore Fabio Fazio le notizie della settimana, ha messo al primo posto (a partire dal minuto 12:05 circa del video) un ragionamento che prende le mosse dalla tristemente nota vicenda degli operai cinesi morti nell'incendio della loro fabbrica-dormitorio a Prato. Per quanto mi riguarda mi limito a riportare la trascrizione corredata da qualche link, visto che le sue parole sono fin troppo eloquenti...
Questa vicenda ha scoperchiato un mondo molto più vasto di Prato e dei cinesi. Un imprenditore di Bari, Pasquale Natuzzi, ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, uscita su vari giornali, per denunciare come la globalizzazione non regolata dalla politica stia massacrando il tessuto economico del nostro Paese. Quello che vi sto per dire è secondo me il problema dei problemi, intorno a cui tutta la nostra vita adesso sta girando. In sostanza il sistema funziona così: molte aziende licenziano o mettono in cassa integrazione gli operai delegando la produzione a soggetti terzi, i quali... cosa fanno? Fanno lavorare in nero e senza garanzie una manodopera sottopagata, o di stranieri o di quegli italiani cassintegrati di cui prima. I prezzi così si abbassano, a un livello che le aziende che si comportano in maniera legale non possono permettersi: quindi queste aziende falliscono. E quando queste aziende falliscono, il loro personale va a rimpinguare l'economia dei nuovi schiavi. La conseguenza paradossale, ma in realtà assolutamente coerente, è che il consumatore impoverito dalla crisi privilegia ovviamente, quando va a comprare, i prodotti meno cari, cioè quelli fatti dalle aziende illegali, e in questo modo finisce per alimentare quel sistema illegale che impoverirà il cittadino sempre di più. Ecco, se questo governo "delle vane intese" cerca qualche ragione seria per durare, credo che questa denuncia gliene abbia data una: questa è la prima cosa su cui dobbiamo agire per far ripartire questo Paese. Permettimi di dire questo: tu sai che una volta quando ero ragazzo ero un liberista, convinto che il liberismo potesse cambiare il mondo. Così come il comunismo reale, tradotto in pratica, abbiamo visto cosa ha prodotto, noi oggi stiamo vedendo all'opera il liberismo reale. Quando una teoria economica è lasciata andare a sé stessa senza l'intervento della politica, produce mostruosità: bisogna che la politica intervenga, perché l'economia liberista lasciata a sé stessa produce questi orrori. L'uomo per sua natura fa queste robe qua: bisogna che la politica metta delle regole, sennò qui mandiamo veramente l'intera Europa a ramengo.
Aggiungo solamente che questo discorso mi ha dato da pensare sulle conseguenze negative che possono comportare le scelte di acquisto mie come pure di chiunque altro: un aspetto sul quale troppo di rado ci si sofferma...

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