A metà marzo Andrea ha raccontato di essere in lista dal 4 ottobre scorso presso una struttura privata convenzionata col SSN per un intervento chirurgico abbastanza di routine; a un certo punto, esasperato dal temporeggiare della sanità pubblica, ha deciso di farsi operare in una clinica privata, ovviamente dietro lauto pagamento. Il suo post si conclude con alcune considerazioni che meritano di essere riportate integralmente.
Tre cose in tutta questa storia mi fanno girare le scatole. Io, fortunatamente, avevo la possibilità e ho pagato. Chi non ha questa possibilità cosa fa? Non si cura. E nel 2024 sono infatti state 4,5 milioni le persone che hanno rinuciato a farlo. Altra cosa. Da 36 anni mi vengono prelevati in busta paga, come a tutte le persone che lavorano, i soldi per finanziare il SSN; è normale che poi al momento del bisogno si sia costretti a rivolgersi al privato perché nel pubblico si viene sostanzialmente ignorati? Per chiudere, le spese militari sostenute dall'Italia sono nell'ordine dei 33,5 miliardi di euro all'anno (1,54% del Pil). Nel prossimo anno saliranno a 44,4 miliardi (obiettivo del 2% del Pil) e se dovessimo arrivare al 3% del Pil, come ci chiede la Nato, dovremmo tirare fuori ogni anno 66,5 miliardi di euro, più o meno l'equivalente di tre finanziarie lacrime e sangue come l'ultima licenziata dal governo.
Nel frattempo chi può si cura, chi non può s'arrangia. Siamo passati dalla sanità pubblica e gratuita alla sanità per censo senza neppure accorgercene.
L'esperienza di Andrea, quella dei biblici tempi d'attesa per le prestazioni nella sanità pubblica, tempi che "miracolosamente" si riducono in modo drastico mettendo mano al portafoglio o, per i più "fortunati", avvalendosi di un'assicurazione sanitaria, è comune a un sacco di gente, compresa me oltre a varie persone a me vicine. Comunque la testimonianza di Andrea ha avuto per forza di cose molta meno visibilità rispetto a quella della giornalista Francesca Mannocchi, che personalmente conoscevo soprattutto per le sue ospitate a Propaganda Live ma che collabora con diversi canali televisivi e testate giornalistiche sia italiane sia internazionali, occupandosi di migrazioni e conflitti riguardanti principalmente i paesi della lega araba e la Turchia.
Due giorni fa la Mannocchi, che alla propria convivenza con la sclerosi multipla aveva dedicato un libro, ha pubblicato su Instagram
Ogni sei mesi devo fare la mia terapia di Ocrelizumab per la Sclerosi Multipla.
E ogni sei mesi devo ripetere una lunga serie di analisi e la risonanza magnetica per vedere se questa stronza di malattia è ferma oppure no.
Dunque, siccome pago le tasse e vivo in un paese in cui le cure sono garantite a tutti per Costituzione, mi avvalgo dei mezzi a disposizione della me-cittadina e chiamo il CUP della mia regione per avere un appuntamento, la cui spesa dovrebbe essere coperta dallo Stato.
Per giorni il messaggio pre-registrato mi dice che le linee sono intasate e dunque suggerisce di richiamare 'in un altro momento'.
Oggi, finalmente, rispondono.
La prima risonanza magnetica disponibile è a luglio 2025 a Frosinone, in un'altra provincia, a 90 chilometri da casa mia.
Per le due strutture dove di solito faccio le risonanze non c'è proprio disponibilità e non si sa per quanto.
Così ho chiamato la clinica dove ho fatto la prima risonanza magnetica e un po' delle successive, ho detto "Buongiorno, ho la sclerosi multipla, l'esenzione e blablabla. So che non c'è posto per noi malati che godiamo di un diritto (l'esenzione), ma se prenoto privatamente quanto costa e quando c'è posto?"
Costa 680 euro e c'è posto dopodomani, mi hanno risposto con la cortesia che si riserva a chi paga.
E quindi ho preso appuntamento. Perché ne ho bisogno, perché è urgente, perché ho la fortuna di potermelo permettere.
E' così che si demoliscono le democrazie.
