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venerdì 25 aprile 2014

Non è un giorno festivo come tanti altri

Si celebra oggi l'anniversario della liberazione d'Italia, ricorrenza che simboleggia la fine della seconda guerra mondiale nel Paese, dell'occupazione da parte della Germania nazista e del ventennio fascista. Sono trascorsi appena sessantanove anni da quel 25 aprile 1945 in cui avvenne la liberazione di Milano e di Torino, eppure sembra che il ricordo di quello che è stato cominci già a sbiadirsi fin troppo nella memoria collettiva. Una mia amica di FriendFeed ha raccontato che un suo vicino di casa sulla cinquantina, visti i ponti di questi giorni, le aveva domandato cosa fosse successo il 25 aprile, e quando lei gli ha nominato la liberazione, i nazisti, i partigiani lui l'ha interrotta con uno sconcertante «CERTO CHE SEI INFORMATA TU EH?». :-O
E no, non bisogna dimenticare. A dispetto di qualche prefetto pronto a vietarne l'esecuzione per motivi di ordine pubblico o di qualche genitore che protesta per la presunta "eccessiva politicizzazione" del testo insegnato a scuola, è sempre bene continuare a cantare il celebre inno della Resistenza: Bella Ciao, di cui puoi ascoltare qua sotto una delle cover più famose, quella dei Modena City Ramblers (nel corso della puntata di Blob di questa sera su Raitre ne sono andate in onda molte altre).


A questo punto condivido alcune citazioni tratte dalla pagina Wikiquote dedicata alla resistenza italiana...
Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. (Sandro Pertini)
Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. (Piero Calamandrei)
[Riguardo alla lotta partigiana a Firenze] Non avevamo coraggio. La verità è che eravamo incoscienti. (Vittore Branca)
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione. (Piero Calamandrei)
Attraverso la somma dei sacrifici e dei dolori sopportati, col grandioso apporto dato alla causa della libertà, con i risultati militari ottenuti, il movimento partigiano è riuscito ad assumere un significato morale di valore altissimo. Ha riscattato dinnanzi al mondo, insieme a coloro che nei campi di Germania tennero fede alla loro patria, la dignità del popolo italiano; ha dimostrato ben altrimenti, che generiche e facili affermazioni verbali, la sua volontà di essere un popolo libero degno di essere riammesso nella vita delle libere nazioni. (Giorgio Bocca)
... e da quella sui partigiani.
Ciò che può compiere un partigiano, indipendentemente da valutazioni di valore personale, è differente da ciò che può compiere un soldato di un reparto regolare. Chi crea è diverso da chi esegue, chi fa volontariamente una cosa è differente da chi vi è costretto, chi persegue un ideale costruttivo non è eguale a chi soddisfa un precetto legale. Nel secondo potrà esistere volontà e determinazione, ma difficilmente entusiasmo. (Giorgio Bocca)
C'è poi un'altra citazione, che ho trovato su Facebook e che rende bene un concetto sul quale forse non ci si sofferma mai abbastanza: all'epoca tutti, "buoni" e "cattivi", in fondo non erano nient'altro che uomini, assurdamente divisi da ideali contrapposti.
Una volta che avevo diciassette anni ed ero quasi a forza partigiano
trovammo nel perlustrare una cantina due fascisti
Senza le armi son come scatole svuotate
e a noi due morti in più portavan niente
Così li aiutammo a sparire a calcinculo
Ma poi anni dopo uno lo incontrai che aveva una bambina
e mi guardò e mi disse
Ti devo la mia vita e lei
E io pensai che se avesse vinto lui la guerra
non ci saremmo stati né io né i miei due figli.
Infine, la conclusione dell'odierno post di Galatea.
Mi piace perché è un caos, la cerimonia del 25 aprile, ed è giusto che sia così, come viene viene, perché quello è lo spirito giusto, quello della democrazia che viene dal basso e si tira su d’istinto, una festa di popolo e un moto del cuore. Del resto a fare belle cerimonie, perfettamente organizzate e precise, ci riuscivano benissimo i fascisti, ed erano fascisti anche per quello.

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