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domenica 22 febbraio 2015

Ma il sacrosanto diritto di partorire vicino a casa...?

Notizia dell'altro giorno: poiché il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha stabilito che non si possono tenere aperti punti nascita con meno di 500 parti all'anno – perlomeno nelle aree di montagna come l'Aquilano, mentre altrove lo standard di sicurezza sale a 1000 parti all'anno – in Abruzzo i reparti maternità di Sulmona, Penne, Atri e Ortona sono a rischio chiusura. Dal capoluogo peligno è partita la campagna "Voglio nascere a Sulmona", che si è diffusa in maniera virale sui social network, mentre ieri ad Atri si è svolto un grande corteo per difendere il reparto maternità dell'ospedale San Liberatore. E c'è chi parla di tagli ingiustificati, dal momento che, Sulmona a parte, questi punti nascita avrebbero i numeri necessari per restare aperti. Da parte sua, il ministro Lorenzin ne fa una questione di sicurezza, portando a sostegno della propria posizione l'assurda morte della piccola Nicole a Catania. Negli ultimi tempi la sottoscritta sta sperimentando più o meno indirettamente le inefficienze del sistema sanitario abruzzese... e non credo affatto che un taglio così indiscriminato possa risolvere più problemi di quanti non ne creerebbe. Provo a immaginare una donna colta all'improvviso dalle doglie in casa sua, a decine di chilometri di distanza dal punto nascita più vicino... e mi sento male! :-(
Purtroppo simili inefficienze non sono un'esclusiva dell'Abruzzo, il cui sistema sanitario com'è noto è più o meno alla canna del gas. Anche in Lombardia, regione considerata di eccellenza sotto tanti aspetti, non è che se la passino proprio benissimo... anzi rischiano di concretizzarsi situazioni ancor più paradossali: come spiegato in un video condiviso da Nascere Ancora in Martesana, si sta valutando la chiusura del punto nascita di Cernusco sul Naviglio (600 parti all'anno, zona densamente popolata) per accorparlo a quello di Melzo (400 parti all'anno, e se la matematica non è un'opinione 400 < 600!). Una delegazione di Cernusco sul Naviglio ha partecipato alla manifestazione di ieri ad Atri. Forza amici, non desistete, siamo tutti con voi!!!

1 commento:

  1. Ho trovato questo articolo un po' tardi ma ringrazio l'autrice per averlo scritto :) Sono l'autore del blog NascereAncoraInMartesana, citato nel post. La Maternità di Cernusco sul Naviglio, che oltre a superare abbondantemente la soglia di 500 parti annui aveva tassi di cesarei inferiori alla già bassa media regionale lombarda del 28%, è stato chiuso il 1° marzo. Meno di 5 mesi dalla delibera regionale di ottobre, metà di una gravidanza. Vedremo quante persone si recheranno a Melzo, che ora deve passare da 400 a 1000 parti annui entro un paio d'anni per restare aperto. Le statistiche della zona dicono che in maggioranza si rivolgeranno all'ospedale privato San Raffaele, non molto distante, travolto nel 2011 da scandali e un suicidio (fu sulle cronache nazionali) e salvato dalla bancarotta dal gruppo privato Rotelli. Un ospedale incassa dal servizio sanitario un rimborso 1600 euro per ciascun parto naturale, circa 2900 per un cesareo. Il giorno stesso dell'annuncio della chiusura ufficiale di Cernusco, il San Raffaele ha inaugurato il suo nuovo e potenziato reparto Maternità. Coincidenze...

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