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martedì 10 marzo 2015

#dilloinitaliano

Arrivo un po' in ritardo – ma non troppo, dai... ;-) – a segnalare l'iniziativa #dilloinitaliano lanciata dalla pubblicitaria Annamaria Testa; ad essa è associata una petizione ospitata sulla piattaforma Change.org e rivolta al governo italiano, alle amministrazioni pubbliche, ai media e alle imprese con l'invito a parlare un po' di più, per favore, in italiano. Le motivazioni sono spiegate qui su Nuovo e Utile.
Ebbene, proprio oggi mi è arrivata la notifica di un'importante vittoria:
10 mar 2015 — L’Accademia della Crusca – lo scrive il suo Presidente – accoglie il nostro invito a farsi portavoce e autorevole testimone della richiesta collettiva e amplissima di privilegiare, ove possibile, l’impiego di termini italiani nelle leggi, negli articoli dei giornali, nella comunicazione delle Pubbliche Amministrazioni e delle imprese.
La lettera firmata da Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca, puoi leggerla qui.
La sottoscritta ha sposato questa campagna con convinzione, pur dovendo riconoscere che non di rado mi capita di predicare bene e razzolare male... nel senso che a volte uso termini stranieri, soprattutto inglesi, anche quando non ce ne sarebbe strettamente bisogno. Colgo l'occasione per formulare il mio proposito del 10 marzo [e che diamine, i buoni propositi saranno mica un'esclusiva della sera di San Silvestro...?! ;-)]: usare parole straniere soltanto quando non ne posso fare a meno. Ad esempio, rimango dell'idea che in casi come quello dell'aggettivo addictive, traducibile solo per mezzo di perifrasi, in contesti non troppo formali si possa essere un pochino più indulgenti nei confronti dell'uso di parole inglesi... ;-)
I motivi per cui ho firmato li posso spiegare scegliendo alcuni tra i messaggi inviati dai firmatari e raccolti in tre video: 1, 2, 3.
Dice un vecchio detto: parla cumm t'è fatt mammt.
L'itanglese è troppo spesso uno strumento di: esclusione, manipolazione, camuffamento dell'ignoranza.
Sono stufo di sentire relatori che non sanno dire the book is on the table, ma si riempiono la bocca di company profile.
Un ottimo italiano e un decente inglese sono assai meglio di uno scadente itanglese. Shish!
È ridicolo storpiare due lingue per pigrizia.
Le parole anglomaccheroniche, lungi dal "far fino" sono solo una dimostrazione di provincialismo.
Perché non sopporto più nemmeno la formula manager. Tra poco anche il netturbino si chiamerà waste o trash manager.
Quando la cassiera del supermercato mi dice: no money? per chiedermi se ho spiccioli capisco che stiamo toccando il fondo.
Per mantenere viva la mia lingua. Patrimonio culturale amato in tutto il mondo.
Perché studiare altre lingue non significa dimenticare la propria.
Perché sono una traduttrice e riconosco la dignità di tutte le lingue e in primis della mia.
Sto firmando perché la mia lingua è bellissima e mi piace talmente che anche negli sms uso il congiuntivo.
Desidero capire cosa dicono i politici che chiedono il mio voto.
Perché legge sul lavoro è gradevole e chiaro. Jobs Act sembra un colpo di tosse...
Ho adottato una strategia: quando mi parlano abusando di termini stranieri rispondo in sardo finché non capiscono. Auguri per l'iniziativa.
Eziandio, poffarbacco non posso esimermi!
Perché voglio fare colazione, partecipare a una riunione, e andare a una festa nel fine settimana! Posso?
Alcuni riescono a fare anche della sana ironia...
Perché credo che chi dice cool non sia affatto cool.
Il target della mission di #dilloinitaliano è un 1° step per una communication in grado di favorire l'understanding nazionale.
Approfitto del coffee break che interrompe il morning meeting, per spezzare una lancia. Vi lascio, il boss mi chiama...
Quoto!... scherzo, condivido!
E per chiudere in bellezza...
È solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intendere l'espressione altrui. (Scuola di Barbiana)

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