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domenica 13 novembre 2016

È il maggioritario, bellezza!

All'indomani delle elezioni presidenziali americane che hanno visto l'inaspettata vittoria di Donald Trump, sono rimasta oltremodo colpita da un dato ben preciso: il vincitore, pur avendo (stra)battuto Hillary Clinton per 306 grandi elettori a 232, in assoluto ha preso oltre seicentomila voti in meno rispetto alla rivale. Ho espresso sui social la mia perplessità al riguardo, ricevendo risposte del tipo «È il maggioritario, bellezza!» [vabbè, "bellezza" in realtà non me l'ha detto nessuno :-/ ;-)], «Loro fanno campagna per vincere gli stati, ciascuno dei quali ha un peso, e quella è l'unica cosa che conta», «Funziona così da sempre e nessuno si è mai lamentato, per loro sarebbe strano il contrario», «Non è mica la prima volta che succede» [l'ultima volta accadde nel 2000, quando George W. Bush batté Al Gore pur avendo preso oltre cinquecentomila voti in meno, e le contestazioni non furono legate ad altro che al fatto che Bush junior avesse vinto con un vantaggio di appena cinque grandi elettori, essendosi aggiudicato la decisiva Florida con un distacco di soli 537 voti, risultato da un conteggio a dir poco dubbio]
Spiegando questo paradosso, il corrispondente di Repubblica Federico Rampini ha commentato
Mentre scrivo, quello spoglio non è ancora concluso. E potrebbe dare un risultato sorprendente... almeno agli occhi degli stranieri. Cioè che Hillary in realtà "ha vinto", perché ha ottenuto più voti in assoluto. Ma questo paradosso negli Stati Uniti non è particolarmente strano, è già accaduto in passato, e nessuno ne fa un motivo per contestare il risultato finale. E' una conseguenza del sistema elettorale. Sbagliato o giusto che sia, non si contestano le regole a fine partita solo perché il risultato non ci piace. [...]
Né Hillary né Obama invece hanno ritenuto di dover menzionare il voto popolare. Perché quello che conta è il sistema del "collegio elettorale" per l'elezione del presidente, quindi il totale di "grandi elettori" ottenuti sommando quelli espressi da ogni Stato. Trump lì ha vinto senza ombra di dubbio. [...]
È un sistema pieno di difetti, contestabilissimo, ma ha il pregio della governabilità: esprime un capo dell'esecutivo. Ogni tanto si discute su come riformarlo, ma finché è questo, lo si accetta.
Giovanni Scrofani ha detto basta alle polemiche mostrando l'immagine qua sotto...


... e commentandola come segue:
Nei collegi elettorali USA indicati in blu vive circa il 50% degli americani. Sono le aree più urbanizzate e colte del paese.
Ora immaginate di vivere nelle zone grigie, rurali e a bassa densità di popolazione.
In un sistema proporzionale i grigi sarebbero praticamente dei sudditi dei blu.
Checché se ne dica negli USA non è solo l'individuo a essere tutelato, ma anche le comunità locali, in cui esprime la propria cittadinanza.
Embe'?, ho borbottato fra me e me, perplessa.
Per spiegare il sistema elettorale statunitense, un altro "facciamico" l'ha semplificato ed ha esposto un caso limite: «Facciamo finta che gli USA siano composti da 10 stati e non da 50 (+1), e che ognuno abbia 100 elettori. Tizio vince in 4 stati con 100 voti a zero. Caio vince in 6 stati con 51 – 49. Caio è presidente con 306 voti contro 694 di Tizio». Fin qui ci arrivo... ma te pare giusto?!, è stato il mio primo pensiero!
Infine Piergiorgio Odifreddi, da matematico qual è, ha portato questo caso all'estremo.
Se il sistema elettorale fosse stato proporzionale avrebbe vinto Clinton, ma essendo “qualificato” ha vinto Trump. Dunque, a determinare il vincitore non sono stati solo i voti degli elettori, ma anche e soprattutto il sistema elettorale statunitense, che viola il principio basilare della democrazia: quello secondo cui tutti i voti dovrebbero contare ugualmente.
Non è la prima volta che accade: ad esempio, era già successo nel 2000, quando George W. Bush vinse su Al Gore. E potrebbe succedere di peggio: ad esempio, in teoria è possibile che un candidato ottenga la maggioranza dei voti popolari ma conquisti soltanto tre grandi elettori su 538! Sono cose che [a]ccadono dovunque si abbandona il principio democratico a favore di leggi truffa elettorali, e poi ci si ritrova con Bush o Trump al comando.

1 commento:

  1. Così est ... Forse che loro abbiano scelto una sorta di aleatoria governabilità rispetto alla rappresentanza democratica (e quindi proporzionale)?

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