martedì 8 marzo 2022

Wojciech Bakun, il mio nuovo idolo

Proprio ieri parlavo di Matteo Salvini costretto a voltare le spalle a Vladimir Putin con il quale aveva tenuto un atteggiamento a dir poco servile per anni... ma non mi aspettavo mica che oggi, nel corso della sua "missione di pace" verso l'Ucraina, il recente passato da putiniano incallito sarebbe valso al segretario leghista una cocente umiliazione inflittagli da Wojciech Bakun, sindaco della città polacca di Przemyśl, a pochi chilometri di distanza dal confine ucraino. Peraltro, come rimarcato da Alessandro Gilioli, Bakun è anch'egli un fascionazionalista, non certo uno di sinistra.

Come raccontato da Il Post, che riporta anche un video per documentare l'accaduto...

Salvini è stato inizialmente accolto dal sindaco della città, Wojciech Bakun, che davanti ad alcuni giornalisti ha ringraziato l’Italia per le dichiarazioni e i gesti di solidarietà nei confronti dell’Ucraina e dei paesi che stanno organizzando l’accoglienza, come la Polonia. Terminati i ringraziamenti, però, Bakun ha estratto dalla propria giacca una t-shirt con la fotografia di Vladimir Putin, simile a quella indossata anni fa da Salvini a Mosca in segno di apprezzamento verso il presidente russo.
Bakun ha detto di non poter accogliere nella sua città Salvini e lo ha invitato piuttosto ad andare al confine per «condannare» Putin e l’invasione militare russa dell’Ucraina. Dopo alcuni attimi di spaesamento, Salvini ha accennato qualche frase in inglese dicendo di essere in missione per portare «aiuti e pace». Si è poi allontanato, prima di avere una breve discussione con un fotografo italiano che gli ha urlato «Buffone», «Sei un pagliaccio» e «Vai a casa».

Non credo di aver mai visto Salvini tanto mogio! ;-)

Di fronte a una simile figura di palta la creatività e l'ironia della Rete si sono sbizzarrite: ecco alcuni esempi.





(Quest'ultimo meme richiama una famosa scena de I Simpson)

E io? Diciamo che in parte comprendo il punto di vista del professor Guido Saraceni, il quale ha affermato di provare

un’immensa tristezza per il mio Paese, umiliato a causa del trasformismo di uno dei suoi politici più amati e votati di sempre.

... ma al tempo stesso non riesco a fare a meno di sogghignare, e in particolare mi auguro che una débâcle internazionale così clamorosa aiuti gli elettori e i simpatizzanti di Salvini ad aprire gli occhi sul suo conto, in modo tale da innescare per lui il definitivo declino che merita.

lunedì 7 marzo 2022

Gli (ex) amici di Putin

Dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, pure i leader politici nostrani che fino a un paio di settimane fa osannavano Vladimir Putin si sono affrettati a voltargli le spalle, adeguandosi alla condanna quasi unanime – devo dire "quasi" perché a quanto pare c'è qualcuno, come parecchi no-vax e un po' di iscritti all'ANPI, che lo difende – dell'opinione pubblica.

Ma la Rete non dimentica. Ho visto condiviso sui social lo screenshot di un tweet di Matteo Salvini il quale nel 2016 non esitava ad dipingere il leader russo come una sorta di baluardo della pace mondiale, accostandolo a due "personcine ammodo" del calibro di Marine Le Pen e Donald Trump.

Il tweet originale non sono riuscita a trovarlo – strano, dal momento che il segretario leghista i contenuti in qualche modo compromettenti di solito non li cancella, tanto i suoi elettori non sembrano comunque dare peso a certe cose – ma non stento a credere che sia autentico, vista la pletora di tweet a favore di Putin che si trovano spulciando il suo profilo.

