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domenica 7 maggio 2017

Gli eroi del nucleare

Pochi giorni fa, in occasione del trentunesimo anniversario del disastro di Černobyl, avvenuto il 26 aprile 1986 e rimasto impresso in modo indelebile nella memoria di chiunque all'epoca fosse abbastanza grande da rendersi un minimo conto di ciò che stava accadendo, mi è capitato di leggere un brano analogo a questo, che elogiava il vero e proprio eroismo di tre operai sovietici espostisi volontariamente a una dose di radiazioni micidiale pur di scongiurare una catastrofe ancora peggiore. Come spiegato su Bufale e Dintorni non si tratta di una bufala, andò proprio così: sia ai tempi di Černobyl sia pure a distanza di decenni – mi riferisco a Fukushima – quando i livelli di radioattività superano una soglia critica non esiste robot i cui circuiti elettronici possano continuare a funzionare, e perciò devono entrare in azione e di fatto immolarsi degli esseri umani: i cosiddetti bio-robot.
Questa storia è correlata con una fotografia pubblicata nella pagina Facebook Le fotografie che hanno fatto la storia; vi è ritratto un sorridente Hiroshi Ouchi, operaio in una piccola centrale nucleare giapponese, che nel 1999 venne accidentalmente investito da una quantità elevatissima di radiazioni e morì in modo atroce dopo mesi di agonia.


Ecco il testo che accompagna la fotografia del povero Hiroshi.
A volte, è la scienza il peggior assassino.
È il caso di questa FASCIA DARK incentrata sul terribile incidente che uccise lentamente e dolorosamente il ragazzo della foto: Hiroshi Ouchi.
È il 30 settembre 1999 e Hiroshi è un normale operaio di 35 anni impiegato in una piccola centrale nucleare. Niente fa presagire l'orrore che seguirà. Un errore umano nella miscelazione di uranio ed acido nitrico all’interno di un serbatoio causa una reazione nucleare fortissima e una fuoriuscita di radiazioni che colpisce in pieno Hiroshi. Altri due operai vengono colpiti, ma è a Hiroshi che tocca il destino più atroce.
Appena giunto in ospedale, Hiroshi sembra stare bene, fatta eccezione per un generale malessere che inizia a sopraggiungere, ma presto la situazione degenera. Dal corpo dell'uomo iniziano a staccarsi grandi lembi di pelle che cadono a terra come strisce di carta. La poca carne rimasta attaccata diventa scura. Il dolore è indescrivibile. Hiroshi viene messo in coma farmacologico per evitargli la sofferenza che gli provoca la degenerazione cellulare.
Hiroshi si riduce presto a una massa di carne viva e sanguinante che spurga ogni giorno più di venti litri di fluidi corporei. In questa terribile condizione, Hiroshi sopravvive per ben 83 giorni, completamente sedato per evitare i terrificanti dolori che lo torturerebbero.
I medici sanno bene che Hiroshi non può sopravvivere: le radiazioni lo hanno distrutto a livello cellulare e, nella remota possibilità che si riprenda, non potrà mai essere risvegliato dal coma farmacologico e lasciare l'ospedale. Ma la legge in Giappone è chiara: bisogna fare di tutto per tentare di salvare la vita al paziente. Si provano quindi trasfusioni massicce di sangue, innesti di pelle e trapianti di cellule staminali, ma ovviamente è tutto inutile e dopo quasi tre mesi, Hiroshi cede.
Ad oggi, il triste ed inquietante caso dell’incidente di Hiroshi Ouchi è considerato uno degli incidenti più gravi nel campo del nucleare. Testimonianza di ciò che può accadere quando vengono commessi degli errori in questo campo. Un esempio di quanto la vita, e la morte, a volte possano essere più crudeli di qualunque macabra fantasia.
Ho giudicato le immagini del ricovero di Hiroshi troppo cruente per questa fascia dark, ma, per gli interessati, su Google è possibile vedere i terribili effetti delle radiazioni sul povero operaio.
Come se la descrizione non fosse stata già fin troppo cruda, io queste foto le ho cercate e le ho guardate, ma sinceramente sarebbe stato meglio che non avessi ceduto alla tentazione. E comunque tutto ciò non ha fatto altro che rafforzare la mia convinzione che si debba abbandonare il nucleare e preferibilmente anche i combustibili fossili, per investire sempre di più nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, più pulite e soprattutto sicure.

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