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sabato 9 novembre 2013

Dimmi cosa vedi e ti dirò chi sei

Il "tormentone" di ieri sul web è stato il doodle con il quale Google ha celebrato il centoventinovesimo anniversario della nascita dello psichiatra svizzero Hermann Rorschach [come si pronuncia? Ecco come!], il creatore dell'omonimo test delle macchie d'inchiostro per l'indagine della personalità. Si trattava di un doodle interattivo animato, con al centro un foglio di carta sul quale una macchia d'inchiostro cambiava forma a vista d'occhio. E l'utente poteva cliccarci sopra per condividere l'immagine istantanea su Google+, Facebook o Twitter aggiungendo la descrizione di quello che vedeva. Io l'ho fatto... solo che, in preda a una grave crisi d'immaginazione, nel mio tweet ho scritto «Io non ci vedo un accidente... è grave, dottore? ;-)». Suvvia, dimmi tu cosa mai avrei dovuto vederci in questa roba qua! :-)


Eppure anni fa me lo feci somministrare sul serio, il test di Rorschach... e ieri sono andata a spulciare l'esito, rimanendo ancora una volta stupefatta da quante e soprattutto quali cose si potessero dedurre dalle immagini che raccontavo di aver visto nelle macchie mostratemi. Mi vien voglia di canticchiare «Does that make me crazy?» («Questo fa di me una pazza?»)... ;-) e non a caso, perché Crazy, la canzone dei (degli?) Gnarls Barkley che nel ritornello fa così, ha un video (ben fatto come pochi, bisogna dirlo) palesemente ispirato alle macchie di Rorschach.

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