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lunedì 10 settembre 2012

Questo pallido puntino azzurro


Nel post pubblicato l'altroieri, Paolo Attivissimo ha ricordato le parole scritte dal celebre astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan a commento della foto qui sopra, scattata nel 1990 dalla sonda spaziale Voyager 1, la quale venne lanciata trentacinque anni fa, il 5 settembre 1977, e a tutt'oggi è ancora in attività; attualmente si trova a circa 18 miliardi di chilometri dalla Terra, ben oltre l'orbita del più distante dei pianeti del sistema solare. Essendo rimasta molto colpita dalle riflessioni di Sagan, che tra l'altro era a capo della commissione incaricata di selezionare il contenuto del Golden Record inserito in entrambe le sonde del Programma Voyager (sì, esiste anche una Voyager 2), ho deciso di riportarle qui di seguito.
Da questo lontano punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi.
Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e cercatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo. Quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino.
Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granello solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza che suscita umiltà e forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.
Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro e di preservare e proteggere l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. Questo pallido puntino azzurro.
Ebbene sì, quel pallido puntino azzurro, grande appena 0,12 pixel, sospeso in un riflesso della luce del Sole è il nostro pianeta, visto dai confini del sistema solare, da una distanza di sei miliardi di chilometri. Straordinario, nevvero? :-)
Non contenta, per quanto la traduzione italiana di questo brano tratto dal libro Pale Blue Dot fosse più che soddisfacente, ho voluto andare in cerca della versione originale in lingua inglese, trovando qualcosa sia su Wikipedia sia nel sito Brain Pickings. Quest'ultimo articolo comprende anche un'animazione, realizzata dal giovane illustratore Adam Winnik e con musica composta dal grande Hans Zimmer, la quale presenta in maniera visivamente assai efficace i contenuti del testo.


Non solo, l'articolo di Brain Pickings ne linka un altro presente nello stesso sito e dedicato alla storia d'amore fra Carl Sagan e sua moglie Annie Druyan. Vi ho letto una toccante dichiarazione dedicata dalla donna al marito: parole così belle da lasciare senza fiato... :-)
Carl and I knew we were the beneficiaries of chance, that pure chance could be so kind that we could find one another in the vastness of space and the immensity of time. We knew that every moment should be cherished as the precious and unlikely coincidence that it was.

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