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venerdì 2 gennaio 2015

Commenti incommentabili

Negli ultimi due giorni i notiziari hanno dato un certo risalto al drammatico video in cui Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane rapite in Siria il 31 luglio scorso, appaiono pressoché irriconoscibili per la prima volta dal loro sequestro, lanciando un disperato appello al nostro governo affinché si adoperi per la loro liberazione. Come testimonia lo screenshot qui sotto, condiviso su Facebook da Pier Luca Santoro...


... in tanti hanno reagito alla notizia pubblicata sulla pagina dell'ANSA con commenti che potrei riassumere nel seguente "mash-up": «Non trovo giusto che lo Stato paghi un riscatto per liberare quelle due stupide, la priorità è riportare a casa i nostri marò... Loro sì che hanno solo eseguito degli ordini, non sono mica andati in India per libera scelta!». Come se – giusto per dirne una – Greta e Vanessa fossero detenute per omicidio, anziché nelle grinfie di feroci terroristi senza scrupoli. Ma vabbè, poiché non mi sento in grado di esprimere compiutamente la mia opinione al riguardo, copincollo ciò che ha scritto Selvaggia Lucarelli e che condivido parecchio: «Pensateci, prima di blaterare banalità, a quanto pagate per le cazzate altrui, che poi magari sono anche le vostre o quelle dei vostri figli. Pensateci e poi domandatevi se le vite di due ragazze che erano li' per aiutare un popolo sfortunato, se la vita di Greta, che legge l'appello con gli occhi bassi e quella di Vanessa che regge un cartello immobile e spaurita, valgono i vostri soldi». Ok, può darsi che le due non si rendessero realmente conto dei rischi che correvano recandosi in Siria, sospinte com'erano dallo slancio idealistico tipico della giovinezza... però non mi sembra affatto un buon motivo per disprezzarle o abbandonarle al loro destino, anzi: ma davvero qualcuno crede che fossero andate laggiù per divertimento?!
Non è la prima volta che leggo in calce alle notizie una ridda di esternazioni tali da lasciarmi a dir poco interdetta: era già successo quando il dottore di Emergency contagiato dal virus Ebola in Sierra Leone venne ricoverato presso l'Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Ebbene, all'epoca non si contavano i commenti del tipo «Ma non potevano curarlo giù in Africa anziché rischiare che porti l'epidemia qui da noi?»... per non parlare di prese di posizione ancora più ciniche e spietate, o di espressioni di vero e proprio biasimo nei confronti di un uomo le cui uniche colpe erano state quelle di andare a svolgere la sua missione di medico in un Paese dove avrebbe trovato condizioni incredibilmente difficili e di mettere a repentaglio la propria salute per salvare vite umane. Il fatto che la sua fosse una scelta volontaria anziché dettata da ordini superiori lo rende forse meno degno di empatia e di considerazione? Ma stiamo scherzando?!? Per quanto mi riguarda, ho accolto con grande gioia la notizia della guarigione di Fabrizio Pulvirenti, e il fatto che abbia manifestato l'intenzione di tornare in Africa non appena si sarà ripreso lo rende ancora più meritevole della mia stima... mentre scommetto che i summenzionati detrattori ne trarranno un motivo in più per attaccarlo. :-/

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