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giovedì 29 gennaio 2015

Speak as you eat!

Fra i vari eventi ai quali ho assistito nel corso dell'ultimo Festival delle Letterature dell'Adriatico c'è stata una lunga e interessante conversazione tra Luca Sofri e il direttore del TG LA7 Enrico Mentana, il quale in questi giorni avrà particolarmente bisogno di energie per reggere la fatica delle interminabili maratone informative dal Quirinale (la prima votazione, come previsto, si è risolta in una fumata nera). Uno dei passaggi più gustosi dell'intervista – non che il resto della "chiacchierata" non meriti – si trova a partire dal minuto 50:06, e ne riporto qui di seguito la trascrizione (che mi è servita a rendermi conto che l'eloquio di "Chicco" non è poi così fluido come sembra quando lo ascolto e basta... ma se penso a come parlo IO quando vado a braccio mi viene da piangere).
Enrico Mentana: Il linguaggio scritto è sempre diverso da quello parlato, no? Perché nessuno di voi... alzi la mano chi nella vita ha mai detto "Mi sono recato in un posto": verbo i-ne-si-sten-te! [...] Io l'ho scritto nel mio decalogo ai giornalisti del TG5 nel 1992, e da allora do dei veri e propri ceffoni a quelli che dicono... "Il velivolo", voi avete mai visto uno che dice "Ho visto il velivolo..."? Velivolo?!?!? Aspettate: "la vettura", "il luogo del sinistro"... ma che cos'è il luogo del sinistro, un ristorante per mancini?! Oh, ragazzi, cioè... "la missiva", ma cos'è la missiva?! [...] Parliamoci molto chiaro: questo è il linguaggio scritto che, se vedete, troverete nei telegiornali, ancora molto spesso, perché quello è il lascito del fatto che una parte dei telegiornali sono scritti. Purtroppo "si è recato"... domani comprate Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore e troverete che qualcuno "si è recato", immancabilmente, e soprattutto se è uno importante. Non è che il capo dello Stato alza le chiappe e va da qualche parte: si reca sempre, comunque, anche in bagno si reca! Allora, vediamo di intendere questo fatto. "Il titolare della Farnesina"... io voglio sapere chi è la riserva! Cioè, non è possibile! Perché, sapete cos'è... Hemingway l'aveva ben capito: purtroppo, siccome uno non può dire sempre "casa", poi deve dire "abitazione"... ma invece dici sempre "casa", perché tu pensi "casa"! Parli come mangi, cioè parli come pensi. Allora, se voi vedete un incidente d'auto e arrivate a casa, dite "Guarda, è successo..."... non dici "la vettura", "il luogo del sinistro", "proveniente dal senso inverso", "dalla direzione opposta". Quello veniva "dall'altra parte", non veniva "dalla direzione opposta"! Oh, ragazzi, allora l'eccesso è la banalizzazione, ovviamente, perché se uno parla "mamma", "casa", "nanna", è ovvio... Però neanche "genitrice", "abitazione", "REM"! [...] Questa cosa è figlia del fatto che il giornalismo televisivo ovviamente non nasce dal nulla, e chi va a fare il telegiornale? Non dei giovani: vanno a farlo dei giornalisti della carta stampata, che sono abituati al giornalismo scritto, e ancora molto al vecchio giornalismo scritto. [...] E però quel giornalismo quanto ha rappresentato nella forma e nella sostanza l'allontanamento dalla realtà? Ripeto, io sono sicuro che in un sito di giovani letto da giovani, oppure nel Post che tu dirigi, mai nessuno dirà tutta questa caterva di...
Luca Sofri: Nel Post abbiamo formalizzato questa regola, tu hai detto la tua: non scrivere mai niente che non diresti a voce a tua madre.
... e si proseguiva parlando tra l'altro della crisi della carta stampata, legata al fatto che le nuove generazioni non leggono né tantomeno comprano i giornali.
Le osservazioni di Enrico Mentana sull'opportunità di "parlare come si mangia" le ho trovate parecchio condivisibili, e ne ho preso spunto per fare un pochino di autocritica: magari non quando parlo, ma quando scrivo mi capita di usare termini un tantino inconsueti, per snellire la frase o per evitare ripetizioni, in quest'ultimo caso facendomeli suggerire spesso dal dizionario dei sinonimi. E la cosa mi diverte anche... ma forse da un punto di vista esterno può dare un'idea di snobismo che non invoglia di certo alla lettura.
Ok, Mentana ha predicato bene... ma razzola altrettanto bene? Non sempre: nel corso dell'edizione del TG LA7 andata in onda alle ore 20 di martedì scorso, commentando le dichiarazioni di Paolo Gentiloni – toh, il titolare della Farnesina! ;-) – riguardo al rischio di possibili infiltrazioni di terroristi tra le masse di migranti che cercano fortuna con i viaggi nel Mediterraneo, se n'è uscito (minuto 21:30) con questa affermazione: «È probabile che il nostro ministro degli Esteri avesse già contezza di queste minacce attraverso i canali informativi dell'ISIS».
Contezza?! Ecchevvordi'?! Ma soprattutto, chi la usa più 'sta parola? Il vocabolario Treccani la classifica come lemma letter. (letterario) e ant. (antico), e per spiegarne l'utilizzo propone come esempi delle citazioni di Dante e di Boccaccio, due scrittori giganteschi... ma che son vissuti giusto quegli otto secoli fa o giù di lì. ;-) E va bene che la nostra lingua italiana è un prezioso patrimonio da preservare, evitando per quanto possibile gli anglicismi superflui (il titolo di questo post non è altro che una scherzosa provocazione, ché poi la traduzione corretta di "parla come mangi" è questa)... però la priorità di chi comunica dovrebbe essere quella di farsi capire da tutti o quasi i destinatari della comunicazione, o no? :-)
Finito il telegiornale, ho notato che l'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, se n'è uscita con lo stesso identico termine succitato... e non ho potuto fare a meno di immaginarmela mentre, in attesa di andare in onda, guarda Mentana che conduce il telegiornale, sente quest'espressione così aulica e pensa «Figo! Questa me la devo rivendere subitissimo!!!». ;-)

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