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martedì 23 ottobre 2012

Una sentenza che fa discutere

Ha fatto scalpore la sentenza di condanna inflitta dal giudice unico Marco Billi ai membri della Commissione Grandi Rischi in carica all'epoca del terremoto de L'Aquila del 6 aprile 2009: sei esperti e il vicedirettore della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis sono stati condannati a sei anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Al gruppo non si contesta di certo la responsabilità di non aver previsto il terremoto, cosa peraltro impossibile allo stato attuale delle conoscenze (tant'è vero che Giampaolo Giuliani sosteneva di averne previsto uno, però a Sulmona, a una settantina di chilometri in linea d'aria da L'Aquila), ma quello di aver dato «informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie» sulla pericolosità delle scosse registrate nei sei mesi precedenti a quella tragica notte, minimizzando il rischio ed incoraggiando gli abitanti della zona a rientrare nelle loro case anziché dormire all'addiaccio come sarebbero stati pronti a fare. C'è un video, risalente al 31 marzo 2009, nel quale il suddetto De Bernardinis usa toni alquanto tranquillizzanti. Dall'esito della riunione della Commissione Grandi Rischi tenutasi proprio quel giorno traeva spunto l'opera teatrale di Silvio Sarta alla quale ho assistito due anni e mezzo fa.
In attesa di conoscere le motivazioni di una condanna tanto severa per quello che in sostanza è stato un errore di comunicazione, preferisco evitare di sbilanciarmi più di tanto su una questione indubbiamente assai delicata, limitandomi a riportare l'opinione di alcuni esperti del settore in proposito.
Dario Tedesco, docente di Vulcanologia all'università Napoli II, osserva che «i colleghi che sono stati condannati hanno commesso un errore. Ma non per aver non essere stati in grado di prevedere il terremoto, ma per aver cercato di prevedere il "non terremoto", rassicurando i cittadini» e prendendo pubblicamente una posizione che purtroppo si è rivelata infondata.
Luca Sofri riferisce le parole che avrebbe usato all'epoca al posto della Commissione l'americano Peter Sandman, «specialista della comunicazione del rischio, professionalità assente in Italia».
Non ci sono basi scientifiche per concludere che la probabilità che avvenga un forte terremoto sia più alta dopo queste scosse piuttosto che in altri momenti. Ma allo stesso tempo non ci sono nemmeno prove scientifiche che dimostrano che il forte terremoto non ci sarà. Probabilmente prima o poi qui ci sarà un altro forte terremoto, ma noi, semplicemente, non possiamo predire quando avverrà (o quando non avverrà). Ci dispiace poter offrire alla gente così poca assistenza ma la verità è che non siamo in grado di stabilire se lo sciame sismico debba essere motivo di preoccupazione oppure no. Normalmente, gli sciami sismici non sono seguiti da terremoti violenti. Ma “normalmente” non vuol dire “sempre”. Possiamo sicuramente capire perché molte persone di questa comunità si sentano più sicure a lasciare le loro case quando cominciano le scosse e non abbiamo prove scientifiche che dicano che farlo sia una sciocchezza.
Last but not least, il geologo Mario Tozzi parla di «sentenza assolutamente incomprensibile da un punto di vista scientifico, e profondamente diseducativa», e teme le «conseguenze potenzialmente devastanti» di un simile precedente, che peraltro rischia di relegare in secondo piano l'importanza di «fare prevenzione, costruire meglio e rinforzare quanto già esiste».
[La foto che apre il post è tratta da Meteo Web]

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