A proposito di Marine Le Pen, l'altro giorno il segretario PD Enrico Letta l'ha, come si suol dire, "asfaltata" su France 2 dicendole in perfetto francese

I suoi amici erano Trump che ha finito il suo mandato con l'assalto a Capitol Hill e Putin che sta massacrando il popolo ucraino. Tra i suoi nemici c'era invece la Commissione europea.

Dagospia ha riassunto la situazione con l'eloquente titolo letta, pavido in italia, cazzuto in francia. Severo ma giusto. ;-)

domenica 6 marzo 2022

#DentistsDay

Oggi in occasione della Giornata Nazionale del Dentista – la quale curiosamente coincide con la Giornata Nazionale della Cheesecake al Cioccolato Bianco, che è senza dubbio squisita ma a occhio e croce non è esattamente un toccasana per i denti ;-) – condivido un'immagine che ho trovato su Twitter.

Di' la verita, anche tu hai notato per prima cosa il sorriso tutt'altro che perfetto dell'uomo, e solo in un secondo momento, forse, ti sei accorto che gli mancava anche un sopracciglio, giusto? Come osservato dall'autore del tweet, questo è un ottimo incentivo a prendersi cura della propria dentatura. Certo, nessuno fa i salti di gioia quando deve sottoporsi a un trattamento odontoiatrico, e alcuni soffrono di una vera e propria fobia. Ma se l'alternativa è dover rimpiangere il tempo in cui i propri denti erano sani...

sabato 5 marzo 2022

Il centenario di Pasolini

La storia della mia famiglia è legata in qualche modo alla figura di Pier Paolo Pasolini, del quale ricorre oggi il centenario della nascita. I miei genitori infatti abitarono per qualche anno, fino al 1976, in via Pasolini – ma non si trattava di Pier Paolo, morto assassinato nel 1975, bensì di qualche suo familiare – nella cittadina friulana di Casarsa della Delizia, che ebbe un ruolo importante nella vita del grande scrittore e cineasta. E se non ci fosse stato il terremoto, che spinse mia madre a trasferirsi dai suoi a Fabriano per portare a termine la gravidanza più serenamente, è probabile che sarei nata da quelle parti.

Devo ammettere di non aver mai letto nulla di Pasolini – la collana di libri allegati al Corriere di cui ha parlato Andrea può essere un'occasione per colmare questa lacuna – ma intanto inizio col condividere un elenco di sue frasi, citazioni e aforismi tratti da Aforisticamente che denotano una perspicacia non comune nell'interpretare la realtà con lungimiranza, nonché una notevole capacità di leggere dentro di sé.

