giovedì 28 novembre 2019

L'Argento e il Ferro

Si può dire che oramai quanto di veramente interessante passa in televisione lo guardo "in differita" su YouTube o sui social: è il caso di due video tratti da trasmissioni andate in onda sulle reti Rai nei giorni scorsi.
Dario Argento, il più famoso regista italiano di film horror, invitato come ospite d'onore alla prima puntata del programma comico-satirico Stati generali su Rai3, ha parlato di un argomento a lui particolarmente congeniale: la paura. E non è difficile intuire a chi fossero indirizzate le sue frecciate!

Invece del profondo rosso a far paura oggi è il nero, e i registi del moderno terrore non lavorano al cinema: sfruttano la paura in modo semplice ed economico, per sbancare il botteghino elettorale. Si chiama "meccanismo della suspense" e, come spiegò Hitchcock a Truffaut in una famosa intervista, consiste nell'indurre un effetto ansiogeno nello spettatore.
Per esempio racconti al pubblico che c'è uno straniero in città che ha un volto di un colore diverso dal tuo, una religione diversa dalla tua, e di sicuro ti ruberà i soldi, la donna, il lavoro. E magari metti in scena due ragazze che si amano, e racconti che questa love story minaccerà la tua famiglia, le tue radici, e non si sa come farà sparire tutte le tue tradizioni, Natale compreso. Paura?
Insomma, oggi crei il terrore non con un assassino, un serial killer, una strega, un'entità sovrannaturale: crei il terrore dicendo che quello che è diverso da te è pericoloso.
Però allora voglio dire questa cosa, che io di questa nuova paura non voglio essere il maestro, perché io non ho mai avuto paura delle persone differenti da me: perché dovrei averla? Anche io sono stato sempre differente da tutti, e questa è stata la mia fortuna, come può essere la fortuna di tutti.
È una bella cosa essere diversi, quando il mondo intorno ti lascia essere diverso in santa pace. La paura non viene quando ci scopriamo tutti differenti: la paura vera, il terrore puro, viene quando ci scopriamo tutti uguali. Fatevelo dire da uno che di paura ne sa qualcosa.
C'è poi Tiziano Ferro il quale, dopo aver presentato il suo nuovo album a Che tempo che fa su Rai2, si è esibito in un emozionante monologo contro il bullismo e gli hater. Un fenomeno che il cantante ha subìto in prima persona, anche da parte di "colleghi" del mondo dello spettacolo: lui stesso ha ricordato che nel 2011, poco tempo dopo il suo coming out, quel "rapperonzolo" di Fedez, nel testo del brano Tutto il contrario, gli dedicò l'avvilente rima "Cristicchi/ficchi".


Le parole hanno un peso. Ma non lo ricordiamo. Ed è questo il dramma che si nasconde dietro i messaggi di bullismo.
Le parole hanno un peso. Ne ribadisco la pericolosità. Ed è necessario esserne consapevoli, quando le si scaglia contro l'animo di un adolescente troppo fragile per poter decidere o scegliere.
Le parole hanno un peso. Grasso, puttana, nano, disadattato, frocio, criminale, negro, vecchia, terrone, raccomandato, pezzente, ritardato, troia, fallito, anoressica, cornuto, handicappato, frigida, inferiore, mongoloide!!!
Le parole hanno un peso. Nella vita e sugli schermi. E per carità, smettiamola di difenderci tirando in ballo l'ironia e il sarcasmo: quelle sono arti delle quali bisogna imparare il mestiere. Non confondiamo le acque. E i livelli.
Le parole hanno un peso. E certe ferite resistono nel tempo. L'apologia dell'odio non è un reato che dovrebbe poter cadere in prescrizione. Ma in questo Paese una legge contro l'odio non c'è, quindi: bulli e odiatori italiani, tranquilli, siete liberi! Io intanto aspetto tempi migliori, nei quali le parole magari un giorno avranno un peso.

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