mercoledì 19 marzo 2025

I settordici setacci di Gwendalyne

Ultimamente mi è capitato di sentirmi rivolgere delle critiche tanto più gravi in quanto assolutamente infondate. Avevo un vago ricordo di una citazione che raccomanda di tacere, se non si può dire qualcosa di buono, giusto, o qualcosa del genere... e per risalire alla fonte, anziché usare Google come avrei fatto un tempo, mi sono rivolta a ChatGPT. Questa è stata la risposta.

La citazione a cui stai pensando potrebbe essere attribuita a Socrate ed è conosciuta come la "prova dei tre filtri". Secondo questa idea, prima di parlare bisogna chiedersi:
  1. È vero? (Ciò che sto per dire è basato sulla verità?)
  2. È buono? (Porterà qualcosa di positivo o utile?)
  3. È utile? (Serve davvero dirlo?)

Passando, adesso sì, a Google ho verificato qui non soltanto che comunemente ci si riferisce ai "tre setacci" anziché ai tre filtri, ma pure che il filosofo greco, il quale peraltro non ci ha tramandato nulla di scritto, non c'entra mica. Infatti la parabola si trova all'interno dell'opera in parte autobiografica di Dan Millman, La via del guerriero di pace (Way of the Peaceful Warrior), da cui è stato tratto il film La forza del campione, e dove viene descritto l'incontro tra un uomo – al quale, vista la sua profonda saggezza, viene assegnato per l'appunto il nome di Socrate – e l'autore stesso.

Socrate aveva reputazione di grande saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovarlo e gli disse:
«Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?»
«Un momento.» rispose Socrate. «Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.»
«I tre setacci?»
«Prima di raccontare una cosa sugli altri, è bene prendersi il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?»
«No… ne ho solo sentito parlare…»
«Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?»
«Ah no! Al contrario.»
«Dunque…» continuò Socrate, «… vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È utile che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?»
«No davvero.»
«Allora…» concluse Socrate, «… quel che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?»

Anche se il Socrate di Millman sembrava riferirsi più che altro alle maldicenze, trovo che la parabola sia applicabile anche a quello che è successo a me. Alla prossima occasione, sperando che ricapiti il più tardi possibile o meglio mai più, me la rivendo! :-)

[Tutto questo mi ha dato da pensare sul fatto che io, essendo una persona di pochissime parole, di setacci in genere me ne impongo ben più di tre: non solo quelli della verità, della bontà e dell'utilità, ma anche "seghe mentali" del tipo «Ma cosa vuoi che gli interessi?», «Se lo dico chissà cosa penseranno di me», eccetera. Per questo in genere taccio... ad eccezione di quelle rarissime occasioni in cui i filtri vanno tutti a farsi benedire e mi scappano dette cose delle quali poi mi pentirò per i giorni a venire ;-)]

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