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lunedì 7 ottobre 2013

Con i piedi per terra e lo sguardo verso il cielo

Nei giorni scorsi ho interrotto il mio fin troppo prolungato digiuno dai libri leggendo Fai bei sogni: dopo L'ultima riga delle favole, si tratta del secondo romanzo pubblicato dal giornalista de La Stampa Massimo Gramellini, di cui già conoscevo e apprezzavo l'acutezza e lo stile garbatamente ironico (ho pure sottoscritto il feed della sua rubrica Buongiorno). Ebbene, non posso non concordare con tutti coloro che ne sono rimasti entusiasti: è davvero un bel libro, coinvolgente, commovente (quando sono arrivata alla fine avevo gli occhi lucidi, una cosa che a me capita quasi esclusivamente coi film) e soprattutto vero. A renderlo così autentico dev'essere anche la sua natura di romanzo autobiografico: in esso infatti Gramellini racconta proprio la sua storia, quella di un bambino che ad appena nove anni perde tragicamente la madre – una scomparsa sulla quale verrà a sapere la verità solo quarant'anni più tardi – ed è costretto a crescere e ad imparare a vivere facendo i conti con il dolore, la solitudine, il senso di abbandono e di insicurezza provocatigli da un lutto così prematuro, incomprensibile e terribilmente difficile da accettare.
Consiglio a tutti la lettura di Fai bei sogni: è piacevole da leggere e scorre talmente bene da lasciarsi finire in poche ore... e dopo averlo finito anche tu, come me, potresti aver voglia di rileggerlo subito per rintracciare i frammenti più significativi. Per quanto mi riguarda, riporto qui di seguito le frasi che mi hanno maggiormente colpita per il loro contenuto di verità (sono più o meno le stesse che citano tutti, ma vabbè... :-)).
Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l'oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe brutalmente il flusso di un'energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d'indefinito.
Camminavo sulle punte e le guardavo di continuo, perché non ero capace di alzare gli occhi al cielo.
Avevo le mie ragioni. Il cielo mi faceva paura. E anche la terra.
In fondo la mia vita è la storia dei tentativi che ho fatto di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.
Durante l'adolescenza dividevo le ragazze in madonne irraggiungibili e crocerossine spremibili. Le madonne non si seducono. Si venerano. E io le veneravo col cuore morsicato dalla loro indifferenza. Ma appena manifestavano qualche interesse per me, smettevano di interessarmi.
Pur di prevenire l'ansia di un possibile abbandono mi lasciavo andare soltanto con quelle su cui credevo di esercitare un controllo. La mia specialità era il discorso di disimpegno.
Non difesi il mio sogno, per la semplice ragione che non lo ascoltavo più. I sogni sono radicati nell'anima e la mia era fuori servizio.
«I se sono il marchio dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante.»
I mostri del cuore si alimentano con l'inazione. Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce.
Il sogno di scrivere si era materializzato in forma imprevedibile, quando avevo creduto di non desiderarlo più. Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.
Le donne non si conquistano con le corde vocali, ma con gli orecchi. Noi maschi sprechiamo tempo a rintronarle di battute memorabili quando l'unica cosa che ci chiedono è di prestare attenzione ai loro pensieri.
Il dolore apre squarci che consentono di guardarsi dentro. Ma io continuavo a guardare dalla parte sbagliata.
«Hai fatto una scoperta importante. L'amore non basta a rendere felici gli esseri umani. La felicità non è figlia del mondo, ma del nostro modo di rapportarci a esso. Non dipende dalla ricchezza, dalla salute e neanche dall'affetto di un'altra persona. Dipende solo da noi. Quindi tutti possiamo provarla.»
Avevo rimpianto la mancanza di una famiglia per tutta la vita. E ora che avrei potuto costruirmene una, mi accorgevo di averne il terrore.
Non è poi così vero che si desidera ciò che non si è mai avuto. Quando si sta male, si preferisce ciò che ci appartiene da sempre.
Mi comportavo come quei maschi che, non avendo la forza di staccarsi dalla donna che non desiderano più, si lasciano scivolare ai margini della relazione con l'aria di esserne sospinti da lei.
Imparavo a non subire gli eventi, a interpretarli come segnali. Scoprivo che l'amore poteva essere un bastone a cui appoggiarsi, ma rimaneva anzitutto una spada per conquistare una nuova consapevolezza delle proprie potenzialità. Per anni lo avevo vissuto come un acquisto, mentre era la cessione di qualcosa a un'altra persona.
Gli avevo mostrato come distinguere il brusio mutevole delle emozioni dal linguaggio eterno dei sentimenti.
Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione, spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la nostra visione del mondo.
Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.

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