sabato 5 novembre 2022

Una studentessa modello?

Da un paio di giorni nella mia "bolla social" non si parla d'altro che di Carlotta Rossignoli, 23enne veronese laureatasi in Medicina a tempo di record con 110 e lode all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. La ragazza oltre a studiare fa la modella e l'influencer, dichiara di considerare il sonno una perdita di tempo, e di non aver mai avuto un fidanzato perché non ha ancora trovato una persona per cui valesse la pena sottrarre del tempo ai suoi impegni. La sua vicenda è stata raccontata dalla giornalista Selvaggia Lucarelli in (almeno) due articoli che hanno suscitato reazioni molto polarizzate: c'è chi difende Carlotta in quanto dev'essere bravissima per forza e quelli che la criticano sono solo invidiosi, oppure sessisti perché se anziché di una fanciulla dal fisico mozzafiato si fosse trattato di un occhialuto nerd di sesso maschile nessuno avrebbe fatto storie, e chi osserva che la ragazza è una privilegiata in quanto proviene da una famiglia molto benestante, non ha mai dovuto lavorare per mantenersi agli studi e ha potuto permettersi di frequentare prestigiose scuole e università private (dove, chiamami pure malpensante, non è necessario "sbattersi" come avviene nell'istruzione pubblica).

Mi sento inevitabilmente sollecitata a confrontare il percorso di Carlotta con il mio. Anch'io ho avuto la fortuna di poter essere mantenuta agli studi fuori casa dai miei senza dovermi trovare un lavoro, per questo ho potuto dedicare tutto il mio tempo ai libri. A differenza di Carlotta non coltivavo hobby né passioni, non praticavo sport né suonavo strumenti; l'unica "perdita di tempo" erano le ore di treno per tornare a casa tutti i fine settimana a rigenerarmi e "staccare" (comunque studiavo quasi sempre, soprattutto a casa a Pescara e nel viaggio di ritorno ad Ancona). Ch'io ricordi, in tutti quegli anni ho trascorso ad Ancona solo due weekend, uno dei quali per preparare un esame che poi non ho superato, quindi non ne è neppure valsa la pena. Ho frequentato tutte, ma proprio tutte le lezioni – ad eccezione di quelle di Economia e Organizzazione Aziendale, per cui ho rimediato con le dispense prendendo comunque un voto più che dignitoso – ma poi preparavo uno, massimo due esami alla volta, giusto per smentire lo stereotipo secondo cui noi donne siamo tutte "programmate" per il multitasking. ;-) Pure io dormivo relativamente poco, ma all'epoca non ne risentivo. Sono arrivata alla laurea con una media piuttosto alta e mi sono laureata in Ingegneria Elettronica con lode – indossando un sobrio tailleur pantalone e non una minigonna inguinale, vabbè ;-) – ma non proprio a tempo di record: l'ho fatto nell'ultima sessione utile prima di finire fuori corso, e sinceramente non so come avrei potuto metterci meno tempo di così.

Sono forse meno intelligente di Carlotta? Può darsi. La invidio? Questo proprio no, lo giuro. Al limite posso invidiare in modo benevolo chi è riuscito a trovare la propria realizzazione professionale senza sacrificare la sfera personale, e se potessi dare un consiglio alla me stessa di qualche decennio fa, le direi di essere meno "secchiona" e di godersi di più la vita. Io, per quanto mi sia laureata brillantemente, ci ho messo più di quindici anni – nientemeno! – per trovare un lavoro adeguato al mio percorso di studi e alle mie aspirazioni. Hanno influito alcune sfavorevoli vicende personali che non starò qui a rivangare, ma di sicuro la mia dannata introversione che mi impedisce sempre di farmi valere in sede di colloquio – ancora mi domando come ho fatto a superare quelli che sono andati bene – è stata determinante. Insomma, un percorso di studi rapido e brillante non garantisce di certo una carriera altrettanto fulminea e luminosa... ma non voglio di certo portare jella a Carlotta. Mi limito a citare la conclusione di un post di Adamo Davide Romano, autore di MalEdizioni:

Tanto, per fortuna, alla tua vita dei tuoi titoli accademici non gliene frega un emerito cazzo.
Alla tua vita importa solo che tu sia felice.

1 commento:

  1. Ohi! Ma a questo punto è d'oggligo palesarsi e domandare qual'è poi stato, che quindici anni signori miei son ben tre lustri, il lavoro giusto, adeguato, che io, che io che son poi un peritastro elettronico, son ancora quì che soventemente,quando l'insonnia per una bega di lavoro mi assale, sto a chiedermi se non era poi meglio quell'incarico nell'amministrazione pubblica che mi offrirono alla fine dei miei lunghi e barbosi venti mesi di servizio militare...
    Saluti
    OmarM

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