Loading

venerdì 4 ottobre 2013

Il momento del dolore e della riflessione

La tragedia avvenuta ieri al largo di Lampedusa mi lascia senza parole: video e immagini tolgono quasi il fiato. Purtroppo non è mancato chi ha perso un'occasione per tacere ed ha pensato bene di provare a strumentalizzare l'accaduto. Comunque io stessa devo ammettere che è ben difficile tenere a freno la lingua quando leggi che il barcone in fiamme non sarebbe stato soccorso da alcuni pescherecci perché i pescatori temevano di incorrere nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina previsto dalla legge Bossi-Fini. Non mi viene in mente altro che quella parola, «Vergogna», pronunciata ieri da papa Francesco con voce rotta come non mai dall'emozione.
A questo punto lascio la parola a chi riesce a esprimersi molto meglio di quanto saprei fare io...
Comunicato di Emergency su Facebook:
I morti di oggi a Lampedusa (mentre scriviamo sono cento) vanno ad aggiungersi agli altri 20mila che sono morti nel Mediterraneo negli ultimi vent'anni. Fino a quando considereremo naturale che il mar Mediterraneo sia il più grande cimitero del mondo? Fino a quando accetteremo di tenerci politiche migratorie criminali, che trasformano i disperati in clandestini, e per questo delinquenti? Fino a quando lasceremo che chi scappa dalla guerra e dalla miseria abbia, come unica possibilità, quella di affidarsi a uno scafista che poi li butta in mare a frustate? Fino a quando accetteremo di essere corresponsabili di una strage quotidiana di donne, uomini, bambini la cui unica colpa è inseguire la speranza di una vita migliore? Fino a quando Lampedusa e gli altri porti di sbarco saranno lasciati soli a seppellire i morti, nell'indifferenza dell'Italia e dell'Europa? Non abbiamo più voglia, davanti a cento cadaveri, di ascoltare l'ipocrisia di chi oggi si veste a lutto mentre ieri firmava le leggi sull'immigrazione che riempiono il mare di morte, l'ipocrisia di chi oggi si dispera ma domani non farà niente per cambiarle. Vogliamo risposte. Vogliamo un Paese che, come dice la nostra Costituzione, "riconosce e garantisce i diritti fondamentali dell'uomo": diritti che invece muoiono ogni giorno davanti ai nostri occhi, insieme a centinaia di persone.
Alessandro Gilioli oggi ha ripubblicato un suo post dell'anno scorso, nel quale raccontava un episodio straziante di cui era stato testimone in Cambogia, «per ricordarci com’è fatta l’altra metà del pianeta, quella da cui si fugge rischiando di morire». Già, perché a spingere migliaia di disperati ad affrontare un viaggio così pieno di rischi e di difficoltà non è il semplice desiderio di una vita migliore, bensì un primordiale istinto di sopravvivenza.
Infine, Massimo Gramellini su La Stampa:
Quanta ipocrisia sulle facce dei potenti listate a lutto, mentre le vittime della strage annegano una seconda volta nella retorica. Quanto cinismo tra i leghisti che considerano una soluzione respingere i disgraziati, affinché si rassegnino a morire a casa propria: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. [...]
Finché i disperati in fuga dalla violenza e dalla miseria marcivano a spese nostre nei lager di Gheddafi, nessuno si interessava alla loro sorte. Adesso che le gabbie si sono aperte e le bagnarole dei banditi hanno ripreso il largo, si piangono i morti e si continuano a ignorare i vivi. L’Europa, che fa la morale all’Italia per lo sfondamento di un parametro economico o la dimensione non regolamentare di una zucchina, tratta Lampedusa come se fosse una provincia romana anziché l’avamposto di un continente. [...]

Nessun commento:

Posta un commento