Dando l'illusione che i diritti siano per sempre protetti, dal diritto e dalla Costituzione, mentre vengono quotidianamente erosi dalla politica che non è all'altezza del presente.
Tina Anselmi, a cui si deve il Servizio Sanitario Nazionale, nel 2006 scrisse in 'Storia di una passione politica' che la democrazia 'è un bene delicato, fragile e deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni precedentemente concimati attraverso la responsabilità di un popolo'.
La responsabilità di un popolo, come dice la Costituzione.
Art. 32 della Costituzione Italiana
"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti."
Oggi, riguardo al notevole clamore mediatico che la sua testimonianza ha suscitato, è tornata sull'argomento.
Da quando ho scritto l'ultimo post ho ricevuto centinaia di messaggi di persone che hanno generosamente condiviso con me le loro storie e le loro difficoltà.
Sono tornata a scriverne oggi su @la_stampa, consapevole di avere una visibilità che la maggior parte delle persone non hanno.
La lotta per una sanità equa, universale, dignitosa, è una battaglia di tutte e tutti.
Ci siamo abituati a pensare che la Sanità pubblica non sia un diritto ma uno spazio inabitabile e se abitabile comunque scomodo. Ci siamo abituati a pensare che essere comuni cittadini alle prese con la Sanità pubblica implichi, naturalmente, fatica, ostacoli e la possibilità di non raggiungere mai il traguardo che ci siamo dati: cioè un appuntamento, una visita medica, in ultima analisi la cura. E' come pensare di dover sempre meritare qualcosa che ci spetta e ci spetta di diritto, perché lo dice la Costituzione, perché paghiamo le tasse, perché è così che dovrebbero funzionare le democrazie: dovrebbero essere dei luoghi in cui i diritti e i doveri sono abitati dai cittadini con la stessa confidenza, con l'abitudine a dare perché si vuole la consuetudine dell'avere. Invece sembriamo arresi all'ingiustizia, rassegnati al malfunzionamento, destinati all'abbandono. E in questo girovagare kafkiano delle richieste e delle attese, per ogni persona che si intestardisce ad avere quello di cui ha diritto, ce ne sono dieci che smettono di curarsi. Perché per ogni persona che al terzo giorno di centralini intasati decide di chiamare una clinica privata e pagare cure che dovrebbero essere coperte dallo Stato, ce ne sono sempre di piu' che quelle cure non possono permettersele e semplicemente smettono di curarsi. E ogni cittadino che si arrende, allunga la lista dei fallimenti della politica.
L'articolo è dietro paywall, e il post ne mostra solo una parte, mentre nelle stories al momento è visibile la paginata intera, per quanto poco leggibile.
Un post successivo riporta alcuni punti salienti dell'articolo.
Due giorni fa, affaticata e frustrata dal mio rapporto con la Sanità Pubblica ho scritto un lungo post. Raccontavo delle mie estenuanti attese col centralino del Cup della Regione in cui vivo, il Lazio. La difficoltà di accedere a un servizio, la facilità di trovare una struttura che privatamente, invece, potesse garantirmi quello stesso servizio nel giro di poche ore. Nelle ore successive, e ancora adesso - mentre scrivo - ho ricevuto centinaia di mail e messaggi di cittadine e cittadini che vivono, scoraggiati come me, un rapporto con le istituzioni che fiacca e svilisce. Sono pazienti ma anche medici, parenti di malati ma anche infermieri. […] Ho la sclerosi multipla, la mia impegnativa era per una risonanza magnetica e forse ho sbagliato io a fare riferimento al Cup quando avrei dovuto informarmi coi miei medici di riferimento, che ringrazio - sempre - per la cura e l’abnegazione che mettono nel gestire un numero di malati che fa impallidire. Ma questo è un dettaglio, come illustrano i messaggi che ho ricevuto e continuo a ricevere. Puoi essere malato di cancro come di una malattia cronica come la mia, può esserci su carta la legge x o y che dovrebbe tutelare un diritto, il punto è che di fronte a un malfunzionamento, a una disfunzione, alle carenze della Sanità Pubblica siamo portati a pensare: niente di nuovo sotto il sole. È la malasanità di questo Paese.