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martedì 24 gennaio 2017

Chiamiamo le cose con il loro nome

Tre giorni fa il giornalista Massimo Gramellini si è congedato dopo ben ventotto anni dai lettori de La Stampa – d'ora in poi lavorerà al Corriere della Sera – e il suo posto alla guida della rubrica quotidiana Buongiorno è stato preso da Mattia Feltri. Ebbene sì, il nome della rubrica è rimasto lo stesso, e pure il link e il feed RSS non sono cambiati; il primo indizio dal quale si può notare che c'è qualcosa di nuovo è la firma (oltre alla minuscola fotografia). Trovandomi d'accordo con il commento di un utente che, a proposito di questo passaggio di consegne, osservava «che senso ha far scrivere una rubrica "personale" come il buongiorno a un'altra persona? piuttosto inventate una nuova rubrica...anche per rispetto dei lettori», ero quasi intenzionata a rimuovere l'iscrizione al feed... ma poi stamattina è uscito il primo Buongiorno della nuova gestione, e per quanto preferissi lo stile di Gramellini, che è più semplice e meno ricercato – ammetto che il termine mendacio usato dal Feltri junior non l'avevo mai sentito – l'articoletto dal titolo Fatti alternativi non mi è dispiaciuto. L'argomento è analogo a quello trattato da Daria Bignardi nel suo spazio settimanale su Vanity Fair, e pure lo spunto è lo stesso: Donald Trump e il numero di persone che hanno assistito al suo insediamento.


[Fonte: USA TODAY]
Insomma, in entrambi i casi entra in gioco la tanto discussa post-verità... e a tal proposito mi va di concludere citando @insopportabile:
Post verità, fatti alternativi. Eppure siamo grandi, basterebbe chiamarle con il loro nome: bugie.

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