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mercoledì 5 agosto 2015

Mi manca la parola, un anno dopo

A un anno esatto di distanza – grazie a Timehop che me l'ha ricordato :-) – pubblico un breve "aggiornamento" del post nel quale passavo in rassegna alcune parole pressoché intraducibili dalla lingua d'origine. Lo faccio perché di recente mi sono imbattuta in un'altra raccolta analoga a quella da cui presi spunto l'anno scorso, e con la quale peraltro ha in comune svariati termini, ma illustrata a meraviglia da Marija Tiurina, la quale è anche su Instagram e su Facebook. Ho scelto alcune parole, di ciascuna delle quali condivido anche la relativa illustrazione.
Torschlusspanik (tedesco): "panico da porte che si chiudono", o la paura che con l'età diminuiscano le opportunità.


Duende (spagnolo): il potere misterioso che ha un'opera d'arte di toccare nel profondo una persona.


Luftmensch (lingua yiddish, da non confondere con il tedesco): si riferisce a qualcuno che è un po' un sognatore, e letteralmente significa "persona d'aria".


Cafuné (portoghese brasiliano): l'atto di accarezzare teneramente con le dita i capelli di qualcuno. [Il concetto è bellissimo e anche romantico... la parola un po' meno, specie per gli "abruzzesofoni": da cafuné a cafunett il passo è fin troppo breve! ;-)]


Palegg (norvegese): tutto quello che si può mettere su una fetta di pane.


Gurfa (arabo): la quantità d'acqua che può essere tenuta in mano.


In realtà – tu guarda un po' che cosa sono andata a ripescare dai cassetti della memoria – una parola per rendere questo stesso concetto in italiano esiste eccome, ed è giumella...

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