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sabato 21 gennaio 2017

#jesuisarrosticino

In Italia è esplosa la polemica dopo che sulla pagina Facebook del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, la cui redazione due anni fa è stata decimata da un brutale attentato terroristico, è stata pubblicata la discutibile vignetta qui sotto, dedicata al disastro di Rigopiano.


«Italia – La neve è arrivata», recita la didascalia; «Non ce ne sarà per tutti!», annuncia festante la Morte. Chi ha apprezzato la vignetta sostiene che l'autore abbia voluto prendersela con chi ha permesso che l'Hotel Rigopiano venisse costruito dove e come non avrebbe dovuto, oppure con i ritardi nei soccorsi, o chissà che altro... ma anche se me la spiegano, mi spiace, non mi arriva. Non dico che non mi fa ridere, perché la satira non deve necessariamente far ridere, è proprio che me ne sfugge il senso: questa vignetta mi pare addirittura peggiore rispetto alla "lasagna" coi morti di Amatrice, contro la quale scrisse una recensione negativa pure Gabriele D'Angelo, il dipendente dell'Hotel Rigopiano nonché volontario della Croce Rossa che è tra le vittime finora accertate del disastro sul Gran Sasso.
La nuova vignetta ha scatenato numerose reazioni anch'esse in forma grafica: da quella di Antonio Di Leonardo...


[Ngulammammet, che eviterò di tradurre dall'abruzzese, è l'insulto che si è giustamente meritato pure Matteo Corradini dei The Pills]


... a quella di Emiliano Sabatini...


... che fa il paio con questa...


 ... ma la meglio riuscita mi sembra quella di Ghisberto.


[UPDATE: Avendo dato uno sguardo alle altre sue vignette, grondanti sessismo, razzismo e populismo di infima Lega, escludo categoricamente di poter mai mettere "Mi piace" alla sua pagina]
In generale, qual è il modo giusto di porsi nei confronti della satira? Come al solito la retta via ce la indica, con il suo buonsenso, l'esimio Enrico Mentana...
Abbiamo imparato che si può sperare contro ogni evidenza, che si può superare ogni inefficienza, che si può dare il peso che merita (cioè zero) a ogni bufala o raglio. Vale anche per la vignetta di Charlie Hebdo. Chi se ne frega, non cambia niente. Successe già l'estate scorsa, per Amatrice, e il discorso è uguale adesso: fanno satira anche sui nostri valori e sentimenti più sacri, sono così da sempre. I terroristi due anni fa li "punirono" proprio per questo. In tanti hanno detto o scritto allora "Je suis Charlie", in nome della libertà di satira, e oggi in tanti si indignano. Non c'è incoerenza: hanno la libertà di fare una vignetta orrenda. Resta la loro libertà, resta il nostro orrore. Maiora premunt

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