La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza.
Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male: non fare il bene, questo significa peccare.
Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l'erba, la gioventù. L'amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile.
Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.
Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi.
Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto.
Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone.
Non esiste razionalità senza senso comune e concretezza. Senza senso comune e concretezza la razionalità è fanatismo.
Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.
Solo nell'attimo in cui si è a tu per tu con la regola da infrangere si può sfiorare la rivelazione della verità.
Nessuna maggioranza potrà mai abolire dalla propria coscienza il sentimento della "diversità" delle minoranze.
Sei così stupido che quando la tua stupidità ti avrà ucciso e sarai all'inferno, crederai di essere in paradiso.
Bisogna essere molto forti per amare la solitudine.
Finché il "diverso" vive la sua "diversità" in silenzio, chiuso nel ghetto mentale che gli viene assegnato, tutto va bene: e tutti si sentono gratificati della tolleranza che gli concedono. Ma se appena egli dice una parola sulla propria esperienza di "diverso", oppure, semplicemente, osa pronunciare delle parole "tinte" dal sentimento della sua esperienza di "diverso" si scatena il linciaggio, come nei più tenebrosi tempi clerico-fascisti. Lo scherno più volgare, il lazzo più goliardico, l'incomprensione più feroce lo gettano nella degradazione e nella vergogna.
Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso... Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.
Lo schema delle crisi giovanili è sempre identico: si ricostruisce a ogni generazione. I ragazzi e i giovani sono in generale degli esseri adorabili, pieni di quella sostanza vergine dell'uomo che è la speranza, la buona volontà: mentre gli adulti sono in generale degli imbecilli, resi vili e ipocriti (alienati) dalle istituzioni sociali, in cui crescendo, sono venuti a poco a poco incastrandosi.
Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene.
Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.
Il potere è divenuto un potere consumistico, infinitamente più efficace nell'imporre la propria volontà che qualsiasi altro potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione.
La televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci.
Lei non ha capito niente perché è un uomo medio. Un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista.
La mia è una visione apocalittica. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia
Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o battere i cuori?
Sono vent'anni che la stampa italiana, e in primo luogo la stampa scritta, ha contribuito a fare della mia persona un controtipo morale, un proscritto. Non c'è dubbio che a questa messa al bando da parte dell'opinione pubblica abbia contribuito l'omofilia, che mi è stata imputata per tutta la vita come un marchio d'ignominia particolarmente emblematico nel caso che rappresento: il suggello stesso di un abominio umano da cui sarei segnato, e che condannerebbe tutto ciò che io sono, la mia sensibilità, la mia immaginazione, il mio lavoro, la totalità delle mie emozioni, dei miei sentimenti e delle mie azioni a non essere altro se non un camuffamento di questo peccato fondamentale, di un peccato e di una dannazione.
Il moralista dice di no agli altri, l'uomo morale solo a se stesso.
Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità.
Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la "cultura" con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l'ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un'altra cultura.
Chi non ha pretese non ha neanche dispiaceri.
La serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia.
Chi dice che io sono uno che non crede, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso. Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere.

venerdì 4 marzo 2022

Un estremo atto d'amore

Pur avendo firmato con convinzione l'estate scorsa per il referendum sull'eutanasia legale, poco tempo dopo scrivevo «Qualora dovesse avere luogo, e vincesse auspicabilmente il sì, ne deriverebbe una modifica del codice penale tutt'altro che adeguata»... per questo non posso dire di essere rimasta delusa più di tanto dalla decisione della Corte Costituzionale di dichiararlo inammissibile; le motivazioni ufficiali sono state rese note l'altroieri.

Il problema è che, se tagliare con l'accetta la legge vigente non era pensabile, perché l'omicidio del consenziente sarebbe stato depenalizzato in maniera assai più estesa e indiscriminata rispetto alle intenzioni degli stessi promotori del referendum, dal Parlamento italiano non mi aspetto di certo che approvi una legge adeguata in materia. Nell'eterna attesa che ciò accada, sostanzialmente rimangono due strade possibili per porre fine a una sofferenza insopportabile; una è quella riservata ai più "fortunati", nel senso di benestanti, i quali potranno andare a farla finita in un Paese come la Svizzera dove la legge consente alle persone con malattie gravi e incurabili una morte volontaria dignitosa. Ma ci sono anche casi estremi, come quello raccontato due settimane fa a Piazzapulita da Stefano Massini: nel 1998 il quarantanovenne Ezio Forzatti fece irruzione, armato di una pistola rivelatasi in seguito scarica, nel reparto di rianimazione dell'ospedale San Gerardo di Monza dove era ricoverata in coma irreversibile sua moglie Elena Moroni, 46 anni, e come ultimo disperato atto d'amore staccò le macchine che la tenevano in vita. Condannato in primo grado a sei anni e sei mesi di reclusione, Forzatti venne assolto in appello "perché il fatto non sussiste".

giovedì 3 marzo 2022

Non conta (solo) quello che dici, ma (anche) come lo dici!

Io sono una persona abbastanza permalosa, e a volte me la prendo non tanto per quello che mi viene detto – perché magari ritengo di meritarmelo, del resto sono la prima a criticare me stessa – quanto per come mi viene detto.

Stasera condivido un paio di immagini che suggeriscono alcuni modi alternativi per dire cose potenzialmente sgradevoli senza compromettere gli sviluppi della comunicazione.

