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giovedì 1 settembre 2016

#fertilityday #my2cents

È da ieri che 'sta storia del Fertility Day mi sta facendo girare vorticosamente le ovaie. No, non nel senso che mi è venuta una smania irresistibile di riprodurmi subitissimo: intendo l'equivalente femminile del metaforico moto rotatorio delle appendici pendule maschili! ;-) Sono particolarmente suscettibile al riguardo, lo riconosco, perché la mia situazione personale presenta parecchi tasti dolenti...
Se fossi il tipo di donna che di avere figli non ne ha mai voluto sentir parlare, la questione mi lascerebbe abbastanza indifferente; purtroppo non è così. E poi ho oramai raggiunto quell'età in cui l'orologio biologico ticchetta – o dovrebbe ticchettare – con sempre maggiore insistenza.
Essendo nata quando i miei genitori avevano superato i quarant'anni, ho sempre pensato che fosse preferibile far figli da giovani. Ma come avrei potuto procreare tanto presto, se fino a due anni fa non avevo ancora incontrato un uomo che mi facesse venir voglia sul serio di mescolare il mio corredo genetico al suo, e mi aiutasse a credere che magari come mamma non sono poi così negata come temevo? <3
E adesso che stiamo progettando il nostro futuro insieme, dovendo conciliare la mia fertilità che diminuisce inesorabilmente con la ricerca di un nuovo impiego per me, come faccio, anzi come facciamo a mettere in cantiere un figlio a breve termine? Sarebbe poco "cosciente e responsabile" da parte nostra, per citare una delle agghiaccianti "cartoline" mostrate qui sopra... non crede, "cara" ministra Lorenzin?
[Nessuno mi toglie dalla testa che anni fa, all'indomani di una laurea conseguita a pieni voti, il fatto che io fossi una donna in età fertile abbia influito in modo negativo nei numerosi colloqui e selezioni del personale che ho affrontato]
E comunque lo sapevo già – me l'ha anche ribadito la ginecologa mesi fa – che dopo i trent'anni la fertilità non fa altro che calare. Lo sappiamo tutte quante. La campagna avrebbe potuto limitarsi a sottolineare il fatto che uno stile di vita sano è amico della fertilità e che il consumo di alcol, droghe e sigarette incide negativamente sulle probabilità di concepimento – molti non lo sanno, o se lo sanno tendono a sottovalutarlo – e sarebbe stato tutto molto più utile, e soprattutto meno indisponente.
Notavo una cosa: è un tantino paradossale che una campagna che invita a fare figli il prima possibile sia stata promossa da una ministra che è diventata madre di due gemelli a quarantatré anni suonati. E non mi venisse a dire, tanto non ci crederei, che non ha fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita: una strada economicamente, fisicamente ed emotivamente onerosa, che per un motivo o per l'altro non tutte le coppie possono permettersi di percorrere. A chi fosse interessato all'argomento consiglio di seguire l'iniziativa ParoleFertili, che riporta storie molto toccanti di donne costrette a fare i conti con la difficoltà/impossibilità di diventare madri.
Sorvoliamo sul fatto che il titolo di studio della ministra della Salute sia la maturità classica... Non dico una specializzazione in Medicina, ma anche una "semplice" laurea in Scienze della Comunicazione le sarebbe stata d'aiuto per evitare il social media epic fail al quale stiamo assistendo (sull'agenzia alla quale si è rivolto il ministero stendiamo un velo pietoso).
Un'ultima cosa: se mai avrò la fortuna di mettere al mondo un figlio lo farò per amore, in primis della creatura che nascerà, poi dell'uomo che ho scelto di avere accanto, e infine di me stessa. Non certo per contribuire al bilancio demografico. Che poi una campagna simile, in uno Stato che fa poco o nulla per sostenere le donne che vogliono lavorare e al contempo costruirsi una famiglia, suona proprio come una beffa. L'azienda dove ho lavorato finora, rispetto ad altri ambienti di lavoro, si può considerare quasi come un'isola felice per le dipendenti con figli: nessuna è mai rimasta a casa per essere voluta diventare madre, e ho notato una certa indulgenza nei confronti delle assenze e delle richieste di permessi per badare alla prole (tutta un'altra storia se invece è un genitore anziano e malato, quello che devi assistere). Ma una volta terminato il congedo di maternità, le colleghe che non hanno parenti e amici su cui contare sono costrette a spendere buona parte del loro stipendio per asili nido e baby sitter.
Molto altro ci sarebbe da aggiungere... ma concludo condividendo una sdrammatizzante – se così si può dire – rivisitazione umoristica delle "cartoline" sopra riportate, pubblicata su Facebook da Valentina.

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