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venerdì 13 dicembre 2013

Tra classico e moderno

In vita mia non avevo mai visto un balletto per intero e neppure, se ben ricordo, un evento della serie The Space Extra... ma ieri sera ho colmato in un colpo solo entrambe le lacune (la prima più grave della seconda, in effetti) assistendo, presso il The Space Cinema di Montesilvano, al balletto natalizio per eccellenza: il fiabesco Schiaccianoci di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, trasmesso in diretta in oltre 1100 cinema di 29 Paesi dalla Royal Opera House in Covent Garden a Londra. Quelle magiche musiche nate dalla felicissima ispirazione del compositore russo sono nel complesso l'opera di musica classica che conosco meglio: se l'avessi avuta su musicassetta l'avrei senz'altro consumata, talmente tante sono le volte che l'ho ascoltata... meno male che me l'avevano regalata su cd. ;-) Al contrario non conoscevo affatto le coreografie, e in fondo neppure il soggetto, che si può riassumere come segue: la vigilia di Natale la giovanissima Clara (Francesca Hayward) deve spezzare il perfido incantesimo scagliato dal malvagio Re Topo (Ryoichi Hirano) che ha tramutato Hans Peter (Alexander Campbell), nipote del signor Drosselmeyer (Gary Avis), appunto in uno schiaccianoci.
La rappresentazione londinese, presentata dalla ex prima ballerina del Royal Ballet Darcey Bussell, è stata straordinaria: scenografie sontuose, costumi magnifici, un corpo di ballo impeccabile a cominciare dalla deliziosa ballerina che interpretava Clara (magari è più che adolescente, ma ha un fisico così minuto da farla sembrare quasi una bambina, come il suo personaggio). I ballerini maschi... beh, ammetto di averli trovati un tantino buffi, con quelle calzamaglie attillatissime che – capisciammé – mettevano in risalto le loro forme... ;-) Presumibilmente vedere lo spettacolo sullo schermo di un cinema, con il regista che oltretutto stabilisce momento per momento cosa devi guardare, non sarà paragonabile ad assistervi dal vivo... comunque è stata lo stesso un'esperienza coinvolgente, così tanto che in sala è partito più di un applauso [e il mio lato irriverente avrebbe voluto gridare «Ahó, guardate che nun ve ponno senti'!» ;-)]. È stato un po' strano poter sentire così bene persino i tonfi dei piedi dei ballerini che atterravano sulle tavole di legno del palcoscenico...
All'inizio dell'intervallo, durato una ventina di minuti (del resto, essendo tutto quanto in diretta, non si poteva mica tagliare), gli spettatori sono stati invitati a twittare impressioni e domande usando l'hashtag #ROHnutracker: e io ho prontamente "cinguettato" «Marvellous! I can't wait to watch the Waltz of the Flowers! :-)» [marvellous con due elle è inglese britannico, mentre marvelous è inglese americano] («Meraviglioso! Non vedo l'ora di guardare il Valzer dei Fiori! :-)»). Già, per i miei gusti il Valzer dei Fiori è uno dei brani di musica classica più sublimi di tutti i tempi (tenendo conto delle mie limitate conoscenze in materia, ovvio)... ma forse ancora più notevole dal punto di vista scenico è stato il Valzer dei Fiocchi di Neve, con tutte quelle ballerine biancovestite che si incrociavano fluttuando armoniosamente sul palco. Comunque, l'intervallo l'ho trascorso a smanettare con lo smartphone... e quando a un certo punto ho alzato lo sguardo mi sono accorta che sullo schermo, sopra l'inquadratura fissa sulla platea e sul sipario, stava passando in sovraimpressione una selezione di reazioni su Twitter: e così, per colpa della mia dannata "cellulare-mania", non saprò mai se quel mio tweet è stato scelto! :-/ In compenso il successivo, «Now turn off your phones! ;-)» («Adesso spegnete i telefonini! ;-)»), inviato proprio al termine dell'intervallo, si è guadagnato un like nientepopodimenoché dall'account della Royal Opera House: oh, son soddisfazioni! :-D
Vedere questo balletto mi ha fatta tornare con la mente ai tempi delle elementari, quando, come ho già confessato qui, feci danza classica per due anni, sotto la paziente guida della compianta insegnante tedesca Charlotte Mann soprannominata Lalo. Rimpiango di aver lasciato perdere? No, neanche per sogno... Se all'epoca non volevo ammettere di essere tragicamente negata, oggi sono abbastanza onesta con me stessa da riconoscere che il mondo della danza non ha perso proprio nulla! ;-)

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