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domenica 27 novembre 2016

Anche la violenza verbale È violenza

Due giorni fa, in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, la presidente della Camera – a me non risulta che abbia mai chiesto di essere chiamata "presidenta", semmai "signora presidente", a differenza di ciò che si ostinano a sostenere taluni al chiaro scopo di denigrarla – Laura Boldrini ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una piccola ma assai significativa selezione dei messaggi insultanti ricevuti nell'ultimo mese, per stigmatizzare l'utilizzo nei social network di volgarità, espressioni violente e minacce, nella quasi totalità a sfondo sessuale.


Selvaggia Lucarelli, che di offese del genere ne subisce ormai da anni, si aspetta che prima o poi il post della Boldrini verrà cancellato, come è successo più volte a lei, perché secondo la policy di Facebook il fatto di non aver occultato i nomi dei commentatori verbalmente violenti costituisce una forma di bullismo. In effetti così è facilissimo rintracciare queste persone e chiedere loro conto di quanto hanno scritto. Repubblica l'ha fatto con Maria Feliziani, l'unica donna tra i commentatori messi alla berlina dalla Boldrini (mi astengo dal giudicare gli insulti femminili più gravi di quelli maschili... ma di certo la cosa è sconfortante): ne è venuta fuori un'intervista che vale la pena di leggere.
Nello screenshot qui sotto puoi leggere il post che la "signora" ha scritto per porgere alla Boldrini le sue scuse (cosa comunque da apprezzare): credo si commenti da solo.


Merita di essere letta L'amaca di Michele Serra pubblicata ieri.


Infine, ancora Selvaggia Lucarelli oggi ha replicato alle obiezioni del tipo «Eh, uno potrà esprimere la propria opinione o no!?» ricorrendo alla propria esperienza personale per chiarire la differenza tra un'opinione (sopra) e un reato (sotto).

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