La prima è perfetta se si ha a che fare con i bambini, ma a mio avviso suggerisce un approccio utilizzabile anche quando ci si relaziona coi "grandi"...

... mentre la seconda può essere utile per cavarsi d'impaccio nel migliore dei modi quando si è in difetto.

Sostituisci "scusa" con "grazie"
Anziché dire «Scusa, sono in ritardo»
di' «Grazie per avermi aspettato»
Anziché dire «Scusa, l'avevo dimenticato»
di' «Grazie per avermelo ricordato»
Che modo incredibile di cambiare il tuo atteggiamento mentale.
E quello di coloro con cui ti stai scusando.

mercoledì 2 marzo 2022

Vagando senza Meta

Da quando la società Facebook ha cambiato nome in Meta Platforms – il social network invece si chiama sempre allo stesso modo – si fa un gran parlare del cosiddetto metaverso. Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in un paio di video che ridimensionano la questione: uno decisamente umoristico (il ridoppiaggio di una scena di non so quale film della serie Matrix realizzato dai Fuori Sync)...

... e un altro un pochino più rigoroso, sia pur con il taglio divulgativo che caratterizza il canale di Hashem Al-Ghaili.

Per quanto mi riguarda, fino a non molto tempo fa riuscivo a tenermi al passo, se non con la pratica, almeno con la conoscenza delle ultime novità tecnologiche, mentre 'sto metaverso mi sembra solo un'astrusa diavoleria... Sarà forse questa, la vecchiaia? ;-)

martedì 1 marzo 2022

La situazione, spiegata bene

All'indomani dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia il linguista, matematico e artista ceco Jakub Marian ha pubblicato una mappa un po' diversa dalle sue solite.

Ecco le parole che la accompagnano.

Stavo lavorando a una mappa normale, ma questo non sembra il momento adatto per le statistiche ordinarie. Le mie mappe sono sempre state apolitiche, basate su puri fatti statistici e linguistici. E lo è anche questa, perché è un dato di fatto che non esiste giustificazione per quello che l'esercito russo sta facendo alla nazione sovrana dell'Ucraina.
Tuttavia, prego tutti di non incolpare la gente comune russa per quello che sta succedendo. Queste sono le malefatte di pochi, e i cittadini russi comuni perderanno i loro padri, fratelli e figli in guerra proprio come gli ucraini. Non ci sono vincitori in guerra.
Come europei, dobbiamo mantenere la calma e trovare una soluzione, non una vendetta. Molto è stato detto su quanto saranno dure le sanzioni. L'Unione Europea ha imposto sanzioni alla Russia per 8 anni, e non mi pare che abbia ottenuto molto. Semmai, questo è stato usato come pretesto dai politici russi per sostenere che "tutti sono contro la Russia".
Il motivo principale per cui è stata costituita l'Unione Europea è stato quello di prevenire un'altra guerra in Europa, sulla base della convinzione che una più profonda integrazione economica e culturale prevenga il conflitto militare. Sento che abbiamo fatto il contrario con la Russia. Invece di rendere la guerra inimmaginabile legando più strettamente le persone nel continente, abbiamo ostracizzato un'intera nazione. Questo non vuol dire che siamo in alcun modo responsabili delle azioni di un altro uomo, ma avremmo potuto gestire meglio la situazione.
Ecco un pensiero: e se, invece di minacciare sanzioni (e inviare i nostri pensieri e preghiere), avessimo promesso un'ampia cooperazione economica, sia ai comuni ucraini che ai russi (e ai bielorussi), in cambio di una pace completa e di una più profonda integrazione? Il popolo russo sopporterebbe una leadership che nega loro questa opportunità?
Putin ha condotto una guerra dell'informazione per decenni, creando una realtà alternativa per il popolo russo. Forse è giunto il momento che i nostri leader mandino un chiaro messaggio ai cittadini russi comuni che noi siamo lì per loro se riescono a vedere al di là delle bugie. Perché solo loro hanno il potere di cambiare la Russia.

