Stasera comincio con un aggiornamento sul caso di Guendalina Middei, nota sui social come Professor X, di cui ho scritto giovedì scorso. Il giorno successivo ha pubblicato il post seguente.
Ecco il «Verdetto» di Meta sulla pagina Professor X. Vi dico com’è finita. Innanzitutto lasciatemi dire una cosa: GRAZIE. Davvero. Grazie alle oltre 60 mila persone che mi hanno scritto, mandato messaggi d’affetto e condiviso il mio appello. Forse Meta se ne frega, ma per me ha significato TUTTO!
Alla fine il Team tecnico ha analizzato il mio caso e… niente. Le restrizioni alla pagina nonostante le accuse nei miei confronti fossero completamente false e infondate non sono state rimosse. L’oscuramento del mio libro non è stato rimosso. Il mio nome continua ad essere associato dal sistema a una cosa orrenda. Però, e c’è un però, posso tornare a publicare. Tutti i giorni, come ho sempre fatto. Fino a quando non cadranno queste limitazioni, molti non potranno più leggermi. Alcuni di voi non vedranno più i miei post. Alcuni post saranno bloccati. Altri rimossi. Ma lasciatemi dire una cosa.
Sapete perché amo tanto la letteratura russa? Perché la letteratura russa, tutta la letteratura russa, nasce per un motivo: come lotta alla censura. Quel libro completamente folle che è Il maestro e Margherita non è altro che un inno al Libero Pensiero quando avere un pensiero tuo ti faceva finire in prigione. O peggio. Sostakovich il Potere lo prende per il naso, e sa farlo talmente bene che quelli lo eleggono a musicista consacrato del regime.
Dostoevskij quando era in carcere scrisse: «essere un uomo tra gli uomini e non perdersi d’animo – ecco in che cosa consiste la vita.» Perché anche quanto tutto sembra o pare perduto, puoi rialzarti. E rinascere. Wabi sabi dicono invece i giapponesi: nulla è perfetto. C’è una crepa in ogni cosa. Ma è da lì che entra la luce. Un’ultima cosa: se non volete che sia un algoritmo a decidere se potete leggermi, potete cercarmi direttamente voi. Vi abbraccio tutti❤️
A me per fortuna i post di Guendalina continuano ad apparire nella timeline anche senza dover cercare direttamente la pagina. E dopo quell'accenno alla letteratura russa non mi sono certo meravigliata che, nel suo post di ieri, lei abbia criticato l'intervento del cantautore, nonché insegnante di materie letterarie in pensione, Roberto Vecchioni alla manifestazione "Una piazza per l'Europa" tenutasi sabato scorso in Piazza del Popolo a Roma.
Ieri mi è crollato un mito! Ma lo avete sentito il discorso di Roberto Vecchioni? «Adesso chiudete gli occhi e pensate ai nomi che vi dico: Socrate, Cartesio, Hegel e Marx; vi dico Shakespeare, Pirandello e Leopardi. Ma gli «altri» le hanno queste cose?» Sentire queste parole, da un cantante che stimavo moltissimo, mi ha spezzato il cuore!
E allora, per rispondere a Vecchioni, io vi dico Dostoevskij, Puskin, Tolstoj e Gogol… Vi dico Gibran, Mishima, Allende, Tagore! Vi dico che la cultura non ha nazionalità, confini, limiti o barriere. Vi dico che i miei migliori amici sono stati russi, giapponesi, americani. Non amo particolarmente l’America, ma la mia adolescenza non sarebbe stata la stessa senza Hemingway. Non avrei mai preso in mano una penna e iniziato a scrivere senza Virginia Woolf. E allora vi dico Steinbeck, Faulkner, Edgar Allan Poe e ci metto anche Philippe Roth!
Vi dico che la letteratura non significa UNA ma «INSIEME». Vi dico che l’arte non divide ma unisce, non separa ma avvicina, non si si scontra ma «incontra». Perché la cultura non è una gara, non è primato, podio o conquista. Le emozioni non hanno bisogno di salire su un podio, non fanno distinzioni tra «noi» e «loro». Non c’è verità che un cuore, da qui all’altro capo del mondo, non senta.
E infine vi dico un’ultima cosa: vi dico che ho trovato imbarazzante tutto questo! Perché il discorso di Vecchioni ci ha fatto tornare indietro di due secoli. Nell’Europa del «noi», i migliori, i più perfetti, gli unici detentori di bellezza, verità, e cultura, e gli «altri». E strumentalizzare la letteratura per far passare questo messaggio qua, significa non averne capito nulla, perché i libri, come le canzoni, sono sempre stati ponti e finestre e non muri.
E pure il titolare della pagina Come sorridere in un mondo contorto gliene ha dette, anzi scritte, quattro a Vecchioni.
Sul tema della guerra segnalo un punto di vista parecchio sensato, a dispetto della forma a dir poco elementare, espresso in questo video di CARTONI MORTI, al secolo Andrea Lorenzon.
P.S.: Colgo l'occasione per rispondere qui al commento lasciatomi da gg sotto il mio precedente post sul Professor X. Cosa voglia dire davvero "pace" è un quesito a dir poco complesso, e credo che nessuno possa in buona fede dirsi detentore di una verità assoluta in proposito. L'unica cosa che so è che riterrei oltremodo ingiusto che in nome della pace l'Ucraina dovesse rinunciare a parte del suo territorio (e non solo a quello) cedendolo all'invasore russo.
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