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domenica 2 luglio 2017

Quasi quasi vorrei essere canadese

Dovete concedervi del tempo, tempo per capire cosa vi appassiona, tempo per fare errori. Misurerete voi stessi e il vostro successo non in base a quello che avete preso dal mondo, ma da quello che gli avete dato. Voi siete la generazione più impegnata, informata e con più potere che sia mai esistita. So che quei momenti in cui vi sentite cinici e apatici non vengono dalla mancanza di interesse verso il mondo, ma dal suo opposto, dalla frustrazione, perché sentite di non avere ancora gli strumenti per modellare pienamente questo mondo a cui tenete così profondamente. Penso a cosa significhi per tutti noi che troppe persone là fuori sembrano ancora desiderose, persino felici, di costruire il loro successo personale alimentando paure e ansie. Penso a tutto questo, e la tentazione è di abbandonarsi al cinismo e al dubbio. Ma c'è un antidoto davvero efficace per tutto questo, e siete voi. So che voi avete le capacità e la determinazione necessarie per risolvere ogni problema in cui vi imbatterete, in cui noi ci imbatteremo. Perché le sfide che ci riserva il futuro sono grandi, ma non più grandi dei numerosi ostacoli che abbiamo dovuto superare in passato, e queste sfide non avranno certamente la meglio su una generazione così brillante, ambiziosa e preparata come la vostra. Concentrarsi sulle grandi cose e non su quelle piccole non è facile per nessuno, ma quando lo facciamo possiamo far succedere cose davvero importanti. Quando pensate ai prossimi mesi e anni, vi invito a dare prova di ambizione. Pensate a cosa potete fare per rendere il mondo un posto migliore di quello che avete ereditato dai vostri genitori. Partite alla scoperta del nostro mondo. Abbiate fiducia nella vostra capacità di affrontare le più grandi e complesse sfide della nostra epoca, perché molto presto toccherà a voi affrontarle. Io ho fiducia in voi. Andate a fare cose grandiose.
Questo discorso motivante così denso di saggezza è stato rivolto ai neolaureati dell'Università di Ottawa non da un anziano guru, bensì dal giovane (45 anni, ma non li dimostra) premier canadese Justin Trudeau, il quale ha dato l'ennesima riprova di essere un leader coi fiocchi. In Italia d'altra parte abbiamo un ex presidente del consiglio – ma c'è chi lo considera ancora in carica – che decide di dire la sua su Facebook riguardo al caso del piccolo Charlie Gard, come del resto hanno fatto leader politici di tutti gli schieramenti. Il suo accorato sfogo è sicuramente comprensibile dal punto di vista umano: oltretutto Renzi è cattolico, e per giunta padre. Ma un politico dovrebbe sforzarsi di mantenere un atteggiamento più distaccato, anche per rispetto nei confronti delle autorità europee, soprattutto quando per sua stessa ammissione ha più domande che risposte. Personalmente provo un'enorme pena per i genitori di Charlie, i quali si sono visti negare l'ultima speranza di salvare la vita al loro bambino: c'è gente che si aggrappa alle false promesse di santoni e guaritori pur di non rassegnarsi all'inevitabile... figuriamoci in questo caso, in cui la terapia sperimentale alla quale si sarebbe dovuto sottoporre il bimbo un fondamento scientifico ce l'aveva, pur essendo stata testata con successo solo su topi affetti da malattie mitocondriali di un gruppo di mutazioni differente, e di certo non sarebbe servita a porre rimedio ai danni irreversibili dell'encefalopatia che ha colpito Charlie. Ma sono anche fiduciosa nel fatto che i giudici, dando ragione ai medici contrari all'accanimento terapeutico sul bimbo, abbiano preso la decisione migliore nel suo interesse, allo scopo di risparmiargli ulteriori sofferenze inutili. Chi chiede come mai non si permetta ai genitori almeno di portare il figlio a morire a casa può trovare una risposta sensata in queste righe tratte da No alle pseudoscienze: «Questa decisione è stata criticata a sua volta da chi sostiene che avrebbero dovuto lasciarlo tornare perlomeno a casa, ma, in sede domestica mantenere una terapia intensiva è pressoché impossibile dal punto di vista logistico (personale presente, macchinari, farmaci, …). Oltretutto, come detto, Charlie viveva in sedazione e quindi si sarebbe dovuta mantenere questa condizione anche in casa, fino a quando gli sarebbe stata applicata un’anestesia totale profonda, che avrebbe permesso di staccare i macchinari senza causare nessun tipo di dolore a Charlie».
[Il selfie qui sopra è stato condiviso su Twitter dallo stesso Trudeau lo scorso anno]

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