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martedì 30 agosto 2016

Noli equi dentes inspicere donati

Il presidente e amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg, in visita in Italia, ha annunciato di aver donato cinquecentomila euro alla Croce Rossa Italiana per sostenere gli aiuti alla popolazione terremotata del centro Italia. Non si tratta però di una donazione in denaro liquido che la CRI potrebbe spendere nel modo che ritiene più opportuno: «I 500 mila euro arriveranno alla Cri sotto forma di Ads che potranno essere utilizzate sulla piattaforma Facebook per promuovere le attività di cui c'è maggiore bisogno: ricerca di volontari, richiesta di donazione di sangue, mettersi in contatto per le persone che hanno bisogno di un posto in cui stare». E proprio su Facebook l'ironia per questa singolare forma di beneficenza si spreca: per citare giusto due esempi, Simone Magnani ha scritto
Ma come: la donazione di Zuckerberg ai terremotati sono buoni per pubblicità su facebook? È come se mia nonna invece della mancia mi desse un ticket restaurant per pranzare da lei!
e Roberto Radimir
Spiegatemi perché Zuckerberg, una volta scoperto che la regione Marche distribuisce medicinali omeopatici, avrebbe dovuto donare soldi veri?
(Il riferimento è al tweet con il quale la Regione Marche annunciava la distribuzione ai terremotati di "farmaci" omeopatici, la cui efficacia è ben lungi dall'essere dimostrata; la Regione ha replicato alle polemiche con un altro tweet nel quale precisava che i suddetti "farmaci" – no, le virgolette non sono casuali – erano offerti gratuitamente dall'Ospedale di Pitigliano, che evidentemente non disdegna di dare spazio anche alle pratiche di pseudo-medicina)
A proposito di Zuckerberg, Massimo Gramellini ha dedicato il suo Buongiorno odierno all'elogio della cultura classica espresso dal giovane imprenditore in occasione del suo viaggio a Roma. Peccato che il vicedirettore de La Stampa o chi per lui abbia scelto un titolo tale da far rivoltare nella tomba Cicerone e compagnia bella: Faciem liber, poi corretto in Facies liber. Insomma, si è passati dall'accusativo singolare di facies, faciei, sostantivo femminile della quinta declinazione, all'accusativo plurale. Peccato che lì non ci andasse l'accusativo bensì il genitivo, perché a occhio e croce si tratta di un complemento di specificazione e non certo di un complemento oggetto: il titolo corretto dell'articoletto sarebbe dovuto essere Liber facierum, come conferma anche Wikipedia in latino.
[Il titolo di questo post è la versione in lingua latina del celebre proverbio A caval donato non si guarda in bocca , mentre la foto che apre il post l'ho presa da @Iddio42 che l'ha commentata come segue: «Perfino Zuckerberg deve mettersi in giacca e cravatta, invece il Papa può fare il cosplayer di Gandalf quando vuole» ;-)]

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