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martedì 1 febbraio 2011

Sorrisi e malinconia


Non credo si possa negare che il successo di alcune commedie attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche sia dovuto almeno in parte alla martellante campagna promozionale di cui hanno beneficiato su stampa e televisione: per la precisione mi riferisco a Qualunquemente, Immaturi e Che bella giornata (in quest'ultimo caso devo ammettere di aver contribuito pure io nel mio piccolo alla causa... mentre invece gli altri due film non li ho ancora visti). D'altronde ho la sensazione che non siano in tantissimi ad essere al corrente dell'uscita di un'altra pellicola italiana: Febbre da fieno, per la regia di Laura Luchetti, la quale aveva già diretto due episodi del dimenticabile Feisbum. Nel cast, alcuni dei giovani attori più promettenti sulla piazza: Andrea Bosca, Diane Fleri, Giulia Michelini e Camilla Filippi, assieme a Giuseppe Gandini e Cecilia Cinardi.
Personalmente, avendo notato il titolo del film nell'elenco di quelli proiettati in questi giorni presso il multisala che frequento di solito, ho preso qualche informazione al riguardo e così ho deciso di andarlo a vedere oggi pomeriggio. Che dire... una rivelazione: capita di rado che una storia mi colpisca così tanto superando le mie aspettative. :-) È un film positivo, tenero e sincero, che fa sorridere e commuove; la naturalezza con cui vengono raccontati anche i passaggi più singolari della trama è tale da rendere il tutto sorprendentemente credibile e autentico. I vari intrecci sentimentali, che gravitano attorno a un negozio di modernariato tanto caotico quanto ricco di "tesori nascosti", sono narrati con partecipazione ma senza sdolcinatezza. Insomma, un film capace di emozionare e scaldare il cuore, tutto il contrario del celebratissimo Io sono l'amore, che ho visto qualche sera fa: stilisticamente ineccepibile, quello... ma freddo, artefatto e senz'anima, a mio modesto avviso.
Consiglio senz'altro di andare a vedere Febbre da fieno prima che sparisca dalla programmazione cinematografica: deduco che questo rischio incomba anche dal fatto che oggi ero da sola in sala...  Oramai ho perso il conto delle volte che mi è capitata questa situazione spiacevole nonché vagamente emblematica. Ogni tanto dietro l'ultima fila di poltrone faceva capolino un addetto che pareva volermi dire «Perché non te ne vai, così possiamo spegnere il proiettore?!» (ma sicuramente era il disagio che provavo a suggerirmi quest'impressione...).

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