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martedì 8 ottobre 2013

Chissenefrega delle leggi della fisica!

Certo che un titolo del genere proprio nel giorno in cui François Englert e Peter Higgs, il "papà" dell'ormai celebre bosone, hanno vinto il Premio Nobel per la Fisica non è il massimo, ma vabbè... ;-) Oggi parliamo di cinema.
Poiché di lunedì il Multiplex Arca di Spoltore applica il prezzo unico di 7 euro per i film in tre dimensioni, ho scelto la giornata di ieri per andare a vedere Gravity. Che dire? A me è piaciuto un sacco! :-) Senza dubbio si tratta di una pellicola molto particolare nel suo genere, quello fantascientifico: sullo schermo compaiono solamente due attori, Sandra Bullock (brava come non mai) e George Clooney, e non è che succeda granché (e quel poco che succede è ad alto rischio di spoiler)... ciononostante il livello di tensione e di pathos si mantiene piuttosto alto per quasi tutto il tempo, almeno a mio modo di vedere. Del resto la situazione narrata è tutt'altro che tranquillizzante. Senza spifferare molto più di quanto si evince dal trailer, la posso riassumere così...
Raggiunti da una micidiale raffica di detriti di un satellite mentre si trovano all'esterno dello Shuttle per effettuare la manutenzione del telescopio spaziale Hubble, la dottoressa Ryan Stone [Lui: «Che razza di nome è Ryan per una ragazza?». Lei: «Mio padre voleva un maschio...»] e il comandante Matt Kowalski fluttuano nel vuoto alla disperata ricerca di un appiglio per non andare alla deriva. Riusciranno a sopravvivere e a tornare sulla Terra?
Di solito nelle pellicole in tre dimensioni viene piazzata un'inquadratura a effetto già nei primissimi fotogrammi... ma spesso, alla fine del film, ti trovi a pensare che tutto sommato non valeva la pena di pagare il sovrapprezzo per il 3-D. Al contrario, all'inizio di Gravity, ti viene da chiederti: embe', a cosa servono questi occhialini che ho sul naso? Qualche altro secondo di attesa... e te ne rendi conto fin troppo bene: visivamente il film è una bomba, le scene in cui compare la Terra vista dallo spazio sono di una bellezza sconvolgente, il 3-D è il migliore che io ricordi di aver mai visto (leggo che la conversione è avvenuta durante la fase di post-produzione... però!) e in certi momenti hai davvero l'impressione che stiano per piombarti addosso i detriti... e pure il bel George, il che fa un certo effetto, bisogna ammetterlo! ;-)
Nelle varie scene vengono rispettate le leggi fisiche, a cominciare da quella di gravitazione universale evocata fin dal titolo? Secondo due addetti ai lavori, l'astrofisico Amedeo Balbi alias Keplero e il presidente dell'INAF Giovanni Bignami, decisamente no: i due scienziati si sono presi la briga di fare le pulci alle incongruenze scientifiche che osservavano sullo schermo... il che secondo me ha impedito loro di godersi appieno lo spettacolo, ma vabbè. ;-) Io tutte 'ste stranezze non le ho notate, e se anche me ne sono accorta non le ho trovate fastidiose, anzi alcune di esse erano pure funzionali allo sviluppo della storia. È pur sempre un film, che diamine! Non mi dire che al cinema non hai mai dovuto fare ricorso alla cosiddetta sospensione dell'incredulità (concetto a cui accenna anche il Bignami menzionato sopra)... ;-)
Qui di seguito c'è un piccolo spoiler, che ho nascosto applicando uno sfondo scuro ai caratteri: se vuoi leggerlo non devi far altro che selezionare le righe qua sotto, e "come per magia" il testo apparirà!
Se devo essere sincera, ho trovato più inverosimili certi comportamenti dei protagonisti: lui che pur avendo la morte in faccia non perde la calma né la voglia di scherzare e continua a parlare con tono pacato (affidato nel doppiaggio italiano alla suadente voce di Francesco Pannofino), lei che al contrario in preda al panico si mette ad ansimare così forte da esaurire rapidamente la scorta di ossigeno; a rigor di logica sarebbe dovuta morire asfissiata, ma mancava ancora più di metà film... ;-)
Il film è stato scritto, diretto, montato e prodotto da Alfonso Cuarón, del quale ho visto soltanto Harry Potter e il prigioniero di Azkaban: bello, ma probabilmente non il migliore fra i (pochi) film che ha diretto finora.

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