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lunedì 12 maggio 2014

La fotocamera migliore è quella che hai sempre con te

Qualche decennio fa sarebbe stato un tantino azzardato prevedere che nell'anno 2014 milioni e milioni di persone se ne sarebbero andate in giro con una buona macchina fotografica sempre con sé... eppure è questa la realtà odierna: basta che si possieda un telefono cellulare, non necessariamente smart, ma dotato per l'appunto di fotocamera. In tanti usano tale strumento soltanto per farsi i selfie – o autoscatti, come dicono i matusa ;-) – o comunque per immortalare momenti della loro vita quotidiana di interesse tutt'altro che universale... ma non è proprio il caso di sottovalutare le potenzialità dei cosiddetti "fotofonini", come venivano chiamati alcuni anni or sono. È sufficiente confrontare le foto che uscivano dalle care vecchie compatte a rullino di una volta con quelle scattate oggi con un moderno telefonino non necessariamente di fascia alta, per rendersi conto della qualità tutt'altro che disprezzabile di queste ultime. Qualità che a volte è in grado di tener testa persino a quella prodotta dalle reflex professionali: fatti un giretto su questo sito, dove potrai effettuare svariati confronti... e ti accorgerai che non sempre è facile capire da quale dispositivo provengano le foto! :-)
Il fatto che le fotocamere dei cellulari abbiano raggiunto una risoluzione – espressa in megapixel – nettamente superiore a quella delle reflex top di gamma (pensiamo al Nokia Lumia 1020)  può sembrare un controsenso... e invece non lo è affatto: gli smartphone hanno una lunghezza focale fissa e sono sprovvisti di zoom ottico, perciò per zoomare digitalmente, ovvero "croppare" l'immagine senza giocarsi la possibilità di stampare (cosa sempre meno frequente, in effetti) su grandi formati, l'unico modo è partire da una risoluzione elevata.
Nella fotocamera di uno smartphone è fissa non soltanto la lunghezza focale ma pure l'apertura del diaframma: per questo avvicinarsi o allontanarsi dal soggetto è l'unico modo per variare la profondità di campo, che in genere è sempre piuttosto ampia. Ecco perché mi è successo di rado di scattare foto poco nitide... malgrado abbia scoperto appena due mesi fa che la messa a fuoco si effettua facendo "tap" nel punto desiderato dello schermo del telefono: non avviene proprio tutto tutto in automatico, ecco! ;-)
Oggigiorno fotografi di grido utilizzano i cellulari per fare reportage o street photography di qualità: rispetto alle ingombranti reflex uno smartphone ha l'indubbio vantaggio di essere più facilmente trasportabile e soprattutto di farsi notare di meno, specie se lo si maneggia con discrezione e si utilizza il tasto dell'auricolare per scattare... e l'invisibilità è un requisito fondamentale per catturare attimi di vita quotidiana con la massima naturalezza e spontaneità.
Il contenuto di questo post non è altro che il riassunto del riassunto, debitamente adattato, degli appunti presi dalla sottoscritta durante il mini-corso di Phoneography che ho frequentato un paio di mesi fa. Nelle due lezioni (più un'uscita) abbiamo familiarizzato con svariate app, alcune gratuite altre a pagamento, alcune multipiattaforma altre disponibili soltanto per iOS... Uffa, ma quando lo capiranno gli sviluppatori che il futuro è ANDROID?! :-O Ad esempio c'è Camera ZOOM FX che tra le altre cose, a differenza del suo omologo Camera+ per iOS, non consente di disaccoppiare la messa a fuoco e la misura dell'esposizione, ovvero di eseguirle in due punti differenti dell'inquadratura: una funzionalità della quale in effetti è raro sentire il bisogno... ma in qualche caso potrebbe tornare utile.
Di tutte le app che ho sperimentato mi limito a suggerirtene una, che apprezzerai senz'altro se come me sei appassionato di fotografia di paesaggio: Pro HDR Camera, 1,51 € davvero ben spesi. Quest'app è ideale per immortalare scenari caratterizzati da un'ampia gamma dinamica (in inglese High Dynamic Range, da cui HDR), ovvero da uno spiccato contrasto fra zone chiare e zone scure. L'app funziona in questo modo: scatta tre foto in sequenza – una normalmente esposta, una sovraesposta e una sottoesposta – e poi le combina in maniera ottimale. Per farla breve, non sarai più costretto a scegliere se avere un cielo correttamente esposto a spese di uno sfondo troppo scuro, o viceversa uno sfondo ben definito ma con un cielo "bruciato". Se poi il risultato che l'app genera in automatico non ti soddisfa, puoi sempre metterci mano tu agendo sui cursori per regolare luminosità, contrasto, saturazione, temperatura e tonalità.


P.S.: Il titolo del post richiama quello di un libro scritto dal fotografo Chase Jarvis.

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