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mercoledì 29 marzo 2017

Silenzio, sto leggendo

Stamattina, aprendo la mia timeline di Facebook, ho notato il post di un'amica, insegnante di materie letterarie a Pescara, che magnificava l'iniziativa di guerrilla reading intrapresa a Milano e auspicava che l'idea potesse essere esportata in ogni dove. In sintesi, alcuni appassionati lettori della Biblioteca Crescenzago sabato scorso hanno cominciato a leggere ad alta voce pillole di letteratura scelta su un tram di Milano per attirare l'attenzione dei passeggeri e distoglierli dai loro smartphone (ai quali, bisogna riconoscerlo, sono/siamo in tanti a fare ricorso anche per ammazzare il tempo sui mezzi pubblici, in coda dal medico o alle Poste, ecc.).
Ho salvato il post della mia "facciamica" per leggerlo in seguito con calma insieme ai relativi commenti, ma quando sono andata a recuperarlo era sparito, inspiegabilmente... o forse no: devo ammettere che anche a me talvolta capita di eliminare qualche post quando la discussione prende una piega spiacevolmente imprevista.
Poco dopo quel post ne ho notato un altro di Persio Tincani sullo stesso argomento ma di segno opposto, dal momento che il suo eloquente commento alla notizia è stato «Mille e un modo per rompere i c***ioni». Ebbene, mi spiace per la mia amica che mette tanta passione in tutto quello che riguarda il suo lavoro, ma personalmente mi sento più d'accordo con Persio...
Sarà che il mio modo di pensare e di memorizzare ha da sempre una forte componente visiva, quando andavo a scuola e poi all'università non potevo fare a meno di annotare minuziosamente tutto quello che il prof diceva per fissare i concetti... mentre nell'ascolto ho una capacità di attenzione più limitata: non dico della durata di un aforisma, ma poco ci manca (a meno che l'argomento non mi interessi fin da subito e a parlare non sia una voce alla Luca Ward). ;-) Per me i libri andrebbero assaporati in un ambiente tranquillo e silenzioso – in viaggio faccio molta fatica a portarne avanti uno – e non certo ascoltati: se dipendesse da me, Audible chiuderebbe bottega. Certo, gli audiolibri sono un'ottima soluzione per chi grazie a loro riesce a mettere a frutto il tempo trascorso al volante, ad esempio, e soprattutto per i non vedenti... ma se leggo tra me e me – a proposito, non ho mai sentito l'esigenza di ripetere oralmente quello che studiavo – sono più veloce di chiunque legga ad alta voce in modo comprensibile, e mi distraggo molto meno.
Pare che l'iniziativa di guerrilla reading abbia riscosso un certo successo... ma se ci fossi stata io su quel tram non credo che avrei apprezzato; sui mezzi pubblici mi infastidisce anche solo il chiacchiericcio insistente non rivolto a me, figuriamoci delle persone che leggono ad alta voce e pretendono che dia loro retta anziché farmi i fatti miei. Poi magari uno è poco incline ad ascoltare e vuole essere lasciato in pace perché ha i suoi pensieri per la testa, è preoccupato per il lavoro, rischia di arrivare in ritardo a un appuntamento, ecc... No, decisamente una simile idea non è adatta a far presa sulle persone come me: la trovo simile all'atteggiamento dei prof che come compito per le vacanze estive ci davano da leggere dei libri a volte anche piuttosto impegnativi – imporre una cosa non è mai il modo migliore per farla amare – e al ritorno a scuola pretendevano che presentassimo la fatidica "relazione" (che ero tra i pochi a scrivere, ma questo è un altro discorso). Soprattutto a causa di questa sorta di "trauma adolescenziale", sono rimasta a lungo refrattaria alla lettura come diletto...

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