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sabato 10 ottobre 2015

L'ultimo pasto prima di essere uccisi

Oggi ricorre la giornata mondiale contro la pena di morte. Per l'occasione la pagina Facebook di The Post Internazionale ha condiviso il link a un articolo pubblicato il 27 giugno scorso, che presenta alcuni scatti del fotografo neozelandese Henry Hargreaves; nel suo progetto No Seconds costui ha riprodotto e immortalato l'ultimo pasto di alcune persone "giustiziate" negli USA. In quasi tutti gli Stati in cui vige la pena capitale i condannati a morte hanno la possibilità di scegliere cosa mangiare nel loro ultimo giorno di vita... e a me vengono i brividi al solo pensiero che si reputi "civile" fare questa concessione a una persona prima di ucciderla, peraltro con modalità più o meno atroci, dalla sedia elettrica all'iniezione letale.
Questo qui sotto è l'ultimo pasto degli anarchici italiani Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte per duplice omicidio pur essendo innocenti e "giustiziati" sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario di Charlestown, nel Massachusetts, dopo aver consumato zuppa, carne, toast e tè.


Ma ci sono state scelte ben più singolari; ad esempio Timothy McVeigh, colpevole dell'attentato di Oklahoma City, chiese di mangiare due pinte di gelato prima di subire l'iniezione letale l'11 giugno 2001.
Ecco in quali termini Henry Hargreaves parla del suo progetto.
Nella mia fotografia sono sempre stato affascinato dalla commistione tra ciò che è normale e ciò che è straordinario. Pertanto leggere degli sforzi per fermare la tradizione dell'ultimo pasto in Texas ha suscitato il mio interesse. Nel momento più innaturale che ci siamorte sponsorizzata dallo Stato – che tipo di richieste di cibo sono state fatte? In Nuova Zelanda, da dove provengo, e di fatto quasi in qualsiasi altro posto del mondo sviluppato, la pena di morte non è neppure in discussione. Si tratta di un retaggio di epoche passate. Questo pizzico di civiltà, «Ehi, stiamo per ucciderti, ma tu che cosa vorresti mangiare?», salta subito all'occhio. Ho avuto la sensazione che potesse essere un'idea davvero interessante cercare di rappresentarlo visivamente. Fare ricerche su questo argomento mi ha stranamente reso vicine queste persone, e per un attimo sono stato in grado di identificarmi con loro attraverso il comune denominatore del cibo.

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