Simile alla mappa disegnata da Jakub, c'è quest'altra di origine ignota che ho visto condivisa più volte sui social.

A proposito di mappe, Il Post ne ha pubblicata una davvero utile per rendersi conto della situazione e di come ci si è arrivati. Inoltre, fra le altre cose la testata online fondata e diretta da Luca Sofri aggiorna regolarmente un liveblog quotidiano sull'andamento del conflitto. Dopodomani scade il mio primo anno di abbonamento, e sarò ben contenta di rinnovarlo.

lunedì 28 febbraio 2022

Il mondo è impazzito

La Russia sta subendo le conseguenze del fatto di aver invaso l'Ucraina, non solo quelle meno gravi sulle quali è fin troppo facile ironizzare – i boicottaggi a livello sportivo, l'esclusione dall'Eurovision Song Contest, il blocco di Pornhub – ma anche quelle più pesanti, come l'esclusione di alcune banche russe dal sistema SWIFT. Anche la Svizzera ha accantonato la sua storica neutralità, mantenuta persino ai tempi del nazismo, e si è allineata alle sanzioni imposte dall'Unione Europea alla Russia: si vede che ha sposato il principio secondo cui la neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima.

Una conseguenza che onestamente non avevo previsto l'ha esposta il chimico russo Vadim Bataev in un post su Facebook; la parte in cirillico l'ho decifrata grazie a Google Translate.

Recentemente ho inviato una revisione a una rivista. Gli autori dell'articolo provengono dalla Federazione Russa. Ho appena ricevuto una lettera informativa come revisore.
Grazie per aver revisionato questo manoscritto. Debbo informarla che gli editor del Journal of Molecular Structure hanno deciso di mettere al bando i manoscritti inviati da istituzioni russe. Deve sapere che è un bando rivolto alle istituzioni russe e non un giudizio sugli scienziati. Pertanto non posso accettare il manoscritto.
Devo inviare la lettera di rifiuto come scritto di seguito:
Mi dispiace informarla che il suo manoscritto non può essere preso in considerazione per la pubblicazione nel Journal of Molecular Structure. Gli editor di questa rivista, nella piena assunzione delle loro responsabilità di scienziati e accademici, hanno deciso di non prendere in considerazione alcun manoscritto firmato da scienziati che lavorano presso istituzioni della Federazione Russa a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa. Tale invasione viola il diritto internazionale, mette a repentaglio la pace nel mondo così come i diritti umani di cittadini innocenti e non è conforme agli ideali di civiltà del 21esimo secolo. Tale decisione resterà in vigore fino al ripristino della legalità internazionale e sarà estesa alle istituzioni dei territori ucraini occupati dalla Russia.
Per coloro che sono al di fuori di questo sistema, un piccolo commento. Una rivista scientifica riceve un articolo dagli autori. L'editor lo legge, vede che corrisponde al profilo della rivista e poi lo invia per la revisione a uno o più revisori indipendenti (in questo caso, io). Il revisore legge attentamente l'articolo, esprime i suoi commenti e raccomandazioni all'editor (stampa in questo modo, stampa dopo la revisione...). Il revisore è anonimo: gli autori leggono la sua recensione e possono inviare obiezioni, ma non sanno chi sia. Dopo aver preso una decisione, l'editor ritiene suo dovere informare il revisore della sua decisione. Questa è la lettera sulla decisione dell'editor che cito in questo post.

A me pare che l'accaduto si commenti da sé. Non posso fare a meno di domandarmi: se si fosse trattato di una rivista di ambito medico, e i ricercatori avessero presentato una scoperta rivoluzionaria per sconfiggere qualche grave malattia, gli editor avrebbero preso una decisione altrettanto discutibile? Aggiungo che ad essere pubblicati di norma non ci si guadagna nulla, se non in termini di prestigio. Direi che l'hashtag scelto dall'autore del post, che in russo recita "il mondo è impazzito", riassume bene la situazione...

domenica 27 febbraio 2022

Sull'assurdità della guerra

Poiché sono iscritta alla newsletter di aforismi.meglio.it, l'altro giorno, a guerra già iniziata, ho ricevuto questa citazione attribuita ad Albert Einstein.

Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre.

In calce c'era questa annotazione.

La citazione, attribuita talvolta anche a Omar Bradley, apparve per la prima volta nel settembre del 1946 in un articolo di Walter Winchell. In tale articolo venivano riportate le parole di un tenente, che interrogato sulle possibili armi di una futura guerra mondiale, rispose: «I dunno, but in the war after the next war, sure as Hell, they'll be using spears!» («Non lo so, ma nella guerra dopo la prossima, sicuro come l'inferno, useranno le lance!»).
La frase venne citata in diversi contesti, talvolta con qualche variazione, soprattutto in merito al tipo di arma utilizzata in un'ipotetica quarta guerra mondiale. Ad esempio Dean Arthur L. Beeley, direttore dell'University of Utah's Institute of World Affairs, nel giugno 1947 affermò che probabilmente una quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con «archi e frecce» («Unless the free people of the earth unite to avert World War III, it is probable - as some sage recently prophesied - that World War IV will be fought with bows and arrows.»).
Nel giugno del 1948, due anni dopo la prima apparizione della citazione, in un articolo su Einstein pubblicato su The Rotarian si affermava che lo scienziato, interrogato sulle armi potenzialmente utilizzabili nella Terza guerra mondiale, avesse risposto: «I don't know. But I can tell you what they'll use in the fourth. They'll use rocks!» («Non lo so, ma posso dirvi cosa useranno nella quarta. Useranno le pietre!»). Anche nell'articolo Einstein at 70, pubblicato sul periodico Liberal Judaism nel'aprile 1949 venne attribuita ad Einstein una citazione molto simile a quella riportata su The Rotarian.
Ci sono altre frasi analoghe, che appaiono come una di declinazione di questa:
"L'umanità deve mettere fine alla guerra, o la guerra metterà fine all'umanità." (John F. Kennedy, 1961)
"Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia." (Gino Strada, 2007)

Per quanto queste righe fossero lodevolmente dettagliate, ho voluto investigare un pochino – non sarebbe la prima volta che a un personaggio noto vengono messe in bocca le parole di un perfetto sconosciuto – ma in effetti pure Quote Investigator in sostanza conferma la correttezza dell'attribuzione al grande scienziato.

A proposito di Gino Strada, il compianto chirurgo di guerra (come soleva definirsi) venuto a mancare l'anno scorso, ecco alcune sue citazioni sulla guerra.

Le guerre appaiono inevitabili, lo appaiono sempre quando per anni non si è fatto nulla per evitarle.
La guerra piace ai politici che non la conoscono. [...]. La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dalle guerre. Chi invece la conosce si fa un'idea molto presto. Io che non sono tanto furbo ci ho messo qualche anno per capire che non importa se c'è un'altra guerra. Che sia contro il terrorismo, per la democrazia o i diritti umani. Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba. Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri.
Io non credo nella guerra come strumento. C'è un dato inoppugnabile: che la guerra è uno strumento ma non funziona, semplicemente non funziona.
Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra perché la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire. E non mi piace la parola "utopia"; preferisco parlare di "progetto non ancora realizzato".
Credo che la guerra sia una cosa che rappresenta la più grande vergogna dell'umanità. E penso che il cervello umano debba svilupparsi al punto da rifiutare questo strumento sempre e comunque in quanto strumento disumano.
Sono quindici anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di "destra" e chi di "sinistra", e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell'uccidere un nemico indifeso.
Spero solo che si rafforzi la convinzione, in coloro che decideranno di leggere queste pagine, che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall'altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio.

Chissà cosa direbbe della situazione attuale il fondatore di Emergency, se fosse ancora tra noi... :-(