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martedì 4 novembre 2014

Un'emozionante storia di buona sanità

Ha suscitato una grande commozione in Rete l'esperienza raccontata dal giornalista Stefano Aurighi tre giorni fa sul suo blog, e ripresa anche da Repubblica: l'ictus che ha colpito all'improvviso sua moglie Ilaria, la bella signora bionda nella foto qui accanto, uscita fortunatamente indenne dal malore grazie alla perizia dei medici dell'ospedale modenese di Baggiovara che l'hanno soccorsa.
Il lungo ma coinvolgente post, nel quale l'autore si rivolge direttamente alla moglie, l'ho divorato con il cuore in gola e il fiato sospeso, nonostante il titolo lasciasse intuire il sollievo del lieto fine. Ma a raggelarmi nel vero senso della parola sono state queste righe: «Parliamo dell'assurdità di quello che sta succedendo proprio a te, che non hai nessun fattore di rischio. Hai solo 46 anni, vai in palestra, sei magra, non fumi, non bevi, hai addirittura la pressione bassa». Ebbene, io mi ci sono ritrovata parecchio, in questa descrizione, a parte il fatto (positivo) che ho qualche anno in meno e quello (negativo) che non vado in palestra... anche se mi sto sforzando di correggere il mio stile di vita tendenzialmente sedentario.
Il mese scorso il mio medico curante ha effettuato la valutazione del mio rischio cardiovascolare immettendo nel programma Cuore.exe – che si può scaricare gratis dal sito web del Progetto Cuore, a patto di essere medici, farmacisti o affini – alcuni parametri: altezza e peso (e conseguente indice di massa corporea), circonferenza vita, sesso ed età, colesterolo totale e HDL (quello "buono"), pressione sistolica (la "massima"), se il paziente sia o meno fumatore, diabetico o in terapia antipertensiva. Il risultato? La probabilità che io vada incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore – infarto del miocardio o ictus – è pari allo 0,1% nei prossimi 10 anni. Sia io che il mio medico eravamo piuttosto contenti dell'esito, ma, adesso che ho letto la vicenda della moglie di Stefano Aurighi, colpita da un'imprevedibile dissezione della carotide, mi sento un pochino meno tranquilla. Non intendo lasciarmi sopraffare da ansie e ipocondrie spropositate, sia chiaro... ma comunque avverto più forte il proposito di migliorare il mio stile di vita, seguendo un'alimentazione il più possibile sana e bilanciata e impegnandomi a fare attività fisica.
Una cosa importante che l'esperienza di Stefano Aurighi insegna, è a non sottovalutare sintomi o segnali strani: all'inizio sua moglie si lamentava di vederci male, disturbo erroneamente attribuito a un calo di pressione oppure al fatto di aver mangiato poco a pranzo; poi la donna ha cominciato a voltarsi indietro di continuo senza un motivo apparente. Soltanto in seguito si sarebbe scoperto che lo faceva perché il suo cervello non riconosceva più il suo braccio e lei lo percepiva come un corpo estraneo appoggiato sulla spalla, pertanto si girava per cercare di capire chi – nessuno, in realtà – le stesse toccando la spalla. Per fortuna l'intervento dei medici è stato abbastanza mirato e tempestivo da scongiurare danni cerebrali irreversibili.

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