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lunedì 25 novembre 2013

Una questione di mentalità

Giorni fa, parlando del drammatico fenomeno della violenza di genere, ho segnalato la campagna di sensibilizzazione Servono altri uomini, nella quale alcuni attori piuttosto noti hanno prestato il proprio volto contro tale terribile piaga della nostra società. Oggi che ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, segnalo un'altra campagna analoga promossa da NoiNo.org: Uomini contro la violenza sulle donne. Anche in questo caso si sono impegnati a favore della causa svariati testimonial famosi: dall'attore Alessandro Gassman al cantautore Daniele Silvestri, dall'allenatore Cesare Prandelli al comico Claudio Bisio, e tanti altri. Proprio oggi Alessandro Gilioli ha espresso qualche perplessità nei confronti di questa campagna, in quanto «è molto probabile che Gassman, come chi vi scrive, abbia avuto vita facile in questo: cresciuto in un contesto in cui quei valori sono ovvi e poi senza sommi problemi a rapportarsi consensualmente e liberamente con l’altro sesso. I maschi che violentano, per lo più, non sono come Gassman – e si parva licet come chi vi scrive, appunto. Sono persone che vivono in un rapporto di frustrazione-proprietà con l’altro sesso. Persone che non sono state educate a vivere il sesso in modo diverso da quello con cui si nutre l’animale affamato. Persone che probabilmente nella piramide sociale stanno parecchio più in basso dei testimonial di Noino. Che quindi alla propria frustrazione sessuale ne assommano altre». E prosegue osservando che «andare oltre, cambiare i valori, significa soprattutto puntare verso una società in cui la sessualità viene insegnata fin dalle scuole dell’obbligo non solo con il racconto del semino e dell’ovetto, ma soprattutto in tutte le sue componenti psicologiche e relazionali, che sono alla base del rispetto per se stesso e dell’altro».
E sì, la chiave di tutto è la mentalità, che andrebbe plasmata nel modo corretto fin da piccoli: non soltanto nei maschi, ma anche nelle femmine, le quale devono affrancarsi una volta per tutte da certe tradizioni dure a morire che troppo spesso condizionano ancor oggi i loro rapporti con l'altro sesso. Un atteggiamento di sottomissione, la disponibilità a sopportare ogni torto nella vana speranza che il partner possa cambiare... sono errori che possono venire commessi anche da donne in apparenza emancipate. La cantante Fiorella Mannoia ha pubblicato su Facebook le sue riflessioni in proposito, corredandole con una foto che ho visto condivisa anche altrove, e che riporto qui di seguito: appena pochi decenni fa, erano queste le regole che venivano inculcate alle nostre mamme e alle nostre nonne.


Per quanto mi riguarda, non riesco a fare a meno di aggrottare amaramente la fronte ogni volta che mi imbatto nei seguenti versetti biblici (Efesini 5, 22-25): «Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei».
Siamo sicure di esserceli davvero lasciati alle spalle, certi retaggi culturali...?

1 commento:

  1. penso di no. LA cosa peggiore è appunto che le donne sono così. mia suocera ha subìto tutto quello che c'è scritto lì, e nonostante si sia emancipata, sia diventata buddista, frequenti persone disparate, con me ha applicato il "codice" sopra lla lettera, creando inconciliabili punti di vista. se così si possono chiamare. nemmeno la fine di una precedente relazione di mio marito, avvenuta ( a detta di ex moglie, amici, e persino da mio marito) , ha fatto sì che questa signora ci mettsse tutta la forza che aveva per uscire da questa spirale. fatta addirittura di intromissioni fisiche, di no seguiti da atti di forza ( meno male che non è un uomo, mi verrebbe da dire). e pensare che mio marito non è così, anche perché è cresciuto con una madre che ha dato come esempio tutt'altro. Sta a noi donne, a noi madri di maschi, porre fine a tutto questo. con piccoli esempi, con i giochi, ma quando dico queste cose vedo occhi che sfuggono, che mi guardano come se parlassi di fisica quantistica e filosofia....allora mio figlio sarà gay, allora io non sono una buona madre, non sono na buona moglie, o sono pazza. Questo emerge dai volti, dagli allontanamenti, dalle battute, dai discorsi diretti. Quanta strada ancora da percorrere, ma vedo la bottiglia mezza piena, anche se il percorso è sicuramente molto lungo.

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