Loading

lunedì 14 settembre 2015

Pennetta, Vinci!

[Il titolo che ho scelto ti fa storcere il naso? Pensa se avessi optato per l'ennesima variazione sulla falsariga di battute di questo tipo... ;-)]
Sabato sera mi trovavo presso il teatro Novelli di Rimini per assistere alla cerimonia di premiazione dei Macchianera Italian Awards 2015, l'evento di maggior richiamo di un'edizione della Festa della Rete definita "di transizione"; gli altri eventi, sarà che ero in modalità "vacanziera", sarà che sono troppo vecchia per tener dietro all'invasione degli YouTuber, sono stati al di sotto delle mie aspettative.
In nome dei #MIA15 ho rinunciato a seguire la finale degli US Open di tennis, una gara storica perché vedeva contrapposte due tenniste italiane, per giunta amiche da anni, in uno dei tornei più prestigiosi di uno sport che non gode di grande seguito nel nostro Paese – ben poco rispetto al calcio, mi pare innegabile – e nel quale i nostri atleti non hanno mai realmente primeggiato a livello internazionale.
Alla fine ha avuto la meglio Flavia Pennetta, che dopo la vittoria più importante della sua carriera ha annunciato l'imminente ritiro e la rinuncia (al 90%) a partecipare alle Olimpiadi 2016... ma a detta di molti la performance più memorabile l'aveva compiuta Roberta Vinci in semifinale sconfiggendo la numero uno al mondo Serena Williams e negandole l'ambito traguardo del Grande Slam: un'impresa per la quale Giorgio Viaro ha speso parole entusiastiche.
È stata parecchio criticata la decisione del presidente del Consiglio Matteo Renzi di annullare i suoi impegni istituzionali per volare a New York ed assistere alla finale. Pur trovando sensate le obiezioni esposte in questo articolo, io non me la sento di biasimare più di tanto il premier per questo; sono altri gli aspetti che trovo discutibili nel suo operato, ecco. E mi è piaciuto il post-scriptum che lui – o chi per lui ;-) – ha inserito al riguardo nella sua newsletter.
Due ragazze del sud, due giovani donne trentenni, due tenniste straordinarie hanno compiuto un'impresa nella quale non credeva nessuno, nemmeno loro. Hanno colorato d'Italia gli US Open giocandosi la finale e distruggendo il sogno della numero 1, Serena Williams. Hanno ammutolito NYC che poi le ha abbracciate in una ovazione entusiasmante e ci hanno reso orgogliosi di essere italiani. è la grande forza dello sport, come dimostra Fabio Aru che trionfa alla Vuelta. O i successi di sportivi più o meno noti, in tutte le discipline. Ma le vittorie di Pennetta e Vinci, e il trionfo di Flavia in finale, non sono solo tennis. è molto più che tennis. è una meravigliosa storia italiana, di donne che non rassegnandosi e non arrendendosi dimostrano che siamo capaci di tutto, persino di vincere quando non ci crede nessuno. Sono andato a NYC per vivere con loro la finale. Ho letto molte polemiche per la mia scelta. Fosse stato il calcio, non avrebbe detto niente nessuno. Ma è tennis, tennis femminile, e allora in tanti hanno storto la bocca come fosse sport di serie B. Rispetto tutti. Ma credo che un grande Paese come l'Italia, una comunità nazionale stia insieme anche grazie a emozioni condivise e non solo a statistiche. Quelle ragazze ci hanno emozionato e reso orgogliosi. L'Italia con i suoi rappresentanti, con il suo Comitato Olimpico, era lì con loro. A dire brave, a dire grazie, a dire al mondo che ci guardava che – come sempre – l'Italia è capace di tutto. Chi vuole vivere di rancore, faccia pure. Noi oggi ci teniamo stretti questa inattesa felicità.
In fatto di sport amo attenermi al "vinca il migliore", e sentendomi cittadina del mondo trovo che il tifo per i propri connazionali a prescindere tradisca non di rado un campanilismo un tantino ottuso, oltre ad essere spesso foriero di cocenti delusioni... ma, che dire, quando capita che il/la migliore parla la mia stessa lingua non mi dispiace mica, eh! ;-)
[La foto che apre il post, tratta da Fotomontaggi Politici, ironizza sulla famigerata questione del gender: molto rumore per nulla, se posso permettermi di citare Shakespeare. In realtà il testo di legge stabilisce che «Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». E se ci vedi qualcosa di sbagliato in questo, mi sa che sei tu ad avere qualcosa che non va...]

Nessun commento:

Posta un commento