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martedì 28 marzo 2017

Lavoro, tecnologie e calcetto

Giuliano Poletti ha colpito ancora: dopo essersela presa coi nostri cervelli in fuga – «Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi» – e prima ancora con chi si laurea a pieni voti ma fuori corso – «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21» – in un incontro con gli studenti sull'alternanza scuola-lavoro tenutosi ieri a Bologna il ministro del Lavoro ha affermato che si creano più opportunità «a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula» e che «i rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza scuola-lavoro fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative».
Il problema è che il ministro non ha mica tutti i torti: lo sanno tutti quanto sia importante per riuscire a trovare lavoro poter contare su una buona rete di relazioni – relazioni che si coltivano anche e soprattutto nel tempo libero – e a me sembra fin troppo normale che si tenda ad assumere (avendone la possibilità) oppure anche solo ad aiutare nella ricerca di un impiego un amico, a meno che non lo si consideri un inguaribile e inaffidabile lavativo, piuttosto che un perfetto sconosciuto, sebbene magari più qualificato. La sottoscritta è in cerca di lavoro da mesi, ma nonostante abbia all'attivo un brillante centodieci e lode in Ingegneria Elettronica conseguito dopo anni di studio matto e disperatissimo (cit.) l'unica proposta concreta che mi è stata offerta finora è stata quella di entrare nel "magico" mondo del multi-level marketing, che ho declinato perché non sono affatto portata per certe attività.
L'esternazione di Poletti è arrivata sui giornali poco dopo l'intervista rilasciata dal sociologo Domenico De Masi a Linkiesta.it in occasione dell'uscita del suo nuovo libro Lavorare gratis, lavorare tutti.
Il suo libro non è solo una fotografia del lavoro che scompare, ma lei propone anche delle soluzioni. Cosa bisogna fare?
Bisogna puntare a creare nuovi lavori, cosa che sta già avvenendo con una fantasia infinita spronata dal bisogno. Ma in attesa di questi nuovi lavori, bisogna redistribuire quelli che già esistono. È inutile pretendere il lavoro per i disoccupati se gli occupati fanno straordinari, sono sempre disponibili, anche nel week end e si fermano in ufficio ogni giorno oltre l'orario di lavoro senza essere per questo retribuiti.
Significa che lavoriamo troppo?
In Italia lavoriamo 1.800 ore all'anno. È la quantità di ore maggiore in Europa. In Francia e in Germania ci si ferma a 1.500 ore. In Italia ci sono almeno 2 milioni di impiegati e manager che fanno ogni giorno un paio d'ore di straordinario non retribuito. Parliamo di 110 milioni di giornate lavorative, cioè 500mila posti di lavoro. Oggi lavorare oltre il dovuto sembra quasi un vanto. Ma non dovrebbe essere così.
E cosa dovremmo fare?
Bisogna redistribuire il lavoro, riducendo gli orari. Passando magari dalle 40 alle 36 ore settimanali. In questo modo non avremmo disoccupati. Ma è difficile da applicare: oggi chi ha il lavoro non lo vuole certo mollare.
E quindi che si fa?
Serve che i lavoratori occupati e pagati cedano un po' di lavoro. Siccome non amo la violenza, ho proposto che i disoccupati mettano la loro forza lavoro sul mercato gratuitamente. In questo modo il mercato si spacca, si altera. E gi occupati, arrivati alle strette, cederanno una parte del lavoro.
Cioè insomma, siccome il sensatissimo principio del «lavorare meno, lavorare tutti» non si riesce a metterlo in pratica perché gli occupati fanno resistenza, noi disoccupati dovremmo lavorare gratis «per spaccare e alterare il mercato»? Ammetto di essere molto, ma molto perplessa...
Concludo linkando due articoli molto interessanti che riguardano un tema trattato anche da De Masi: il modo in cui la tecnologia sta cambiando e cambierà il mondo del lavoro.

1 commento:

  1. 110 e lode in ingegneria elettronica. Chapeau! Adesso che lo so mi pare di avvertire quella sorta di... come dire? ...timore reverenziale. No, dài, sto scherzando :-) Comunque complimenti, ti auguro di trovare presto un'occupazione degna del tuo titolo di studio ;)

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