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sabato 13 ottobre 2012

Campagna per la salvaguardia del "piuttosto che" da utilizzi impropri

Quando nel corso della BlogFest Galatea ha udito proferire l'orrendo neologismo deploiato, non è riuscita a trattenere uno sconsolato nun se pò senti'. Per quanto mi riguarda ce n'è un altro, di modo di dire che proprio nun posso senti', e che invece mi tocca sentire ripetutamente, purtroppo, in quella medesima occasione come pure in molte altre, ultimo in ordine di tempo l'ICT Security Day tenutosi ieri a Chieti: la pessima abitudine di usare l'espressione comparativa piuttosto che con il valore disgiuntivo che compete alla congiunzione o. Ne ho già accennato tempo fa, ma oggi mi va di approfondire un po' di più la questione. Il fatto è che, se quando sento qualcuno che usa piuttosto che nel modo corretto mi viene voglia di stringergli la mano, gli utilizzi impropri di tale espressione mi provocano un'irritazione paragonabile a quella di Carlotta, la protagonista del video qui sotto, nel quale mi sono imbattuta durante la stesura di questo post. :-)


Forse starai pensando: uh, ma quanto sei retrograda... non lo sai che la lingua italiana evolve in continuazione, a tal punto che forme lessicali un tempo considerate erronee sono ormai entrate a tutti gli effetti nell'uso comune? E io ti rispondo che ne sono consapevole, infatti quando sento pronunciare frasi tipo «Ci vediamo settimana prossima» omettendo l'articolo (sarà un calco dell'inglese next week?), posso anche chiudere un occhio, perché tanto il significato è chiaro... ma il problema è che piuttosto che al posto di oppure non è soltanto fastidioso da sentire, e ancor più sgradevole da leggere, ma può anche creare ambiguità e confusioni, pregiudicando quindi la comprensione del testo. Finché lo dico io, che peraltro ho alle spalle studi di natura tecnico-scientifica e non umanistica, magari risulto ben poco autorevole... ma se lo dice l'Accademia della Crusca, la più prestigiosa istituzione linguistica d'Italia, potrai anche concedergliela, la dovuta considerazione, o no? ;-)
Riporto qui di seguito l'estratto di un articolo scritto da Ornella Castellani Pollidori nel 2002 per il periodico La Crusca per Voi.
Si tratta [...] di una voga d'origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo [...]. [E in effetti ho la sensazione che ne faccia uso soprattutto chi vuole darsi un tono, anche quaggiù in "Terronia", non solo al Nord, NdC] Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l'infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante l'estrema pervasività e l'infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l'evolversi dell'italiano di consumo. [...]
Eppure non c'è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell'inammissibilità nell'uso dell'italiano d'un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest'ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un piuttosto che abusivamente equiparato a o può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio.
Mi limiterò qui a un paio d'esempi fra i tanti che potrei citare: dal settimanale L'Espresso, del 25.5.2001, incipit dell'articolo a p. 35 intit. Il cretino locale (sulla fuga dei cervelli dal nostro Paese): «È stupefacente riscontrare quanti italiani trentenni e quarantenni popolino le grandi università americane, piuttosto che gli istituti di ricerca e le industrie ad avanzata tecnologia nella Silicon Valley»; naturalmente questo piuttosto che pretende di surrogare la semplice disgiuntiva, ma il lettore non edotto è portato a chiedersi come mai i giovani studiosi italiani sbarcati negli Stati Uniti snobbino per l'appunto i prestigiosi centri di ricerca della Silicon Valley. E ancora: «... di questo passo, saranno gli omosessuali piuttosto che i poveri piuttosto che i neri piuttosto che gli zingari ad essere perseguitati»: frase pronunciata dal noto (e benemerito) dott. Gino Strada nel corso del Tg3 del 22.1.2002; in questo caso, la prospettiva d'una persecuzione concentrata protervamente sulla prima categoria avrà reso perplesso più di un ascoltatore...
Vabbe', con Gino Strada posso anche essere indulgente, ma... con uno che di mestiere fa il giornalista...?! :-O
Un ulteriore esempio compare nella Grammatica di riferimento dell'italiano contemporaneo (2006) di G. Patota. «Dicendo: "Le città italiane sono tutte belle: vivrei volentieri a Roma piuttosto che a Firenze piuttosto che a Napoli" non possiamo intendere in alcun modo che Roma, Napoli e Firenze rappresentano tre alternative a noi ugualmente gradite; al contrario, affermiamo di preferire decisamente Roma sia a Firenze sia a Napoli!». Altri esempi ancora li puoi trovare qui.
Immaginiamoci poi che cosa potrà accadere con l'insediarsi dell'anomalo piuttosto che anche nei vari linguaggi scientifici e settoriali in genere, per i quali congruenza e univocità di lessico sono indispensabili.
Come evolverà in futuro questo discutibile malvezzo lessicale? L'autrice dell'articolo era ottimista al riguardo.
Basterà avere un po' di pazienza: anche la voga di quest'imbarazzante piuttosto che finirà prima o poi col tramontare, come accade fatalmente con la suppellettile di riuso.
Tanta fiducia però è stata mal riposta: a dieci anni di distanza, la moda del piuttosto che usato al posto di oppure non è affatto tramontata, anzi è più viva che mai...

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